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SCUOLA/ Lucignolo contro i buoni maestri: chi vince la battaglia?

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Molti validi testi sono stati considerati sorpassati. Tra questi la storia del burattino Pinocchio che non aveva voglia di andare a scuola ma preferiva il paese dei balocchi dove non gli veniva richiesta alcuna fatica. La metafora della vita, da pezzo di legno a bambino in carne e ossa, resta estremamente attuale. Crescere comporta impegno e perseveranza, autodisciplina e desiderio d’imparare.

 

Solo la conoscenza ci permette di scegliere mentre l’ignoranza ci precludere la possibilità di farlo con cognizione di causa. Oltre ai genitori e alla famiglia occorrono maestri: finalmente questo nome semplice, nobile e genuino torna a riempire di significato i discorsi pubblici dei non addetti ai lavori e gli articoli degli opinionisti di conseguenza. Ciascuno di noi ha avuto maestri di vita: talvolta professori indimenticabili talaltra educatori dell’oratorio, sacerdoti o adulti incontrati quasi per caso.

 

Tuttavia l’osservazione sistematica della salute psicofisica della categoria docente ha evidenziato negli anni, a partire dal lontano 1979 quando venne pubblicato uno studio intitolato Insegnare logora? Studi e Ricerche Cisl-Sinascel e Università di Pavia su campione statistico di 2.000 educatori, una crescente perdita di prestigio sociale causato dagli stereotipi delle lunghe vacanze e dal privilegio del mestiere part time.

 

L’obiettivo del suddetto studio era quello di appurare quanto fossero a rischio di usura le prime vie respiratorie ed in particolare le corde vocali dei maestri intervistati cui venne chiesto di compilare un questionario. Inaspettatamente già allora il 30% degli intervistati dichiarò di fare abitualmente uso di psicofarmaci ai tempi prescritti unicamente da medici specialisti. Da molti anni però li prescrivono anche i medici di medicina generale e il loro uso e abuso è divenuto un serio problema.

 

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COMMENTI
10/03/2010 - Disagio: sììììììììììììì ! (ivano sonzogni)

Ai medici di famiglia è stato riconosciuto un aumento contrattuale di 180 euro mensili, agli insegnanti il governo sembra orientato ad offrirne 12! Evidentemente il disagio non è solo mentale. E' chiaro però che anche solo il martellamento a cui è sottoposto l'ambiente scolastico in questi ultimi anni rischia di aggravare il disagio degli insengnanti. Non voglio tornare sugli argomenti ben trattati nell'articolo, ma dichiaro che io personalmento vorrei una via di uscita dalla scuola, non verso la pensione (ho 52 anni), ma verso un altra attività nel comparto pubblico. Ho cercato lavoro, ma non ho ottenuto offerte interessanti, eppure anche solo di fronte ad una "riforma epocale" che non condivido ritengo che se questa vuole avere successo deve essere affrontata da personale che la condivide o che sia disposto a piegarsi alla sua logica. Ritengo poi che affrontare la questione del disagio mentale debba significare anche selezionare il personale con test psico-attitudinali (bisognerebbe farlo anche per i politici, ma questo è un altro problema), per evitare di introdurre nel personale persone non in grado di affrontare le tensioni tipiche di un lavoro basato in buona parte sulla relazione personale.

RISPOSTA:

Innanzitutto la ringrazio per aver apprezzato l'articolo e avuto il coraggio di postare il suo prezioso commento. Lei riesce a sdrammatizzare molto bene e quest o è un punto di forza a suo favore. La consapevolezza è il primo passo indispens abile a prevenire il rischio maggiore. Tuttavia desidera una via di uscita dall a scuola, non verso la pensione come molti altri del resto! In questo forum potrebbe condividere la sua ricerca http://www.orizzontescuola.it/forum e trovare l'occupazione degna della sua prof essionalità acquisita negli anni. Ma la scuola perderebbe un altro docente in ga mba...Non sono invece d'accordo sulla sua proposta di test psico-attitudinale d' ingresso per verificare la capacità di gestione delle molteplici relazioni(stude nti, colleghi, genitori e dirigenti scoalstici). Piuttosto sarebbe utile monitor are in itinere tutto il personale e/o introdurre un anno sabbatico retribuito al duplice scopo di aggiornarsi periodicamente e recuperare le energie profuse ann o dopo anno. I docenti universitari l'hanno già e negli USA è obbligatorio ogni sette per tutti! Quanti ai politici...mi auguro ci leggano e sollecitino il MINISTRO a rispondere all'interrogazione parlamentare che può leggere interamente qui http://www.burnout.blogscuola.it/ Cordialmente, Anna Di Gennaro