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REGOLAMENTI GELMINI/ 1. Il preside: alle scuole professionali serve meno astrazione e più laboratori

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Ci hanno provato nel 1992 e nel 2002 e purtroppo l’Istituto Professionale che esce dal nuovo Regolamento Gelmini ricalca quei modelli e quelle scelte. Come i dati documentano, allora questo collaborò (non certo come unica causa) al lento declino delle iscrizioni. Mi colpisce sempre notare come il “palazzo” sia sempre poco disposto ad imparare dalla scuola reale. Eppure tutte le associazioni artigiane questa volta l’avevano detto chiaro. Confindustria no, perché a loro interessano solo i tecnici.


Invece, ora come allora, si aumentano le discipline teoriche (inserite fisica e chimica al biennio, dopo aver piazzato lì già diritto ed economia), a scapito dei laboratori e di quelle professionali, rimandate al triennio. Poi, meno integrazione con l’alternanza in azienda, salvo la Terza Area delle classi quarte e quinte che però già dall’anno prossimo sparisce anche lì.


Eppure gli Istituti Professionali (con i Tecnici) sono stati da sempre un luogo in cui impresa e artigianato hanno attinto preziose risorse umane, specialmente fino alla fine degli anni ‘80.
Negli ultimi due decenni questi hanno subito un vero e proprio processo di svalutazione rispetto alle scuole che tutti credono “alte” come i licei. Svalutazione che molto spesso ha fatto, soprattutto dei Professionali, una sorta di “parcheggio” per i giovani non portati agli studi teorici.


E’ stato questo l’esito non solo di processi sociali o di riforme sbagliate, ma soprattutto di una deformazione culturale che ha condotto alla attuale discriminazione tra lavoro e cultura, dove solo quest’ultima, umanistica, intellettuale, ha ricevuto la necessaria considerazione. Esattamente l’opposto, ad esempio, della grande e millenaria cultura benedettina o, per venire ai tempi nostri, dei modelli pavoniani o salesiani.


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COMMENTI
16/03/2010 - La scuola a servizio dell'uomo (enrico maranzana)

I nuovi regolamenti per i professionali all'art. 5 comma 2 d) recitano:i percorsi "si sviluppano soprattutto attraverso metodologie basate su la didattica di laboratorio, anche per valorizzare stili di apprendimento induttivi; l'orientamento progressivo, l'analisi e la soluzione dei problemi relativi al settore produttivo di riferimento; il lavoro cooperativo per progetti; la personalizzazione dei prodotti e dei servizi attraverso l'uso delle tecnologie e del pensiero creativo .." che in sintesi significa una didattica "a crescere" finalizzata a promuovere processi d'astrazione. In altri termini: la norma disegna un servizio al servizio dello studente, mirato allo sviluppo delle sue potenzialità: non devono essere precluse le possibilità di ascendere ai gradi più elevati della cultura. La natura del compito esige il coordinamento di tutte le attività d'istituto, di una visione unitaria del servizio, d'ipotesi di intervento e del feed-back .. vale a dire dell'assunzione di responsabilità da parte degli organismi collegiali che, da anni e sistematicamente, eludono la legge. In quest'ottica é importante focalizzare e riflettere sull'affermazione: "passaggio dalla collegialità alla cooperazione professionale", espressione di un'idea di scuola che rigetta le indicazioni del nostro parlamento, classificate nell'articolo come "sbagliate".