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SCUOLA/ Docenti mal pagati, studenti demotivati: come uscire dalla mediocrità?

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Non basta più che l’insegnante sia presente e che parli: per essere indotti ad ascoltarlo occorrono gli effetti speciali. Ma c’è ancora di più. Per apprendere non basta partecipare in modo attivo alle lezioni occorre anche del tempo da impiegare per un’assimilazione personale degli argomenti trattati a scuola. Quanto tempo? Venti minuti per ogni ora di lezione? Fanno dieci ore alla settimana, più le trenta a scuola fanno quaranta ore. Se poi le ore di scuola fossero trentasei il totale salirebbe a quarantotto. Pochi adulti lavorano tante ore!

 

Gli studenti perciò si autoriducono il lavoro scolastico, che così perde di qualità e perciò di gusto: diventa disgustoso. Come stupirsi allora che già alle medie i ragazzi maturino disistima e disaffezione nei confronti della scuola, disistima e disaffezione che in molti casi diventa ostilità, talvolta furibonda, come testimoniano i non rari casi di grave vandalismo a danno delle strutture scolastiche.

 

Gli orari ipertrofici e gli insegnanti con scarsa professionalità producono una scuola che, invece di favorire l’apprendimento, lo impedisce. Naturalmente ci sono le eccezioni, ma come abbiamo già detto, le eccezioni confermano la regola. Che fare allora? Meno ore di lezione e insegnanti con maggiore professionalità. Un orario di servizio a tempo pieno, che copra tutte operazioni necessarie ad una didattica di qualità. Uno stipendio adeguato che non faccia sfigurare chi sceglie la carriera dell’insegnante nei confronti dei compagni di università che scelgono altre carriere e che non induca ad un secondo lavoro.

 

Questi sono solo alcune delle azioni necessarie per affrontare l’emergenza educativa, sono però azioni indispensabili. Tutto ciò vale al cento per cento per la scuola secondaria di secondo grado (dai quattordici anni in su). Anche per la primaria e per la secondaria di primo grado le considerazioni fatte mantengono tutta la loro validità. Occorre però anche tener conto della necessità di un babysitting di qualità per i bambini e i preadolescenti delle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano a tempo pieno. Questo è un altro discorso e non è detto che soddisfare questa necessità sia compito precipuo ed esclusivo della scuola, anzi non è detto che il fatto che più tempo a scuola sia la migliore risposta a questo bisogno sociale.



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COMMENTI
12/03/2010 - un affondo (Alessandro Pirola)

Realistica impostazione. Il tema economico ha una possibile soluzione: il costo di un alunno in una scuola libera è molto minore rispetto a quella di stato. Una seria valorizzazione di tali imprese sociali libererebbe molte risorse utili a remunerare il merito. L'esperienza del buono scuola è positiva, si potrebbe proseguire con il a mettere a disposizione adeguati edifici scolastici da parte dello stato o delle regioni, cominciando dalle più virtuose (si accettano promesse). Quanto ai ragazzi si potrebbe introdurre qualche ora facoltativa ed una seria valorizzazione di attività exstrascolastiche: teatro, sport, associazionismo, iniziative sociali, pubblicistica, ecc Alessandro Pirola

 
12/03/2010 - Un problema alla volta (alberto fornari)

Il titolo dell'articolo circoscrive il problema alla questione economica e mi sembra un pregio: non vuole risolvere tutto, ma esaminare se il fattore economico/professionale/orario incide sulla qualità educativa. Questo è l'argomento, di questo discutiamo, senza debordare in altre questioni, importanti certamente, ma, appunto, altre. Ed ulteriore pregio dell'articolo è di essere svolto con un linguaggio comprensibile e concreto, cosa tutt'altro che scontata, anche su queste pagine. E non si può che essere pienamente d'accordo perchè il fattore orario ed economico incide fortemente su qualsiasi lavoro: un'impostazione che fin dall'inizio non consente soddisfazioni economiche e dilata, o restringe, il tempo del lavoro in modo non funzionale all'obiettivo del lavoro stesso, costituisce oggettivamente un handicap alla realizzazione della professionalità. Ripartiamo dunque da uno stipendio ed un orario significativi, sia per gli insegnanti che per gli studenti. Sarebbe un ottimo punto di partenza!

