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REGOLAMENTI GELMINI/ 1. Il preside: alle scuole professionali serve meno astrazione e più laboratori

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E’ un fatto che la più grave malattia della scuola italiana è l’astrazione, l’enciclopedismo, riflessi dell’assenza di significati; il che lascia in uno studente di oggi la convinzione che, rispetto alla scuola, “la vita è un’altra cosa”. Come preside di un Istituto Professionale (dopo aver fatto esperienza diretta di vent’anni di liceo) vorrei collaborare nel mio piccolo a rivalutare questi luoghi e capisco che la sfida è quella di ridare pari dignità didattica e formativa al lavoro e alla cultura, al fare ed al suo significato, ma soprattutto di aiutare a ritrovare ogni giorno passione ed energia anche nello studio.


Da questo punto di vista, nonostante i gravi limiti che contiene e che non è questo il luogo per descrivere, credo che l’avvio dell’attuale Riordino del secondo ciclo presenti un'interessante, ed in questo momento unica, opportunità. In caso contrario in pochi anni smarriremo il “capitale” sociale, culturale e professionale accumulato nelle esperienze pluridecennali e perderemo la sfida del lavoro e delle professioni di un mondo che nel mutare non ci attende.


In questa prospettiva il lavoro iniziato da tempo a scuola ora si accelera. Fin’ora si è trattato innanzitutto di puntare con decisione ad attività che rinnovassero e rafforzassero l’identità storica della scuola, un glorioso istituto del legno, del mobile e del commercio che ha disseminato la Brianza ed il mondo di ex alunni (l’altro ieri mi è giunta una mail da Bangkok). D’altra parte non c’è rinnovamento senza riscoperta originale di una tradizione ricevuta.


Quindi, a partire da qui, si è trattato di promuove attività che contribuissero ad offrire all’esterno un'immagine dell’offerta formativa più corrispondente alla realtà che ai clichè del “falegname col pennello in mano”: tra queste la meglio riuscita è stato il lavoro per diverse mattinate con gli alunni delle terze medie sui banchi della falegnameria, rivivendo con loro ed in stretta collaborazione con le loro scuole, tutto il percorso progettuale e realizzativo di un oggetto.

 

 

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COMMENTI
16/03/2010 - La scuola a servizio dell'uomo (enrico maranzana)

I nuovi regolamenti per i professionali all'art. 5 comma 2 d) recitano:i percorsi "si sviluppano soprattutto attraverso metodologie basate su la didattica di laboratorio, anche per valorizzare stili di apprendimento induttivi; l'orientamento progressivo, l'analisi e la soluzione dei problemi relativi al settore produttivo di riferimento; il lavoro cooperativo per progetti; la personalizzazione dei prodotti e dei servizi attraverso l'uso delle tecnologie e del pensiero creativo .." che in sintesi significa una didattica "a crescere" finalizzata a promuovere processi d'astrazione. In altri termini: la norma disegna un servizio al servizio dello studente, mirato allo sviluppo delle sue potenzialità: non devono essere precluse le possibilità di ascendere ai gradi più elevati della cultura. La natura del compito esige il coordinamento di tutte le attività d'istituto, di una visione unitaria del servizio, d'ipotesi di intervento e del feed-back .. vale a dire dell'assunzione di responsabilità da parte degli organismi collegiali che, da anni e sistematicamente, eludono la legge. In quest'ottica é importante focalizzare e riflettere sull'affermazione: "passaggio dalla collegialità alla cooperazione professionale", espressione di un'idea di scuola che rigetta le indicazioni del nostro parlamento, classificate nell'articolo come "sbagliate".