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SCUOLA/ Il caso di Lecco, quando l’autonomia è a portata di mano

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I regolamenti di riordino delle superiori segnano un avanzamento del percorso iniziato nel 1969 con l’introduzione del nuovo esame di maturità che ha distinto l’aspetto formativo da quello informativo: il mandato affidato ai consigli di classe riguardava la preparazione degli studenti, mentre i lavori delle commissioni d’esame avrebbero dovuto essere volti alla valutazione globale della personalità del candidato. Col passare degli anni tale impostazione è stata progressivamente esplicitata: nel 1999 è stata riaffermata l’autonomia delle scuole che si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana e, nel 2003, è stata sancita la strumentalità delle conoscenze rispetto alle capacità. Il Profilo educativo, culturale e professionale dello studente approvato dal governo abbandona l’enunciazione astratta per specificare i risultati attesi: le competenze generali che gli studenti dovranno esibire al termine del corso di studi.

Le scuole, per onorare il mandato ricevuto, dovranno porre la crescita integrale degli studenti a fondamento del servizio, dovranno riconoscere l’interdipendenza del lavoro dei docenti, dovranno superare la tradizionale parcellizzazione degli insegnamenti.

Può essere opportuno, per evitare riflessioni troppo generali, presentare un esempio concreto: l’itc Parini di Lecco che ha assunto come bussola il profilo professionale dei vigenti programmi, traguardo del tutto sovrapponibile ai nuovi regolamenti. Esso indica le competenze generali [ora nel profilo dello studente], esplicita le corrispondenti capacità [elaborazione di cui è responsabile il collegio dei docenti], specifica la strategia operativa [ora nel paragrafo 2.4 Strumenti organizzativi e metodologici].

 

Si consideri il paragrafo - I livelli di programmazione – identità progettuale - del POF pluriennale del’istituto lariano.

 

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COMMENTI
02/03/2010 - Commento (Giorgio Taglietti)

Credo che vada fatta una premessa a questo articolo altrimenti ciò che viene indicato sembrerebbe semplicemente un aggiustamento delle cose oppure una riforma già fatta. All’avvio della riforma è cruciale farsi alcune domande che aiutino a chiarire, rivelare, definire l’identità di una singola scuola, in una parola la “Mission”. Da quel che capisco l’ITC Parini ha già avviato questa riflessione. Non so se l’ha fatto con tutte le componenti del territorio, perché questa è un’altra sottolineatura della riforma, perché l’esclusione della componente territoriale o sociale è uno dei fattori dell’autoreferenzialità. E qui faccio una seconda osservazione che riguarda gli insegnanti e la resistenza al cambiamento o la paura della valutazione. Gli insegnanti non hanno paura di cambiare i libri o i programmi o rovesciare la scuola se si sa bene dove andare. In realtà gli insegnanti vedono che l’autoreferenzialità viene dalla chiusura della scuola all’ambiente esterno a cui per norma dovrebbe rispondere e da una società che ha rinunciato alla sua funzione educatrice e che chiede alla scuola un ambiente protetto dove parcheggiare i propri figli. Detto questo mettiamo in piedi tutte le prove e i controlli che vogliamo.