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REGOLAMENTI GELMINI/ 3. Il preside (istituto tecnico): e ora che si fa con questa riforma?

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E’ innanzitutto una questione di metodo e di scelta condivisa delle finalità di istruzione e di formazione che una lettura attenta dei Regolamenti della riforma esigono per chi si appresta alla ri-modellazione dell’offerta formativa: in attesa di una definizione da parte del Ministero può essere utile cogliere questa circostanza come occasione di una rilettura ‘critica’ dell’assetto del proprio istituto favorendone, appunto, il ‘riordino’.

 

Personalmente vedo alcune strade:

ripercorrere la storia del proprio istituto traendo da essa elementi di continuità nella caratterizzazione dei curricoli disciplinari, nell’utilizzo dei laboratori, nella valorizzazione delle professionalità esistenti;

mettere ‘ordine’ all’esistente ripercorrendo e sviluppando le metodologie didattiche ed organizzative che hanno favorito il successo formativo degli studenti, ripensando, all’interno degli spazi offerti dalla Riforma, le modalità di sistema che possono rendere agile la quotidiana pratica scolastica;

valorizzare tutti gli spazi di innovazione disponibili, riprecisando i progetti di arricchimento curricolare che hanno dato valore alla proposta formativa dell’istituto, potenziando le forme di flessibilità didattica, organizzativa, funzionali agli esiti formativi attesi;

rilanciare la professionalità di chi insegna individuando di gruppi di lavoro per aree disciplinari, per progetti e/o per sezione, di supporto alla progettazione formativa ed alla valutazione;

prendere cura del contesto (spazi, percorsi di arricchimento, occasioni di responsabilità degli studenti) in quanto l’apprendimento può essere favorito da un ambiente ordinato, positivo e ricco di proposte e percorsi formativi che sostengano la responsabilità di chi apprende;

mettere in rete esperienze , collaborazioni, attori con cui, negli anni, l’istituto ha costruito forme di alleanza educativa, attraverso tavoli di progettazione e percorsi formativi integrati con gli altri ordini di scuola e con le agenzie culturali del territorio (Comune, Provincia, Enti di formazione professionale , Istituti superiori, Cooperative, Associazioni…).

 

 

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COMMENTI
18/03/2010 - CI VORREBBERO MOLTI GIUDIZI E NESSUN PREGIUDIZIO (BRUNO GABETTI)

L'analisi del Preside Delfino coglie efficacemente, in poche pagine, tutti i fattori della riforma: quelli critici (carenza di risorse, ecc...) ma anche quelli positivi (i nuovi spazi di autonomia e flessibilità che potenziano il DPR 275/99, la semplificazione degli indirizzi, lo sforzo di avvicinare scuola e mondo del lavoro). Purtroppo, da docente, rilevo come il nobile compito dell'istruzione e dell'educazione spesso sia stato strumentalizzato, direi quasi sfregiato, dalla politica e dal mondo sindacale che, in nome di un distorto assistenzialismo, hanno, nel passato, trasformato la scuola da agenzia educativa per eccellenza ad una specie di ammortizzatore sociale e, contemporaneamente,hanno creato castelli di democrazia solo formale (vedi organi collegiali) che, paradossalmente, hanno ottenuto il risultato contrario, cioé l'allontanamento delle famiglie dalla scuola, dimostrato, per esempio, dalla scarsa affluenza al voto per i rappresentanti nei Consigli di Istituto. Analogamente, in nome di un distorto egualitarismo, si é sempre boicottata ogni ipotesi di valorizzazione della professionalità docente. Anche negli ultimi anni, i pur ampi spazi di autonomia creati dal DPR 275/1999 hanno dovuto fare i conti, oltre che con la scarsità di risorse, con tali ed altre resistenze. Leggiamo i regolamenti in modo intelligente (intus-legere, leggere in profondità): si' ai giudizi, anche negativi, no a pre-giudizi, purtroppo spesso suggeriti dalla politica e dai sindacati

 
18/03/2010 - Babele, la confusione dei linguaggi. (enrico maranzana)

Le affermazioni "Si rafforza il nesso tra conoscenze e competenze come maturazione delle seconde mediante una buona assimilazione delle prime" e "l’uso di metodologie finalizzate a sviluppare competenze basate sulla didattica in laboratorio, l’analisi e la soluzione dei problemi, il lavoro per progetti" sono contraddittorie. La prima è frutto di un'idea di scuola d'inizio novecento, la seconda prefigura un servizio fondato sull'esperienza diretta e sui successivi processi d'astrazione, finalizzati alla concettualizzazione. La mancanza di una visione unitaria e finalizzata del servizio scolastico (il profilo culturale, educativo, professionale), la non percezione dell'essenzialità del coordinamento degli insegnamenti, l'assenza di un significato condiviso delle parole sono la premessa per un nuovo fallimento.