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REGOLAMENTI GELMINI/ 1. Il preside: alle scuole professionali serve meno astrazione e più laboratori

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Per capire meglio come “innovare” si sono rivelati vitali i rapporti internazionali di questi anni, per favorire il confronto e lo scambio con le esperienze europee più avanzate. Basta andare in Germania, Francia e Spagna per accorgersi come da noi politica, sindacalismo e amministrazione hanno trascurato, dalla fine degli anni ’80, un reale rinnovamento della scuola tecnica e professionale.


Dal punto di vista dell’organizzazione didattica la progettazione tenta di seguire contemporaneamente due binari paralleli: l’accompagnamento delle difficoltà e delle debolezze (specie di energia e motivazione) per il loro recupero; la valorizzazione dei meriti, delle capacità fino alle eccellenze. Sono due componenti indispensabili allo stesso cammino, in certe attività chiamate ad occuparsi fattivamente l’una dell’altra.


Ora, attraverso il Riordino attuale, il lavoro a scuola punta all’utilizzo dei limitati spazi di autonomia e flessibilità, cercando di utilizzare anche le possibilità che scaturiscono dai percorsi di Istruzione e Formazione proposti dalla collaborazione con la Regione Lombardia. I tentativi allo studio: incrementare il sapere pratico e la cultura del lavoro, riducendo l’eccesso di astrattismo con la soppressione di alcune materie del Piano nazionale allo scopo di dare peso a quelle professionali già dal biennio; ridare peso ai laboratori, alle compresenze (laddove necessarie), operando anche con gli spazi orari ridotti a 50’.


Ma la vera sfida, l’abbiamo già visto, è sul piano della metodologia didattica: iniziare a scrivere per competenze e abilità i percorsi dell’imparare, ricercando i continui contatti tra teoria e pratica; individuare le nuove conoscenze scientifiche e tecniche indispensabili per l’insegnamento attivo in quei percorsi; rivedere l’orario delle lezioni per fare spazio a tutto questo.


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COMMENTI
16/03/2010 - La scuola a servizio dell'uomo (enrico maranzana)

I nuovi regolamenti per i professionali all'art. 5 comma 2 d) recitano:i percorsi "si sviluppano soprattutto attraverso metodologie basate su la didattica di laboratorio, anche per valorizzare stili di apprendimento induttivi; l'orientamento progressivo, l'analisi e la soluzione dei problemi relativi al settore produttivo di riferimento; il lavoro cooperativo per progetti; la personalizzazione dei prodotti e dei servizi attraverso l'uso delle tecnologie e del pensiero creativo .." che in sintesi significa una didattica "a crescere" finalizzata a promuovere processi d'astrazione. In altri termini: la norma disegna un servizio al servizio dello studente, mirato allo sviluppo delle sue potenzialità: non devono essere precluse le possibilità di ascendere ai gradi più elevati della cultura. La natura del compito esige il coordinamento di tutte le attività d'istituto, di una visione unitaria del servizio, d'ipotesi di intervento e del feed-back .. vale a dire dell'assunzione di responsabilità da parte degli organismi collegiali che, da anni e sistematicamente, eludono la legge. In quest'ottica é importante focalizzare e riflettere sull'affermazione: "passaggio dalla collegialità alla cooperazione professionale", espressione di un'idea di scuola che rigetta le indicazioni del nostro parlamento, classificate nell'articolo come "sbagliate".