BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Burnout e demotivati: le riforme sono sufficienti a salvare insegnanti e alunni?

Pubblicazione:

ragazziR375_19set08.jpg

 

Le terapie più efficaci non sono rinvenibili in modifiche strutturali o di contenuto della scuola. Quando si disegna una riforma occorrerebbe puntare l’attenzione ai soggetti che saranno investiti da tale cambiamento, nella fattispecie a docenti ed alunni che sono oggi, entrambi, sì ‘diversi’ nelle potenzialità e nelle fragilità, ma non per questo “ineducabili” e immodificabili.

Non bisogna abdicare alla convinzione che la scuola possa promuovere benessere in chi la abita. Gli alunni sì, portatori di fatiche e di potenzialità forse più raffinate di un tempo, ma anche i docenti che devono essere aiutati a scoprire e conoscere i veri bisogni dei cuccioli d’uomo e le risposte adeguate in aggiunta alla loro buona volontà e sensibilità umana; e soprattutto non siano lasciati soli nel loro compito. Qualsivoglia innovazione si rivelerà fallimentare se non si offrono ai docenti strumenti del mestiere efficaci, che li rendano ancora e di più certi dell’importanza e delle “praticabilità” del loro impegno, oggi più che mai lontano da un’azione di trasmissione e sempre più orientato alla co-costruzione, insieme agli alunni, di soggetti che si sentano “bene” nella realtà tutta, anche quella scolastica.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
26/02/2010 - Analisi e soluzioni (Tiziana Villa)

Condivido l'affermazione dell'autrice dell'articolo:"le analisi sono utili se portano ad individuare soluzioni". La scuola rischia di diventare oggetto di una serie di analisi che evidenziano i problemi senza che nessuno abbia mai il necessario coraggio di individuare e sostenere una posizione di sintesi operativa che rilanci i soggetti in un reale lavoro costruttivo. "Qualsivoglia innovazione si rivelerà fallimentare se non si offrono ai docenti strumenti del mestiere efficaci..."; è necessaria una autocoscienza da parte dell'adulto educatore che consideri l'adolesceza (ci si riferisce ai ragazzi delle madie) come l'età dell'irruzione del propriamente umano:la necessità e l'entusiasomo del creare, come ci insegna la grande filosofa Maria Zambrano. Ci sono ancora educatori che scommettono su questo?