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SCUOLA/ I docenti vogliono essere valutati: quali risposte?

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L’art. 29 del Contratto collettivo nazionale, pubblicato nel marzo del 1999, riguardante il trattamento economico connesso allo sviluppo della funzione docente, si proponeva il «riconoscimento della crescita professionale nell'esercizio della funzione docente» e una «una dinamica retributiva e professionale in grado di valorizzare le professionalità acquisite con particolare riferimento all'attività di insegnamento». Veniva data «la possibilità per ciascun docente, con 10 anni di servizio di insegnamento dalla nomina in ruolo, di acquisire un trattamento economico accessorio consistente in una maggiorazione pari a lire 6.000.000 annue», oltre 2.500 euro, più o meno. Il 20 per cento del personale di ruolo al 31 dicembre 2009 avrebbe potuto accedere a tale beneficio; la percentuale poteva salire al 30 per cento del personale con l’arrivo di nuove risorse. Tale maggiorazione veniva «a seguito del superamento di una procedura concorsuale selettiva per prove e titoli attivata ordinariamente nell'ambito della provincia in cui è situata la scuola di titolarità». La procedura concorsuale si articolava nella valutazione del curricolo professionale e culturale, debitamente certificato, e in prove riguardanti la metodologia pedagogico - didattica e le conoscenze disciplinari, da svolgersi anche mediante verifiche in situazione.

Il “concorsone” o “quizzone” fu travolto da un’onda di critiche e di mobilitazione sindacale avversa. Le critiche più scaltre non rifiutavano né il principio della valutazione della professionalità e di una carriera all’interno della funzione docente né quello della differenziazione retributiva in relazione allo svolgimento di funzioni diverse né l’eventuale articolazione della carriera in tre livelli: junior, esperto, master. Ma o perché il 20 per cento pareva arbitrario o perché mancava un profilo della carriera professionale del docente, o perché, semplicemente, mancava ormai solo un anno alle elezioni, Berlinguer fu costretto alle dimissioni e con lui anche “il concorsone”.

 

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COMMENTI
03/03/2010 - Chi controlla il controllore? (Carmelina Metropoli)

La valutazione del rendimento degli alunni è un'attività molto delicata. Gli studenti italiani presentano gravi lacune, come quelle ortografiche e sintattiche (ma ce ne sono ben altre) e per migliorarne il profitto si propone di creare un sistema di valutazione dei docenti. Allo stesso modo che per gli alunni, l'attività di misurazione ed interpretazione delle competenze dei docenti sarebbe altrettanto delicata e difficoltosa. Nelle mani di chi sarebbe messa? Chi esaminerebbe gli esaminatori dei docenti? Leggendo la cosiddetta "riforma" Gelmini, non si ha la percezione che essa sia stata confezionata da mani esperte e da animi desiderosi di favorire il profitto, l'interesse ed il futuro dei ragazzi italiani. In più, si fa passare per atto giuridico ciò che è giuridicamente inesistente: la riforma non esiste perché mancano la firma del Presidente della Repubblica, il controllo della Corte dei conti, la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. O forse queste sono solo “formalità”, sulla scia della moda del non rispetto delle regole, come i fatti politici recenti dimostrano. Sarà anche per questo che la “riforma” ha deciso di eliminare l’insegnamento del Diritto da molte offerte formative? Anche i docenti giudicano, ed il giudizio su questa politica non è positivo.

 
02/03/2010 - eppure IL NS.RISCATTO passerà attraverso la scuola (marco penazza)

Come genitore di tre figli,(22a,19a,11a)da diversi anni navigo fra gli annosi problemi della scuola avendo attraversato trasversalmente scuola pubblica e privata, dall'asilo nido e adesso all'università,e ammiro Cominelli che incontrai 15 anni fa proprio in un convegno dove relazionava sui problemi della ns. scuola, con una grinta ed un'energia che lo contraddistingue perchè da allora ad oggi non ha mai smesso il suo impegno per dare il suo contributo per un'inversione di marcia definitiva verso il RISCATTO della ns. Comunità.Ma cio' nonostante l'impegno di molti come Lui,la situazione è andata sempre peggiorando purtroppo,salvo incontrare qua e la sparuti gruppi di insegnanti o docenti che per passione educativa, e per l'importanza ed il rispetto che riconoscono all'insegnamento in se si adoperano fino in fondo in favore dei ragazzi accompagnandoli veramente e fornendoli degli strumenti fondamentali minimi, necessari per affrontare la vita.Questo nonostante tutta la marea di procedure,concorsi,e stipendi ridicoli,ma questi sparuti insegnanti svolgono la loro missione di insegnanti cioè coloro che accompagnano il giovane attraverso un percorso di crescita educativa alla vita di domani nella società.Ha ragione DELZIO nel suo libro"LA SCOSSA" perchè di questo c'è bisogno per recuperare un capitale Sociale Umano per riscattare la scuola per fornirla di veri stimoli da trasmettere airagazzi,piùchediprocedure,concorsi.Concentrare risorse e stimoli su insegnanti ed alunni meritevol

