BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ L’esperto: con Edimar anche i "bambini di confine" imparano come gli altri

Pubblicazione:

bambina_stuporeR375.jpg

Sono tutti competenti in una specifica materia. Aiutare un bambino nel calcolo matematico è diverso da potenziare il suo metodo di studio, ed è ancora diverso dall’aiutarlo nella comprensione di un testo o nella lettura veloce. Per ciascuna competenza il bambino ottiene una proposta d’aiuto specifica, personalizzata. Si parte cioè dalle sue caratteristiche individuali, della sua struttura neuropsicologica di base. È così che la zona di sviluppo prossimale - intuita da Vygotskij - diventa il punto di lavoro.

 

Risultati?

 

Per molti versi sorprendenti. I dati di questi primi tre anni ci hanno dimostrato che il 90 per cento dei bambini e ragazzi ce la può fare. All’interno della rete, gli specialisti lavorano, coinvolgendo le scuole, i sistemi sociali, le reti istituzionali, le famiglie. I numeri sono impressionanti, sono quasi 900 i bambini che vengono seguiti per un intero anno. Ancora più significativo il dato dei quasi mille bambini che hanno usufruito del nostro aiuto tramite l’intervento svolto con le scuole. Se cinque borsisti e pochi educatori riescono a centrare un simile obiettivo, significa che il modello è da imitare.

 

Ma a chi si rivolge il Centro per le Difficoltà di Apprendimento?

 

Ai “bambini di confine”. E cioè a quel 20/30 per cento di bambini che se non è aiutato non ce la farà. Ad aiutarli nei centri trovano esperti di cognizione, e questo fa sì che si risolva il problema dell’eccessiva patologizzazione dei bambini di confine. Oggi si sente tanto parlare di dislessia, discalculia, disturbi dell’attenzione, tutte patologie del sistema nervoso centrale. Ma non bisogna confondere questi casi con i bambini che fanno fatica ed hanno bisogno d’aiuto. Solo così si consegue quasi sempre il risultato della normalizzazione del profilo.

 

Perché secondo lei la scuola italiana fa così “fatica” con la matematica e da cosa dipende?

 

La formazione dei docenti in questi ambiti è molto difficile da progettare quindi è necessario che anche le università se ne facciano carico. Occorre una formazione multidisciplinare. Non basta la specificità delle conoscenze o delle competenze di matematica, lettura o scrittura. Occorre capire l’importanza di quello che prima definivo “sistema di sviluppo prossimale” nell’intero processo evolutivo. Mi rendo conto però che formare così gli insegnanti da un punto di vista di sistema è molto complesso.

 

Qual è allora la principale innovazione sperimentata nel Centro di cui lei è direttore scientifico?



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
10/03/2010 - La fatice della conoscenza (Maria Grazia Discoli)

Che bello questo articolo!Secondo me ormai questo tipo di problemi non riguarda più solo "i bambini di confine" perchè l'emergenza educativa tocca moltissimi ragazzi che soffrono di un grande deserto di significati e di presenze adulte. Imparare sta diventando sempre più difficile in assenza di maestri appassionati e capaci di sfidare la libertà dei più giovani. Sarebbe bello conoscere più da vicino questa esperienza per potere, noi grandi, imparare a leggere le fatiche anche cognitive dei ragazzi come fatiche che riguardano l'amore e la conoscenza.