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SCUOLA/ Apprendistato o liceo? Non è la scuola, ma la scelta sbagliata a “rovinare” i ragazzi

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Riflettendo sulla storia di Irene e sulla possibilità che un anno di lavoro in apprendistato permetta l’assolvimento dell’obbligo di istruzione mi dico che stare a scuola fa bene, che si deve mettere in conto, quanto meno, la crescita della persona. Se Irene fosse andata subito a lavorare, chissà... D’altra parte, però, penso anche che se Irene si fosse iscritta a un istituto tecnico o a un liceo, probabilmente avrebbe dovuto affrontare, per come era a 14 anni, un pesante insuccesso scolastico e ora non potrebbe essere come è adesso: fiera di quanto ha ottenuto.

Insomma il problema, cogliendolo nell’esperienza dei ragazzi, è complesso: se paragoniamo l'educazione al terreno che permette lo sviluppo del seme (che è proprio come la persona, in cui potenzialmente c’è già tutto) non tutti i terreni sono uguali, ogni seme ha il terreno più adeguato a sé.

Ogni ragazzo ha i suoi tempi di maturazione, le sue debolezze e le sue eccellenze, educare significa tirar fuori il valore, le potenzialità di ciascuno e questo accade solo attraverso il modo con cui trattiamo quello che si ha “tra le mani”: la vita in famiglia, la scuola, il lavoro, lo sport, ecc.

Per questo abbiamo condiviso appieno la scelta di un obbligo di istruzione assolvibile anche nella formazione professionale: un percorso uguale per tutti (il biennio unico) non può essere una sorta di ricetta magica. Si è detto che i ragazzi a 14 anni sono immaturi per una scelta, ma nello stesso tempo disaffezione e difficoltà scolastica sono fenomeni numericamente significativi già nelle scuole medie; è ragionevole far perdurare i ragazzi in una condizione di reale disagio?

 

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COMMENTI
01/03/2010 - Quali scelte? (Fabio Milito Pagliara)

Vero è la scelta sbagliata a "rovinare" i ragazzi, il problema è che quante più scelte ci sono tante più possibilità di sbagliare ci sono, forse sarebbe il caso di offrire un percorso educativo e formativo con un nucleo forte e comune a tutti facilitando così da un lato organizzazione e logistica (tanto di strutture che di formazione e assunzione dei docenti) e dall'altro nelle ore dell'autonomia (anche da potenziare e crescenti all'avvicinarsi alla maturità) si attivino percorsi diversi a secondo degli interessi dei ragazzi, dagli stage in azienda ai corsi per prepararsi all'ingresso all'università). Personalmente penso che il ripensamento dovrebbe essere molto più radicale di quanto immaginato e proposto finora. Cordialmente, Fabio Milito Pagliara