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SCUOLA/ Lucignolo contro i buoni maestri: chi vince la battaglia?

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Per comprendere meglio la situazione è bene considerare che la popolazione degli insegnanti e la loro condizione di salute potrebbe essere rappresentabile con una piramide a tre piani.

 

L’apice: composto da coloro che sono vittime di una psicopatologia franca come molti di coloro che si considerano vittime di complotti. Si dovrà pensare, insieme al mondo medico-scientifico, ad individuarli, agganciarli e curarli affinché non arrechino danni a se stessi e agli studenti ignari del rischio di logoramento mentale cui va soggetta la classe docente. L’intervento, ad opera di personale specializzato, deve tendere a perseguire la guarigione della persona.

 

Lo strato intermedio: popolato da coloro che sono in condizione di burnout. Deve essere messo a punto quello che gli anglosassoni chiamano il social support, che si traduce nella creazione di strutture di ascolto, informazione, condivisione, counselling e - all’occorrenza - sostegno psicologico. L’obiettivo delle suddette iniziative consiste nell’evitare all’insegnante in difficoltà quei sentimenti di vergogna e isolamento, tipici della persona che si trova ad affrontare questa fase transitoria. Intervenire per tempo è fondamentale poiché la situazione, anziché regredire, può evolvere verso la patologia psichiatrica e giungere a perdere le facoltà di critica e giudizio, scambiata per azione di mobbing dall’interessato.

 

La base: vi si trovano coloro che sono in buona salute. Ci si deve occupare di preservare la loro condizione che è a rischio di logoramento psicofisico. Formare e informare tutti i docenti e i loro dirigenti scolastici – potenzialmente a rischio essi stessi – prevenendo adeguatamente come indicano le recenti indicazioni legislative in tema di sicurezza negli ambienti di lavoro.

 

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COMMENTI
10/03/2010 - Disagio: sììììììììììììì ! (ivano sonzogni)

Ai medici di famiglia è stato riconosciuto un aumento contrattuale di 180 euro mensili, agli insegnanti il governo sembra orientato ad offrirne 12! Evidentemente il disagio non è solo mentale. E' chiaro però che anche solo il martellamento a cui è sottoposto l'ambiente scolastico in questi ultimi anni rischia di aggravare il disagio degli insengnanti. Non voglio tornare sugli argomenti ben trattati nell'articolo, ma dichiaro che io personalmento vorrei una via di uscita dalla scuola, non verso la pensione (ho 52 anni), ma verso un altra attività nel comparto pubblico. Ho cercato lavoro, ma non ho ottenuto offerte interessanti, eppure anche solo di fronte ad una "riforma epocale" che non condivido ritengo che se questa vuole avere successo deve essere affrontata da personale che la condivide o che sia disposto a piegarsi alla sua logica. Ritengo poi che affrontare la questione del disagio mentale debba significare anche selezionare il personale con test psico-attitudinali (bisognerebbe farlo anche per i politici, ma questo è un altro problema), per evitare di introdurre nel personale persone non in grado di affrontare le tensioni tipiche di un lavoro basato in buona parte sulla relazione personale.

RISPOSTA:

Innanzitutto la ringrazio per aver apprezzato l'articolo e avuto il coraggio di postare il suo prezioso commento. Lei riesce a sdrammatizzare molto bene e quest o è un punto di forza a suo favore. La consapevolezza è il primo passo indispens abile a prevenire il rischio maggiore. Tuttavia desidera una via di uscita dall a scuola, non verso la pensione come molti altri del resto! In questo forum potrebbe condividere la sua ricerca http://www.orizzontescuola.it/forum e trovare l'occupazione degna della sua prof essionalità acquisita negli anni. Ma la scuola perderebbe un altro docente in ga mba...Non sono invece d'accordo sulla sua proposta di test psico-attitudinale d' ingresso per verificare la capacità di gestione delle molteplici relazioni(stude nti, colleghi, genitori e dirigenti scoalstici). Piuttosto sarebbe utile monitor are in itinere tutto il personale e/o introdurre un anno sabbatico retribuito al duplice scopo di aggiornarsi periodicamente e recuperare le energie profuse ann o dopo anno. I docenti universitari l'hanno già e negli USA è obbligatorio ogni sette per tutti! Quanti ai politici...mi auguro ci leggano e sollecitino il MINISTRO a rispondere all'interrogazione parlamentare che può leggere interamente qui http://www.burnout.blogscuola.it/ Cordialmente, Anna Di Gennaro