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SCUOLA/ Apprendistato o liceo? Non è la scuola, ma la scelta sbagliata a “rovinare” i ragazzi

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In questi anni c’è chi si è battuto, per esempio, perché la formazione professionale non fosse un binario unico verso il lavoro a 17 anni, ma la reale possibilità di “usare” il lavoro anche come strumento didattico ed educativo. Irene è lì a testimoniarlo: non ha fatto una scuola più facile, ha fatto la scuola più adatta a sé, è stata accompagnata, ha potuto svolgere 4-5 esperienze di stage in azienda, è stata anche bocciata un anno, ma questo “terreno” ha facilitato la sua crescita, le sue scelte. Tanti suoi compagni hanno trovato nel lavoro dopo la qualifica la propria realizzazione, lei ha voluto, e potuto, proseguire gli studi, ognuno ha preso la sua strada. Questo, solo dieci anni fa, era impensabile.

Ma ci sono anche ragazzi che a scuola, anche fosse la Formazione Professionale, non riescono proprio a starci; è giusto “obbligarli”? Parcheggiarli per uno-due anni senza un’ipotesi positiva, come fosse un a priori, è la risposta giusta?

Un anno di apprendistato, si dice, non garantisce tanto quanto le 900-1000 ore di scuola; ma qual è lo scopo, quali sono gli obiettivi di queste 900 ore? Siamo sicuri che il lavoro non possa concorrere a molti di essi?

Il dibattito deve rimanere aperto a partire dalle tante e diversissime esperienze in campo: accettiamo l’idea che la libertà di scelta sia un diritto delle famiglie, rimettiamoci a parlare, senza pregiudizi, di cosa vuol dire insegnare, di cosa hanno bisogno i giovani e soprattutto di cosa abbiamo veramente bisogno noi adulti nella vita, per essere capaci di invitare loro a fare lo stesso cammino.

 

(Diego Sempio - Direttore CFP Canossa di Lodi)



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COMMENTI
01/03/2010 - Quali scelte? (Fabio Milito Pagliara)

Vero è la scelta sbagliata a "rovinare" i ragazzi, il problema è che quante più scelte ci sono tante più possibilità di sbagliare ci sono, forse sarebbe il caso di offrire un percorso educativo e formativo con un nucleo forte e comune a tutti facilitando così da un lato organizzazione e logistica (tanto di strutture che di formazione e assunzione dei docenti) e dall'altro nelle ore dell'autonomia (anche da potenziare e crescenti all'avvicinarsi alla maturità) si attivino percorsi diversi a secondo degli interessi dei ragazzi, dagli stage in azienda ai corsi per prepararsi all'ingresso all'università). Personalmente penso che il ripensamento dovrebbe essere molto più radicale di quanto immaginato e proposto finora. Cordialmente, Fabio Milito Pagliara