 
12/03/2010 - Emergenza Educativa (Daniele Prof Pauletto)

Tocco qualche aspetto del suo intervento "E’ ben noto che il tempo durante il quale si può stare attenti è limitato, però si pretende che i nostri studenti stiano attenti per un minimo di cinque ore di fila per sei giorni alla settimana con brevissime interruzioni fra una lezione e l’altra. Il risultato è che per molto tempo, durante la mattinata di scuola, gli studenti fanno altro ....ingannano la noia ... si abituano a non ascoltare l’insegnante..." Howard Rheingold studioso futurista americano segnala che la risorsa più importante ma scarsa nelle scuole americane è l'ATTENZIONE, o più precisamente infotention , Come possiamo imparare e praticare nuove forme di attenzione nell'era digitale? con gli studenti Nativi Digitali, o come altri autori con la Generation2000+o (M2Generation). "Non basta più che l’insegnante sia presente e che parli ...per essere indotti ad ascoltarlo occorrono gli effetti speciali" Siamo alla fine della lezione frontale ? Riuscirà un docente formato nell'era di Gutenberg a dialogare con i discenti ? "Come stupirsi allora che già alle medie i ragazzi maturino disistima e disaffezione nei confronti della scuola, disistima e disaffezione che in molti casi diventa ostilità, talvolta furibonda ..." Se il modello del docente tradizionale è in crisi di fronte agli studenti di oggi, cosa succederà tra 10 anni ? Se la scuola resterà la stessa di oggi è facile prevedere che l'Emergenza Educativa esploderà ? Prof Daniele Pauletto

 
11/03/2010 - Una classe docente inadeguata perché mal pagata? (Salvo Piccinini)

Ma non vi sembra banale ridurre la questione della proficuità dell'insegnamento a un problema di ore e soldi? Io insegno. Se non mi pagano quanto un collega irlandese, allora insegnerò peggio? Se anziché avere a disposizione quattro ore a settimana per insegnare latino ne avrò tre, insegnerò meglio? Rimango basito nel leggere certe argomentazioni. In realtà come sanno tutti coloro che hanno letto la riforma senza pregiudizi, essa serve solo a fare cassa, infatti è piena di contraddizioni interne. Al liceo linguistico si studierà il latino al biennio ma non al triennio, con evidente risparmio di ore e soldi. Ma con quale utilità per gli alunni? Non studiando letteratura latina saranno in grado di capire meglio le letterature moderne presenti nel curriculum? Al linguistico diminuiscono le ore di lingua straniera (!) in compenso vengono introdotti due insegnamenti non linguistici in lingua straniera. Ma chi le insegnerà? Troveremo la soluzione all'italiana di un megacorso abilitante? La filosofia viene ridotta a 2 ore a settimana (linguistico e scientifico). Mi si vuole far credere che ciò serva alla crescita culturale dei ragazzi? Dopo quali sperimentazioni e quali risultati oggettivi si è riformata la scuola? Due scuole su tutto il territorio, come è stato recentemente risposto (con un certo imbarazzo) a un convegno nazionale? Mah ... L'emergenza educativa c'è, ma non mi si dica che si risolve con il taglia e cuci.

 
11/03/2010 - PROPOSTA: SEZIONI SPERIMENTALI (Gilberto Gobbo)

Finalmente un articolo che parla il linguaggio del lavoro nella scuola e non il linguaggio di chi teorizza sul lavoro e sulla didattica parlando il politichese della programmazione! "Meno ore di lezione e insegnanti con maggiore professionalità. Un orario di servizio a tempo pieno, che copra tutte operazioni necessarie ad una didattica di qualità. Uno stipendio adeguato che non faccia sfigurare chi sceglie la carriera dell’insegnante nei confronti dei compagni di università che scelgono altre carriere e che non induca ad un secondo lavoro". Sono pienamente d'accordo! Si sperimenti questo modello: si prendano delle sezioni all'interno di una scuola - parlo di licei -e si imposti la didattica riducendo le materie, aumentando le ore di insegnamento e proponendo il tempo pieno per gli insegnanti, pagandoli adeguatamente, cioè riducendo gli stipendi del pubblico spropositati - manager, dirigenti, politici etc. -!!!! Dunque, si valuti il lavoro, i risultati, le risorse etc.; si introducano le misure di miglioramento ed avanti! Ci sono materie di base che vanno sviluppate in un certo modo; altre materie (ex. inglese, latino) la cui efficcia formativa si fonda su alcune prerogative pratiche: perché fare tanta letteratura e poco laboratorio? E' evidente che la materia diventi a lungo andare noiosa! Perché nessuno ha il coraggio di creare delle sezioni sperimentali e verificare poi il risultato?

