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SCUOLA/ La globalizzazione manda in soffitta lo "Stato educatore" a vantaggio delle famiglie

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Donde viene l’ostilità, bypartisanamente diffusa nell’opinione pubblica, nell’opinione “pubblicata”, nella politica e nella cultura - a volte viscerale, a volte dissimulata, a volte silenziosa, sempre ostinata e ideologicamente catafratta - alle scuole paritarie, alla libertà di scelta e di educazione, al ruolo delle famiglie, quali committenti del servizio educativo? Donde l’imputazione della richiesta di libertà di educazione a querule lamentazioni di lobby religiose o comunque private, alle quali non interesserebbe la res pubblica, il bene comune, ma solo il proprio particulare? E donde la riduzione del ruolo delle scuole paritarie alla sola ragione che fanno - come è vero - risparmiare 5 miliardi di euro allo Stato?

A queste domande occorre dare risposte culturali, che non siano ideologiche e ritorsive, andando a fondo delle ragioni, che vengono dagli ultimi secoli di storia europea continentale.

L’ostilità nasce da una convinzione impercettibile, ma pervasiva e definitiva come l’aria che respiriamo: che solo lo Stato sia la dimensione pubblica. Tutto il resto - le persone, la famiglia, i gruppi sociali ecc... - è consegnato irreversibilmente alla dimensione privata. Il che è come dire che solo lo Stato può produrre res publica, bonun commune, fondare la convivenza civile e pacifica, inverare la relazionalità originaria delle persone. Solo lo Stato è capace di tensione al verum et bonum. Insomma: lo Stato è la verità della società, è Dio. A questa posizione si è arrivati attraverso un intreccio di cause storico-politiche e filosofiche, che oggi, dopo cinque secoli, hanno consumato le proprie ragioni.

La prima causa sono le guerre di religione, che hanno insanguinato l’Europa - dalla Germania, alla Francia, all’Inghilterra - a partire dalla Riforma protestante. Nazioni già costituite come la Francia o il Sacro Romano Impero multinazionale furono attraversate da un vento di desolazione e di follia distruttrice. L’alternativa posta davanti alle classi dirigenti del tempo era secca: o statalizzare la religione, sul modello millenario dell’impero bizantino da poco tramontato, o privatizzarla. Alla prima soluzione aveva resistito fin dall’inizio della sua storia la Chiesa cattolica, che aveva formalizzato nel 494 con Papa Gelasio, nella sua lotta al cesaropapismo dell’Imperatore bizantino Anastasio, la distinzione tra l’auctoritas della Chiesa e la potestas dell’Imperatore. Perciò si adottò la seconda, prima con la formula del cuius regio eius et religio e poi progressivamente con il riconoscimento delle libertà religiose. Con ciò l’istanza religiosa si rifugiava in interiore homine, si staccava dalla dimensione pubblica e politica.

 

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COMMENTI
10/02/2010 - Signor Giusti...convinca anche i costituzionalisti (Franco Labella)

Gentile signor Giusti i costituzionalisti non sono molto convinti degli arzigogolii relativi al bonus alle famiglie o all'altra teoria che il "senza oneri" si riferisca alla istituzione e non al funzionamento. C'è una soluzione molto semplice: modificare l'art.33.O, in alternativa, eliminare i costituzionalisti... Perchè non se ne fa promotore insieme a Formigoni? Tanto, come ho scritto, il problema degli studenti che fanno domande inopportune l'abbiamo risolto alla radice eliminando lo studio del Diritto dall'anno prossimo. Ci sarebbe poi anche un'altra ideuzza per fortificare la scuola parentale: il ritorno al precettore... Franco Labella

 
10/02/2010 - nihil novum sub sole (Anna Di Gennaro)

Ringrazio l'Autore per l'excursus storico estremamente interessante di cui abbiamo bisogno periodicamente per sapere da dove veniamo e - ultimamente - dove stiamo andando. E' solo per questo motivo che mi permetto d'intervenire segnalando la mia esperienza di semplice mamma. Devo essere stata davvero fortunata, ma ammetto di avere già ascoltato parte di codeste argomentazioni nel secolo scorso, a metà anni'90, quando la mia figliola maggiore frequentava il liceo Montini di Milano e allora retto dal "nostro" don Carlo Calori che periodicamente ci erudiva sulla poco nota questione della sua scuola, libera e pubblica, ma non statale. Consapevoli di investire in educazione, come avviene soprattutto nei paesi anglosassoni, eravamo altresì coscienti di rendere un "coraggioso" servizio alle casse dello Stato. Infatti già allora risparmiava circa una decina di milioni di lire pro capite. Tanto costava ogni studente iscritto alla scuola superiore statale. Un liceo decisamente speciale sotto vari punti di vista, ma soprattutto per il clima di lavoro che i ragazzi respiravano quotidianamente pur provenendo da ambienti socio-economici eterogenei. Non tutti potevano permettersi la retta, circa la metà di quella già enunciata, quindi ci si ingegnava con iniziative di solidarietà e nessuno veniva escluso, famiglie numerose comprese! L'esito è sotto gli occhi di chi incontra i nostri figli: poche pretese e buona capacità di adattamento unite ad un discreto livello culturale lì maturato...

 
10/02/2010 - Fondamentale la libertà di scelta per le famiglie (Alessandro Giusti)

Le famiglie devono poter scegliere quale deve essere l'impronta educativa per i propri figli. Istituire una scuola senza oneri per lo stato non vuol dire che un genitore debba pagare doppio se manda il proprio figlio in quella scuola. I finanziamenti vadano alle famiglie e l'ostacolo è superato. La Lombardia è decisamente all'avanguardia con la Dote Scuola, am si può migliorare. Fate un giro sul sito Formigoni e intanto che site date la vostra preferenza a questa inziativa: http://www.formigoni.it/cmsgridsig/Template.jsp?pg=propostaDett&idPro=35 Un caro saluto, Alessandro.

 
10/02/2010 - Al solito voliamo alto....fra le nuvole (Franco Labella)

Cominelli, da par suo, vola alto in una splendida ricostruzione storica dell'eclissi dello Stato. Ho provato a scrivergli delle riflessioni, su una questione specifica ed ha deciso di non pubblicarle. Si chiamerebbe censura ma evito tensioni e ritorsioni e non lo scrivo. La questione riguardava lo studio del Diritto e dell'Economia e lì si ritorna anche a proposito di questo articolo. In economia: Keynes era dato per molto e sepolto, ora è splendidamente resuscitato, con l'attuale crisi anche finanziaria, persino negli Stati Uniti dove il funerale era stato lungo e prolungato. E Keynes qualcosina sul ruolo dello Stato l'ha scritta:-))) In diritto: l'art. 33 della Costituzione recita: "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La Costituzione "materiale" dimentica l'inciso finale ma i miei studenti ogni volta mi martellano con la domanda: "Ma allora la Costituzione viene violata?". Dall'anno prossimo il problema si risolve, le domande tendenziose gli studenti italiani non le porranno più e Cominelli potrà volare ancora più in alto. Nelle nuvole. Franco Labella

RISPOSTA:

Sulla questione del DIRITTO E ECONOMIA nei nuovi Regolamenti Gelmini ho già risposto a Lei e ad altri in altro articolo. Non L'ho convinta, mi pare chiaro. Ma certo non ho rifiutato/censurato. Peraltro io ricevo solo osservazioni in fondo agli articoli, non ricevo mail personali da nessuno dei commentatori. Sul "volo tra le nuvole", La invito a considerare che anche il cielo, dove vagano le nuvole, è profondo come la terra, anche di più. Giovanni Cominelli