Educazione
martedì 9 febbraio 2010
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Tuttavia la storia fa il suo giro: oggi la cortina di ferro tra pubblico e privato tracciata dallo Stato cinque secoli fa è ormai attraversata in ogni direzione. Le forze motrici del cambiamento vengono da quel complesso di processi, che é comunemente indicato con gli stenogrammi della “globalizzazione” o della “terza rivoluzione industriale” o della “post-modernità” o della “società liquida”.
Lo Stato nazionale moderno è stirato verso l’alto di sistemi istituzionali continentali o verso il basso delle piccole patrie locali. Di qui la crisi fiscale, già teorizzata negli anni ’70, e la crisi finanziaria. Lo stato sta perdendo auctoritas e potestas, cioè egemonia, perché è corrosa la sua capacità di tenere in piedi le società avanzate, percorse da correnti immigratorie, culturali, economiche. Le società sviluppate tendono a divenire società di minoranze e di ortodossie in reciproco conflitto. Il fallimento consumatosi nel corso del ’900 degli esperimenti totalitari, che hanno visto al centro lo Stato assoluto e un’antropologia riduzionista, ha contribuito alla crisi di egemonia.
Uno degli effetti degli sconvolgimenti prodotti dalla globalizzazione è che la persona e le comunità intermedie hanno di nuovo messo fuori la testa. Esse si sono rivelate un novum sempre originale e incomprimibile, che non si può indefinitamente confinare. Il riconoscimento alla persona di una tensione originaria al verum et bonum la rende capace di produrre, in relazione con altri, una nuova res pubblica. La globalizzazione sembra riconsegnare nelle mani dei singoli libertà e responsabilità. Questo nuovo quadro cambia le ragioni e i fondamenti dell’educazione, la restituisce ai suoi titolari naturali. E costringe anche ad alzare il livello della battaglia culturale e politica sui temi educativi.
Gentile signor Giusti i costituzionalisti non sono molto convinti degli arzigogolii relativi al bonus alle famiglie o all'altra teoria che il "senza oneri" si riferisca alla istituzione e non al funzionamento. C'è una soluzione molto semplice: modificare l'art.33.O, in alternativa, eliminare i costituzionalisti... Perchè non se ne fa promotore insieme a Formigoni? Tanto, come ho scritto, il problema degli studenti che fanno domande inopportune l'abbiamo risolto alla radice eliminando lo studio del Diritto dall'anno prossimo. Ci sarebbe poi anche un'altra ideuzza per fortificare la scuola parentale: il ritorno al precettore... Franco Labella
Ringrazio l'Autore per l'excursus storico estremamente interessante di cui abbiamo bisogno periodicamente per sapere da dove veniamo e - ultimamente - dove stiamo andando. E' solo per questo motivo che mi permetto d'intervenire segnalando la mia esperienza di semplice mamma. Devo essere stata davvero fortunata, ma ammetto di avere già ascoltato parte di codeste argomentazioni nel secolo scorso, a metà anni'90, quando la mia figliola maggiore frequentava il liceo Montini di Milano e allora retto dal "nostro" don Carlo Calori che periodicamente ci erudiva sulla poco nota questione della sua scuola, libera e pubblica, ma non statale. Consapevoli di investire in educazione, come avviene soprattutto nei paesi anglosassoni, eravamo altresì coscienti di rendere un "coraggioso" servizio alle casse dello Stato. Infatti già allora risparmiava circa una decina di milioni di lire pro capite. Tanto costava ogni studente iscritto alla scuola superiore statale. Un liceo decisamente speciale sotto vari punti di vista, ma soprattutto per il clima di lavoro che i ragazzi respiravano quotidianamente pur provenendo da ambienti socio-economici eterogenei. Non tutti potevano permettersi la retta, circa la metà di quella già enunciata, quindi ci si ingegnava con iniziative di solidarietà e nessuno veniva escluso, famiglie numerose comprese! L'esito è sotto gli occhi di chi incontra i nostri figli: poche pretese e buona capacità di adattamento unite ad un discreto livello culturale lì maturato...
Le famiglie devono poter scegliere quale deve essere l'impronta educativa per i propri figli. Istituire una scuola senza oneri per lo stato non vuol dire che un genitore debba pagare doppio se manda il proprio figlio in quella scuola. I finanziamenti vadano alle famiglie e l'ostacolo è superato. La Lombardia è decisamente all'avanguardia con la Dote Scuola, am si può migliorare. Fate un giro sul sito Formigoni e intanto che site date la vostra preferenza a questa inziativa: http://www.formigoni.it/cmsgridsig/Template.jsp?pg=propostaDett&idPro=35 Un caro saluto, Alessandro.
Cominelli, da par suo, vola alto in una splendida ricostruzione storica dell'eclissi dello Stato. Ho provato a scrivergli delle riflessioni, su una questione specifica ed ha deciso di non pubblicarle. Si chiamerebbe censura ma evito tensioni e ritorsioni e non lo scrivo. La questione riguardava lo studio del Diritto e dell'Economia e lì si ritorna anche a proposito di questo articolo. In economia: Keynes era dato per molto e sepolto, ora è splendidamente resuscitato, con l'attuale crisi anche finanziaria, persino negli Stati Uniti dove il funerale era stato lungo e prolungato. E Keynes qualcosina sul ruolo dello Stato l'ha scritta:-))) In diritto: l'art. 33 della Costituzione recita: "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La Costituzione "materiale" dimentica l'inciso finale ma i miei studenti ogni volta mi martellano con la domanda: "Ma allora la Costituzione viene violata?". Dall'anno prossimo il problema si risolve, le domande tendenziose gli studenti italiani non le porranno più e Cominelli potrà volare ancora più in alto. Nelle nuvole. Franco Labella
Sulla questione del DIRITTO E ECONOMIA nei nuovi Regolamenti Gelmini ho già risposto a Lei e ad altri in altro articolo. Non L'ho convinta, mi pare chiaro. Ma certo non ho rifiutato/censurato. Peraltro io ricevo solo osservazioni in fondo agli articoli, non ricevo mail personali da nessuno dei commentatori. Sul "volo tra le nuvole", La invito a considerare che anche il cielo, dove vagano le nuvole, è profondo come la terra, anche di più. Giovanni Cominelli
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