giovedì 4 febbraio 2010
Tempo di scrutini tempo di voti. Nella scuola è sempre tempo di voti, compiti in classe e interrogazioni si susseguono nella vita delle classi e del singolo studente, regolarmente o a ondate,. Poi ci sono le pagelle trimestrali, quadrimestrali, pentamestrali, finali e i pagellini informativi. Tutto questo “cui prodest”? A che scopo? Sembra che la domanda non sia mai presa sul serio, almeno sulla stampa non specialistica e nei discorsi che corrono normalmente a scuola fra studenti, insegnanti e genitori. Raramente studenti e genitori vanno al di là della constatazione delle materie che sono “sotto” e di quelle che sono “a posto”. Costatazione che può essere soddisfatta, moderatamente preoccupata, molto preoccupata, al limite della disperazione, oppure così disperata da indurre qualche studente a pensare e in alcuni casi ad attuare il suicidio. A questo si aggiunge il timore di “non farcela” a passare l’anno (con o senza debiti) oppure a sopportare “questa vita” scolastica fatta di superficialità, di rincorse affannose, di timori, di delusioni, di velleità ecc. Raramente gli insegnanti vanno al di là della constatazione che uno studente è brillante, discreto, che se la cava, che potrebbe cavarsela se si impegnasse di più, che non può farcela. Ma i voti servono a qualcosa? A chi? Quali sono le condizioni perché possano essere di qualche utilità? Le risposte sono facili ma niente affatto banali. I voti servono esclusivamente agli studenti direttamente o indirettamente; direttamente perché sono una valutazione della qualità del lavoro che ha svolto e degli apprendimenti che ha realizzato, in vista di un eventuale miglioramento dell’una e degli altri, indirettamente perché permettono all’insegnante di calibrare il suo lavoro sulle capacità dei suoi studenti e sugli obiettivi formativi che hanno o non hanno raggiunto, in vista di una prassi didattica il più possibile adeguata alle necessità dello studente e del gruppo in cui lo studente è inserito. CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO
Tempo di scrutini tempo di voti. Nella scuola è sempre tempo di voti, compiti in classe e interrogazioni si susseguono nella vita delle classi e del singolo studente, regolarmente o a ondate,. Poi ci sono le pagelle trimestrali, quadrimestrali, pentamestrali, finali e i pagellini informativi. Tutto questo “cui prodest”? A che scopo? Sembra che la domanda non sia mai presa sul serio, almeno sulla stampa non specialistica e nei discorsi che corrono normalmente a scuola fra studenti, insegnanti e genitori. Raramente studenti e genitori vanno al di là della constatazione delle materie che sono “sotto” e di quelle che sono “a posto”. Costatazione che può essere soddisfatta, moderatamente preoccupata, molto preoccupata, al limite della disperazione, oppure così disperata da indurre qualche studente a pensare e in alcuni casi ad attuare il suicidio. A questo si aggiunge il timore di “non farcela” a passare l’anno (con o senza debiti) oppure a sopportare “questa vita” scolastica fatta di superficialità, di rincorse affannose, di timori, di delusioni, di velleità ecc. Raramente gli insegnanti vanno al di là della constatazione che uno studente è brillante, discreto, che se la cava, che potrebbe cavarsela se si impegnasse di più, che non può farcela.
Ma i voti servono a qualcosa? A chi? Quali sono le condizioni perché possano essere di qualche utilità?
Le risposte sono facili ma niente affatto banali.
I voti servono esclusivamente agli studenti direttamente o indirettamente; direttamente perché sono una valutazione della qualità del lavoro che ha svolto e degli apprendimenti che ha realizzato, in vista di un eventuale miglioramento dell’una e degli altri, indirettamente perché permettono all’insegnante di calibrare il suo lavoro sulle capacità dei suoi studenti e sugli obiettivi formativi che hanno o non hanno raggiunto, in vista di una prassi didattica il più possibile adeguata alle necessità dello studente e del gruppo in cui lo studente è inserito.
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