 
11/03/2010 - Come uscire dalla mediocrità (Carmela Cossa)

Le osservazioni e le argomentazioni contenute nell'articolo sono pienamente condivisibili, ma non sono sufficienti per uscire dalla mediocrità che attanaglia e soffoca la nostra scuola. Per ottenere tale risultato non bastano gli interventi - sia pure indispensabili - sugli stipendi e sugli orari di servizio dei docenti e sulle ore di studio degli alunni, e neppure una didattica di qualità fine a sé stessa: è necessario, infatti, intervenire alla radice e lavorare sulle cause del problema. Senza solidi fondamenti antropologici ed etici, senza una concezione condivisa dell'uomo fondata sulla verità, senza ideali elevati da perseguire mediante le vie della giustizia, nessuna riforma della scuola potrà mai ottenere risultati positivi e durevoli. La scuola assimilata ad un'azienda in cui si producono tappi per bottiglie (da essa dovrebbero uscire pezzi di ingranaggio da inserire nella realtà socio-economica del territorio) e in cui il successo si misura unicamente in termini di profitto economico (più alunni promossi uguale più alunni iscritti uguale più fondi erogati dallo stato), non potrà mai assolvere al suo compito fondamentale, che è quello di formare cittadini capaci di scelte positive e umanizzanti, che possono scaturire soltanto dalla loro capacità di amare secondo giustizia e verità. In quanto ai fondi, poi, perché non ricorrere anche nella scuola statale post-obbligo al contributo delle famiglie, prevedendo adeguati bonus per gli alunni meritevoli e più disagiati?

 
11/03/2010 - neanche per i braccianti basta contare le ore (Sergio Palazzi)

L'impostazione pare viziata da schemi già visti anche nei vecchi forum di Moratti: tempo pieno o parziale, quanto si sta a scuola, eccetera. Partiamo dai fatti: il tempo di lavoro dell'insegnante non può, materialmente, essere svolto interamente a scuola, perché è raro trovare scuole che diano all'insegnante spazi fisici per lavorare decorosamente: studioli, pc usabili come e quando serve, biblioteche sempre accessibili... Proprio l'insegnante che vuole fare un lavoro di qualità per più delle famose 18 h NON PUO' CHE lavorare a casa o comunque fuori dalla scuola. Già da qui, se un insegnante fa veramente il proprio lavoro, andrebbe pagato come se facesse un orario almeno doppio rispetto alle 18 h. Mi pare succeda in Francia, dove l'ora di cattedra è pagata un multiplo rispetto alle ore di servizio di un dipendente di pari qualifica. Vexata quaestio "secondo lavoro": se un professionista (chimico, ingegnere, editor) porta a scuola la propria esperienza,insegna meglio e una seria valutazione della didattica dovrebbe premiarlo; chi lavora male dovrebbe essere punito ipso facto, non importa se per colpa di secondo lavoro, famiglia o accidia. Idem per il tempo scuola degli studenti: 36 h svolte sensatamente possono reggersi meglio di 25 di docenza sciatta e irresponsabile. Suggerisco il fresco saggio http://www.nytimes.com/2010/03/07/magazine/07Teachers-t.html?ref=magazine, per confrontarsi con gli approcci di un sistema opposto al nostro circa reclutamento e valutazione.

 
11/03/2010 - Cambiare punto di vista per uscir dalla mediocrità (enrico maranzana)

"Non basta più che l’insegnante sia presente e che parli" esprime con chiarezza il modello di scuola a cui fa riferimento l'articolista. Si tratta di una concezione superata, inefficace e demotivante. I nuovi regolamenti per il riordino delle superiori contengono alcuni lieviti che, se non saranno opportunamente allevati, perderanno la loro forza. Il primo riguarda l'esplicitazione della finalità del servizio scolastico: i profili professionali elencano le competenze generali che la scuola, unitariamente e sinergicamente, deve perseguire. Il secondo ha forza rivoluzionaria: si tratta della didattica di laboratorio prescritta nei licei per gli insegnamenti scientifici e che, negli istituti tecnici, deve diventare prassi ordinaria. Nelle aule dovrà essere valorizzata l'esperienza diretta, su di essa radicheranno le conoscenze. L'insegnamento cattedratico, per regole, servirà esclusivamente a fornire le informazioni necessarie alla soluzione dei problemi oggetto di studio. Concludendo ricordo che l'insegnamento del latino e del greco, la cui valenze formativa è accertata, si fonda sulla didattica laboratoriale: gli studenti, quando effettuano una traduzione, analizzano dati, formulano ipotesi, ottengono e validano i risultati ottenuti.