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SCUOLA/ Vince il tempo pieno: ma più ore in classe vuol dire più qualità?

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Nei giorni scorsi si è assistito ad un coro di giubilo unanime, sui giornali, per i primi (provvisori e ufficiosi) numeri relativi alle iscrizioni della scuola primaria. Come suggerito e previsto dal CIDI (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) la maggior parte delle famiglie italiane ha scelto il tempo pieno, e si registra un aumento anche nelle regioni in cui tradizionalmente questa opzione era minoritaria. Sono in diminuzione, invece, i moduli orari con un numero inferiore di ore (24 o 27).


La senatrice del PD Manuela Ghizzoni ha affermato che la scelta delle famiglie si spiega in un solo modo: «Vogliono la qualità e qualità significa un'offerta formativa ricca». Di fronte a questi dati c’è da chiedersi se davvero più tempo scuola vuol dire automaticamente e sempre maggiore qualità. Stiamo parlando, infatti, di bambini che saranno a scuola anche il pomeriggio, e questo, in alcuni casi potrebbe costituire effettivamente un arricchimento, ma non è detto che sia sempre così.


Capita spesso, per esempio, che alcuni insegnamenti fondamentali, come italiano e matematica, siano relegati nelle ultime ore del pomeriggio. Il motivo della scelta del tempo pieno è davvero quello di facilitare l’apprendimento, oppure non prevale talvolta la salvaguardia di posti di lavoro e di situazioni di comodo?


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COMMENTI
12/03/2010 - 34 ore sono troppe a 19 anni e 40 sono poche a 6? (Sergio Palazzi)

...è un mondo difficile, si diceva una volta. Io ho SOFFERTO vedendo mia figlia andare a scuola per BEN 30h alla settimana alle elementari, e ora alle medie; certo, ho la fortuna di una nonna sempre pronta ad ospitarla e accudirla. In compenso mi sento dire che tenere a scuola per 34h ragazzoni di 18 anni (non per forza seduti in un banco, ma anche in laboratorio, palestra, biblioteca) sia una inutile crudeltà. In entrambi i casi, ho l'impressione che sia irrilevante CIO' CHE SI FA, COME e PERCHÉ, in quelle ore. Al mattino i bimbi devono fare poche ore, soprattutto di italiano e matematica, si commenta: dando per scontato che le altre 25-30h siano di serie B? Che, tra l'altro, l'alfabetizzazione linguistica e quella logico-scientifica siano conseguibili solo durante le ore etichettate come "italiano" e "matematica"? Sembra di fare due passi indietro rispetto a Gentile! Purtroppo, confrontando il ruolo della scuola di base e di quella superiore, che esce anche da queste pagine, si dà all'ente-scuola un senso praticamente opposto: da un lato, sostituto totalitario (48h!) di ogni altra "agenzia" educativa o assistenziale, dove tuttavia il tempo dedicato all'apprendimento "vero" sia minimo (senza però il coraggio di chiamarlo "posteggio a tempo pieno"); dall'altro, pare ovvio che la formazione culturale, civica, lavorativa etc. del giovane adulto si possa raggiungere timbrando il cartellino poche ore alla settimana su una dozzina di materie diverse. É proprio un mondo difficile!

 
12/03/2010 - scuola di qualità (Piero Atzori)

mi pare si debba separare una scuola di qualità al mattino, per quattro ore, con il massimo possibile di investimento, da una scuola pomeridiana, dove il bambino vada lasciato più libero e vada seguito da personale non necessariamente ai massimi livelli. Dunque mi pare assurdo relegare l'italiano e la matematica al pomeriggio.