 
02/03/2010 - Risposta a Giovanni Cominelli (Antonella Paolillo)

In primo luogo gli insegnanti non sono l'unico bersaglio: direi che tutte le componenti della scuola a turno convividono questo privilegio. E' solo questione di stagione o di cronaca. In secondo luogo nemmeno il suo "mega screening galattico" dei docenti sembra così vicino. Come ho già avuto modo di scrivere, valutiamo pure gli insegnanti, ma non risolveremo il male della demotivazione, dell'umiliazione, lo spreco di risorse umane che addolora.

RISPOSTA:

Se demotivazione, umiliazione e senso di spreco caratterizzano una certa quota crescente di insegnanti, il primo rimedio è costruire una posizione positiva rispetto al mondo, al tempo storico in cui viviamo e a se stessi. Nessuna riforma la può fornire. Viene prima di ogni riforma. Il guaio è che il nostro sistema burocratico-centralistico-impiegatizio rende difficile, non incoraggia, disgrega la posizione positiva. Non è perciò un caso che gli insegnanti migliori e più motivati si sentano così a disagio. Per l'insegnante non motivato non ci sono problemi! Compito delle riforme (istituzionali, ordinamentali, curriculari ecc,,,) e della valutazione degli insegnanti è semplicemente costruire le condizioni di possibilità e di praticabilità di quella "posizione". Non la producono; ma, se c'è, la lasciano esprimere, la premiano, non la ostacolano. Le riforme non sostituiscono i soggetti, possono solo facilitare il loro cammino. Ciò chiarito e proprio perciò le riforme sono necessarie. Che non bastino non può funzionare da alibi per non volerle. Giovanni Cominelli

 
01/03/2010 - I bersagli non finiscono mai (Antonella Paolillo)

Insomma, c’è sempre qualcuno che va messo sotto esame: per Paola Mastrocola gli allievi (ma l’ incremento del numero degli esami è direttamente proporzionale all’incremento di competenze?), per Giovanni Cominelli i docenti. Purtroppo il male è più radicale è più profondo e l’ultimo accorato articolo di Feliciana Cicardi lo testimonia. La domanda (degli studenti, delle famiglie, della cosiddetta società) e l’offerta (della scuola) si incontrano sempre meno. Anzi non è più nemmeno tanto chiaro che cosa si chiede alla scuola. Sarebbe tempo di pensare sul serio ad una scuola diversa: il centralismo soffocante e mortificante l’abbiamo ampiamente sperimentato e ne vediamo i frutti. Un’altra via sarebbe praticabile: la via di una reale autonomia degli istituti, di comunità di docenti creativi e responsabili, di modelli di scuola efficaci ed esportabili ad altre scuole, in un circolo finalmente virtuoso di motivazione, di esperienze e di progetti. Intanto, come gli inglesi al Pub, possiamo continuare a giocare a freccette: di sicuro i bersagli non mancano.

RISPOSTA:

Supponiamo che la scuola che Lei auspica ci venga gentilmente e miracolosamente data domani. Secondo Lei gli 800.000 docenti oggi in servizio sarebbero capaci di starci dentro? O non bisognerebbe fare un gigantesco screening volto ad accertare il possesso delle competenze-chiave richieste per insegnare in questa scuola capace di educare? E, in base ai risultati, non bisognerebbe prendere delle misure per premiare i bravi sul piano economico, aggiornare i più deboli e licenziare gli incapaci? E perchè mai queste considerazioni si ridurrebbero a "giocare al bersaglio" con gli insegnanti? Questo Suo vittimismo approda ad un'unica conclusione conservatrice: non bisogna valutare i docenti! Ovvio che le riforme sono un puzzle: non basta una tessera, ci devono essere tutte. Ma ammetterà che la qualità del personale docente e dirigente è la chiave di tutto. Verificare tale qualità, migliorarla se possibile è la madre di tutte le questioni, è il pezzo decisivo del puzzle. Non mi pare che dire tutto ciò significhi prendersela con gli insegnanti. Al contrario, prende atto del ruolo strategico che essi svolgono per la società e per la scuola, si chiede che venga accertato nella pratica, premiato e riconosciuto. Giovanni Cominelli

 
01/03/2010 - Malascuola (Claudio Cremaschi)

