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INVALSI/ Il bicchiere mezzo pieno della "varianza" tra scuole

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Occorre andare in profondità. I dati che abbiamo ci danno informazioni importanti scuola per scuola, e non solo per un campione rappresentativo come nel caso dell’indagine PISA. È la prima volta che abbiamo a disposizione queste informazioni ed è importante non lasciarle nel cassetto. Il dato sulla varianza tra scuole è, di fatto, un dato sull’ampio margine di miglioramento che le scuole possono avere. Le analisi di secondo livello che incroceranno i risultati con i dati di contesto raccolti attraverso il questionario studente, aiuteranno sicuramente ad andare più in profondità e a fare delle ipotesi per capire i motivi di questa grande variabilità, ma non basta. Occorre lo sforzo di tutti: amministrazione, scuole, mondo della ricerca, per capire e provare a suggerire azioni di miglioramento. Da subito le 5.303 scuole che sono in possesso dei propri risultati, articolati domanda per domanda, possono cominciare a interrogarsi su come migliorare.

Poter guardare, ad esempio, gli esiti in italiano sulla parte relativa alla capacità di cogliere “il senso” globale del testo e scoprire che il 68 per cento dei propri studenti è in difficoltà, non può non far nascere delle domande su come introduciamo i nostri alunni ad una lettura non superficiale dei testi. E anche se a scoprire questo dato fosse una scuola con risultati eccellenti in tutti gli altri ambiti, non potrebbe sicuramente adagiarsi.

 

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