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SCUOLA/ Famiglia, repubblica e stato: a ciascuno il suo

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In terzo luogo, la Repubblica – in qualità di difensore civico dei ragazzi rispetto al provider scelto (stato e soggetti privati) – deve fornire alle famiglie una valutazione/certificazione rigorosa della qualità dell’offerta educativa dei provider (stato e soggetti privati), dei dirigenti, degli insegnanti. Non può fornirlo il Ministero della Pubblica istruzione, che è esso stesso provider quasi monopolistico: in Italia costituisce il 96 per cento dell’offerta. In tal caso, il controllore e il controllato coinciderebbero, sarebbero la stessa entità. Perciò tocca ad un’Authority della Repubblica, terza tra il governo, il Ministero, le scuole statali e i soggetti privati. In quarto luogo: ci deve essere un catalogo nazionale pubblico dei provider, che deve scrivere, accanto al nome di ogni scuola (statale o paritaria), il giudizio pubblico dell’Authority sulla sua qualità. Senza questo giudizio pubblico, le famiglie non sono in grado di esercitare la libertà di scelta. Finché i giudizi restano clandestini, chiusi nei cassetti delle singole scuole, non si dà scelta effettiva. E, soprattutto, l’educazione resta un affare di pochi, non coinvolge le famiglie, le imprese, il territorio, l’opinione pubblica. E perciò viene spento sul nascere ogni movimento di riforma. Se non parte dalle famiglie, dalla società civile, dalle imprese, non si svilupperà certo dall’interno degli apparati.

Dunque e per riassumere: la Repubblica dà i soldi, il curriculum, la valutazione esterna; lo Stato e i soggetti privati danno le scuole. In Italia, al momento, la Repubblica riconosce il carattere pubblico delle scuole private, che rispettino le condizioni poste dalla legge n. 62 del 2000 (e perciò diventano scuole paritarie).

 

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COMMENTI
22/02/2010 - famiglie provider (Marco Lepore)

D'accordo con Cominelli: ogni famiglia ha diritto di svolgere il proprio ruolo naturale di commissioner, utilizzando gli 8.000 euro di costo/alunno dove e come ritiene più opportuno, istituto statale o paritario che sia. Ed è sacrosanto: senza una valutazione/certificazione rigorosa della qualità dell’offerta educativa dei provider (stato e soggetti privati), dei dirigenti, degli insegnanti, che deve necessariamente essere effettuata da una soggetto terzo, la libertà di scelta non può essere esercitata fino in fondo. Sui compiti delle famiglie in quanto provider, però, vogliamo però ricordare che tutte le esperienze di cooperative di docenti sono naufragate in un fallimento gestionale e che i genitori, proprio grazie alla legge 62/2000, possono organizzarsi per rilevare o istituire nuove scuole guidandone l'aspetto organizzativo/gestionale. Certo, non potranno entrare nel merito della didattica; ma il Gestore ha il compito di verificare se la sua idea originale di educazione (per cui ha investito tempo e soldi) viene tradotta anche in didattica! Altrimenti oggi avremmo solo più scuole di Stato.

RISPOSTA:

Il commissioner ha il diritto di verificare che il provider scelto rispetti il progetto educativo. Lo strumento principale della verifica è la valutazione esterna e l'esercizio della partnership educativa: incontri con il dirigente, con gli insegnanti ecc... Nel caso delle scuole paritarie, costituite da genitori o da insegnanti o da imprenditori o da qualsiasi altro, è il CdA che organizza il servizio, nell'ambito del mandato culturale e pedagogico-didattico ricevuto. Esso è il provider. Il CdA, a sua volta, sceglie il dirigente, che a sua volta sceglie i docenti. Il problema è quello del rapporto tra CdA e personale. Come fa il CdA a verificare che il personale sia fedele al mandato ricevuto? Intanto, a monte, il CdA ha reclutato il personale in base ad una coerenza con il progetto delle famiglie, di cui il CdA è interprete. A valle, il CdA utilizza la valutazione esterna e le informazioni che provengono dalla partnership quotidiana dei genitori. Ciò che si deve escludere è che il CdA si metta a svolgere funzioni di direzione o di docenza, che spettano al dirigente e ai docenti. Come insegnare e cosa di matematica o di filosofia o di greco non spetta al CdA né ai genitori. Quando accade - e qualche volta accade- si genera un conflitto spesso distruttivo. Del resto il Cda può sempre prendere una misura radicale: quella del licenziamento. Qui ci si muove su un terreno conflittuale, che spesso vede opposti il dirigente, il personale, i genitori, il Cda. Giovanni Cominelli