Condivido a tal punto i ragionamenti di Cominelli, da aver scritto recentemente un libro sull'argomento. Malascuola, ed Piemme. http://malascuola.it

RISPOSTA:

...e va bene! allora scambiamoci i libercoli! Io leggerò il Suo e a Lei manderò il mio: "La scuola è finita... forse. Per insegnanti sulle tracce di sé". Poi ne discutiamo in qualche sede. Giovanni Cominelli

 
01/03/2010 - a.a.a. attendonsi ansiosamente proposte (Sergio Palazzi)

Anche stavolta concordo quasi in pieno con Cominelli, però mancano le conclusioni. Morto il concorsone sindacalistico di Berlinguer, che mi metteva personalmente in ansia e credo avrebbe bocciato non solo me, ma anche colleghi molto migliori di me, promuovendo invece i più conformisti, allineati a mode burocratico-didattichesi del momento, ancora ansiosamente attendesi PROPOSTA CONCRETA di metodi di valutazione. In un sistema agli antipodi del nostro per meccanismi di reclutamento, flessibilità della didattica etc., come quello USA, non sembra una brutta idea licenziare in blocco tutti i docenti di una scuola in cui metà dei ragazzi non raggiunge gli obiettivi previsti. Ma da noi? Se valuto le MIE prestazioni di docente confrontando le prestazioni dei MIEI diplomandi, pur nella difficoltà di confrontare classi, materie e scuole diverse, direi che il livello medio attuale sia tra 1/4 ed 1/10 di quello di 15 anni fa. Ergo, le mie capacità didattiche sono da 1/4 ad 1/10 di quelle che avevo appena rientrato nella scuola, dopo anni di ricerca industriale? Ma allora su quali fattori giudicarmi, il mio (minimale) ossequio a programmi giurassici da svolgere su libri di testo ordoviciani? O vedere se ho capacità di marketing nel proporre progetti immaginifici da tradurre in montagne di relazioni che nessuno legge? Oppure? E se paradossalmente davvero allora insegnavo 10 volte meglio perchè la permanenza nella scuola non mi aveva ancora ottuso le competenze ed tritato le conoscenze?

RISPOSTA:

Non ho fatto proposte di meccanismi di valutazione degli insegnanti, perchè ho già scritto al riguardo in altri articoli. Si può scegliere tra le esperienze francesi, tedesche, svizzere, inglesi, statunitensi. Nessuna è perfetta, si intende. In Internet si trovano informazioni approfondite e dettagliate oppure in Euridyce. Assumere come criterio di valutazione esclusivamente il rendimento dei ragazzi mi parrebbe ingiusto. Ci sono molti parametri (vedi il pentalogo americano) e molte modalità di accertamento delle competenze-chiave dei docenti (cfr. modello svizzero). Un solo parametro e una sola metodologia di accertamento non bastano. Occorre un mix. E' possibile mettere in piedi un sistema di valutazione. Ma il problema è che i sindacati e la politica finora hanno fatto orecchie da mercante o hanno fatto solo sparate ideologiche sia pro sia contro. Il paradosso è che la maggioranza degli insegnanti chiede la valutazione, ma la politica non si muove. Perciò tocca alle coscienze individuali muoversi, come sempre. Giovanni Cominelli

 
01/03/2010 - impresa titanica? (emilio molinari)

Seguo con molto interesse gli interventi di Cominelli e mi trovo sempre più concorde, la verità è che in Italia l'interesse dell'utenza è l'ultimo ad essere preso in considerazione,chiunque conosce come si compila l'orario scolatico lo sa bene... Occorre un ribaltamento dei valori su cui fondare il rapporto tra apprendimenti ed insegnamento, che deve essere valutato in modo chiaro. Tuttavia non ci sono strade indolori e senza costi: o il modello francese con 4mila ispettori fortemente preparati dal punto di vista didattico oppure la libera scelta sul modello di scuola da parte delle famiglie e contratti a tempo per i docenti sulla base dell'adesione al POF con i relativi impegni alla coerenza, alla rendicontazione, alla disponibilità alla verifica del lavoro svolto. Le statistiche dicono che il 60% della categoria è disponibile alla valutazione, ma resta una indubbia sacca di resistenze e di paure, il dibattito politico e nella categoria dovrebbe avere più coraggio o mi inganno?

 
01/03/2010 - valutazione (nicola itri)

Sono completamente d'accordo con l'analisi di Giovanni Cominelli. Qualsiasi riforma della scuola risulterà inefficace, se, nel contempo, non verranno effettuate. di pari passo una seria ed efficace valutazione e premiazione della professionalità degli insegnanti. Speriamo che il pdl Aprea trovi una rapida approvazione e applicazione.