BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Burnout e demotivati: le riforme sono sufficienti a salvare insegnanti e alunni?

Pubblicazione:

ragazziR375_19set08.jpg

 

Basta fare una chiacchierata con molti insegnanti seriamente impegnati nel loro compito per toccare con mano la fatica di gestire e “contenere” problematiche originate da cause varie che affliggono molti alunni, i quali sono classificati in categorie di disturbi (DSA, difficoltà attentive). Nessuno nega l’importanza di far conoscere ai docenti le caratteristiche e i sintomi di determinate sindromi attraverso corsi di formazione e pubblicazioni. I docenti imparano a fare “diagnosi” e - qualche volta - a somministrare un sintomatico che freni l’“affezione”. Ma il problema resta su due piani.

L’insegnante si sente frustrato perché - a fronte di un suo impegno a modificare il proprio agire professionale - si sente come lo studente che, dopo aver studiato sodo il giorno precedente, non riesce a svolgere adeguatamente il compito in classe. Chi si premura di ridefinire le competenze professionali dei docenti necessarie a sostenere un compito che non è più solo di facilitazione e sollecitazione di apprendimento, ma è soprattutto di “contenimento” di manifestazioni di disagio psico-affettivo degli alunni? (E non si pensa qui a docenti –psicologi). Il docente si trova in classe - solo - con “grida” normative e nuovi (?) “programmi” da applicare su alunni “malati” di fatica di vivere emotivamente e culturalmente. Il rischio di burn out negli insegnanti aumenta in modo esponenziale creando disaffezione alla propria professione ma soprattutto frustrazione perché i propri sforzi sono vanificati dal muro di gomma della classe che non risponde più neppure ai farmaci di nuova generazione.

E gli alunni? Che beneficio traggono con le loro “provocazioni” di disinteresse, distrazione, disturbo dell’ambiente di apprendimento? Probabilmente nessuno. Basta guardare i loro occhi abitati da infelicità o da sfida. Quegli sguardi sono una domanda, una richiesta di aiuto che non può essere messa a tacere con l’alibi dell’impossibilità a promuovere cambiamento, per stabilire un equilibrio nei ragazzini che vengono affidati alla scuola. Aiuti vengono da nuove scoperte in campo neurologico, psicologico e didattico, ma non bastano. Troppe analisi e diagnosi e poche terapie, soprattutto queste non mirate ai reali profondi malesseri che i ragazzi covano dentro.

 

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
26/02/2010 - Analisi e soluzioni (Tiziana Villa)

Condivido l'affermazione dell'autrice dell'articolo:"le analisi sono utili se portano ad individuare soluzioni". La scuola rischia di diventare oggetto di una serie di analisi che evidenziano i problemi senza che nessuno abbia mai il necessario coraggio di individuare e sostenere una posizione di sintesi operativa che rilanci i soggetti in un reale lavoro costruttivo. "Qualsivoglia innovazione si rivelerà fallimentare se non si offrono ai docenti strumenti del mestiere efficaci..."; è necessaria una autocoscienza da parte dell'adulto educatore che consideri l'adolesceza (ci si riferisce ai ragazzi delle madie) come l'età dell'irruzione del propriamente umano:la necessità e l'entusiasomo del creare, come ci insegna la grande filosofa Maria Zambrano. Ci sono ancora educatori che scommettono su questo?