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SCUOLA/ 1. I prof votano il "metodo Brunetta" per rilanciare l’educazione

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Del resto, essi hanno una serie di strumenti conoscitivi per verificare quali sono i docenti che davvero lavorano, la cui performance è apprezzata, e quelli meno meritevoli di incentivi.

Comunque, il decreto prevede che anche il dirigente sia sottoposto a giudizio, e gli stessi dirigenti sono suddivisi per fasce di merito.

Tutti noi, dobbiamo rassegnarci, siamo professionisti sottoposti anche al giudizio dell’utenza, e forse non ci siamo resi conto che già siamo ogni giorno giudicati dagli alunni (non solo noi giudichiamo loro, ma loro giudicano noi).

Un altro punto a favore del decreto è il ridimensionamento dei poteri forti, che hanno favorito questo stato di appiattimento retributivo, e non hanno considerato il docente come un professionista, ma piuttosto alla stregua di un impiegato.

Unico punto a sfavore: il merito dovrebbe essere incentivato con una corresponsione maggiorativa rispetto a quanto i docenti percepiscono oggi di stipendio alla fine del mese. Invece, l’attuale situazione economica e amministrativa non promette bene da questo punto di vista. Rendiamoci conto, quindi, che certe valorizzazioni del merito e della perfomance non devono rimanere dichiarazioni di principio, ma si devono attuare attraverso atti anche coraggiosi da un punto di vista finanziario, per invertire la tendenza di una scuola, e in generale di una pubblica amministrazione, non efficiente.



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COMMENTI
19/02/2010 - Una prospettiva interessante (Chiara Grassi)

Mi sembra una prospettiva interessante quella di essere valutati come docenti, del resto lo siamo continuamente, non solo dagli alunni, ma anche dai loro genitori, quindi perché avere paura di un qualcosa di forse più oggettivo. D'altra parte sono pienamente d'accordo sul fatto che il sistema scuola riesce a ridimensionare ogni riforma, quindi accadrebbe certamente anche nel caso dell'introduzione di un sistema di valutazione degli insegnanti. Infine ringrazio l'articolista per aver accennato alle notti che gli insegnanti trascorrono a correggere i compiti... Eccomi qua

 
19/02/2010 - L'edificio crolla e si parla del colore dei muri (enrico maranzana)

L'articolista apre affermando che gli insegnanti rispondono positivamente al feed-back e su questo costruisce la sua argomentazione. E' opportuno ricordare che il feed-back consente il govenro dei sistemi; il feed-back si esercita conparando gli obiettivi con i risultati e capitalizzando le informazioni contenute negli scostamenti; il feed-back non serve a niente se le finalità della scuola non sono scomposti in obiettivi; il feed-back non serve a niente se a ogni obiettivo non è assocuato un organo responsabile; il feed-back non serve a niente in assenza di un disegno limpido, puntuale e funzionale dell'organizzazione scolastica; il feed-back non serve a niente se non sono istituzionalizzate procedimenti di misurazione dei risultati che i diversi soggetti conseguono; il feed-back non serve a niente se la complessità del problema formativo/educativo/di istruzione non è affrontato scientificamente. Che senso ha parlare di feed-back se nei POF delle nostre scuole non ci sono i presupposti per il suo funzionamento? Chi ha a cuore questa problematica osservi come gli istituti secondari superiori di secondo grado hanno predisposto i loro Piani dell'Offerta Formativa del prossimo anno (fondamento della scelta delle famiglie) per verificare se i traguardi elencati nel profilo professonale, educativo e culturale dei nuovi regolamenti (CdM 4/2/10) ne sono l'architrave.