BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ 2. Perché lo Stato legittima le paritarie ma punisce le famiglie?

Pubblicazione:

ragazziR375_19set08.jpg

 

«È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire e educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio»: l’articolo 30 della Costituzione italiana è di una chiarezza estrema, infatti non solo riconosce ai genitori il diritto, ma detta loro l’obbligo di attendere compiutamente ai propri figli, anche se nati fuori dal matrimonio. Ma questo articolo della Carta costituzionale è pienamente rispettato? Se il dovere di mantenere i figli è riconosciuto, tanto che se dei genitori non ottemperano a questo loro obbligo, sono perseguiti dalla legge, il dovere/diritto di educare e istruire i propri figli non è rispettato, bensì continuamente discriminato.

Istruire ed educare significa avere la possibilità di scegliere fini, tempi, strumenti e mezzi, quale modalità concreta per esercitare questa responsabilità; da qui ne consegue la possibilità di interloquire nella scuola in ordine alla formazione culturale dei ragazzi, ma non solo, ne consegue anche la dovuta libertà concreta di scegliere la scuola a cui indirizzare i propri figli; questa libertà, che è alla radice del senso di responsabilità, non è rispettata a causa delle condizioni avverse di ordine culturale ed economico che ne impediscono l’esercizio.

Cresce il numero dei genitori che intendono esercitare il loro diritto di scegliere una scuola diversa da quella statale. La richiesta di una “parità autentica” - cioè di pari dignità e di equipollenza economica - è una questione che toccando la scuola fa riferimento al fondamento stesso della società: la famiglia. Ne consegue che i beneficiari della “parità” non sono gli Enti gestori: sono le famiglie. Riconoscerle compiutamente è una questione di giustizia sociale e di rispetto dei diritti di ognuno e di tutti. Il sostegno per coloro che frequentano scuole non statali paritarie va ritenuto doveroso, derivando, per lo Stato, l’onere finanziario, per assicurare al cittadino la gratuità dell’obbligo e del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione, dall’inalienabile diritto costituzionale che egli ha per il fatto stesso di essere nato e non per il fatto di frequentare o meno la scuola dello Stato. Ma non solo: si tratta dell’assolvimento da parte dello Stato degli obblighi costituzionali derivanti dal combinato disposto dall’art. 34 della Costituzione e dall’art. 1 della legge 62/2000 relativamente alla gratuità da parte del servizio pubblico esplicato dal sistema nazionale di istruzione.

 

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
21/02/2010 - Cittadini "uguali" davanti alla Costituzione (Roberto Pasolini)

L’articolo offre un importante contributo alla discussione sulla “giustizia sociale” legata alla realizzazione della parità scolastica. Se si affronta obiettivamente il tema costituzionale evidenziato, occorre riconoscere che indica con chiarezza che ogni cittadino “ha il dovere di assolvere l’obbligo scolastico per almeno otto anni” (oggi sono dieci), ma non indica che questo “debba” essere assolto in una scuola statale. Se prima della legge 62 un’interpretazione restrittiva poteva far pensare che dovesse essere assolto in una scuola del sistema nazionale, quindi statale, dopo non è più così! L’art. 1 dice con chiarezza che ne fanno parte sia le scuole statali, sia le paritarie, con pari dignità! Questo fa di fatto cadere anche qualche affermazione ideologica. Mi riferisco alla dote data a chi ha un reddito elevato (ricordo che c’è un tetto). Domanda, visto il dettato costituzionale, vista la legge di parità, per quale motivo una famiglia abbiente ha diritto a far frequentare ai propri figli la scuola dell’obbligo, in via assolutamente gratuita, presso una scuola statale, mentre deve pagarsi il servizio se frequentano una paritaria? Dei due l’una: o una famiglia abbiente deve pagarsi (anche parzialmente) l’istruzione dei figli e allora si abbia il coraggio di modificare la Costituzione, o dovrà usufruire delle stesse condizioni, perché sono gli stessi cittadini i cui diritti sono garantiti dalla stessa Costituzione, senza “stracciarsi le vesti”, senza ideologie preconcette.