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REGOLAMENTI GELMINI/ 3. Il preside (istituto tecnico): e ora che si fa con questa riforma?

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Non occorre, tuttavia, evidenziare anche aspetti di criticità nell’assetto complessivo del processo di Riforma in atto:


* la scelta del biennio unico tra tecnici e professionali, con il conseguente aumento di materie teoriche in questi ultimi a scapito di scelte professionalizzanti e laboratori fin dalle prime classi, aumentando così gli ostacoli alla riuscita scolastica ed alla preparazione al lavoro;
* il permanere della rigidezza delle classi di concorso e gli spazi di autonomia e flessibilità per le scuole di fatto limitati all’aumento di discipline;
* la necessità di potenziare le risorse umane e finanziarie a disposizione degli istituti tecnici, pena la riduzione di tutta l’operazione a pura cosmesi nominalistica;
* il mantenimento della separazione tra tecnici, professionali e percorsi regionali di formazione professionale, che, in un contesto di incertezza sul decentramento regionale, sarà fonte di doppioni e motivo di difficoltà per la ripresa di questo settore;
* la limitata diffusione nei vari indirizzi della formazione scientifica patrimonio della tradizione italiana;
* la assenza di rifinanziamento dell’innovazione tecnologica e di certezze nelle relazioni con le imprese.

 

Infine, visto l’intreccio che molte questioni poste da questi Regolamenti hanno con altri provvedimenti in discussione (organi Collegiali, stato giuridico del personale, reclutamento e formazione dei docenti, ecc.), è auspicabile che vi sia una regia complessiva che consideri in modo globale il mosaico.

 

Per tutti, oggi, politici, insegnanti, famiglie ed imprese, urge accogliere quanto Hannah Arendt richiamava: “L’educazione è il punto in cui si decide se amiamo abbastanza il mondo per assumercene la responsabilità” .

 

Ezio Delfino, Dirigente Scolastico dell’Istituto Istruzione Secondaria Superiore "Ernesto Guala" di Bra (CN)



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COMMENTI
18/03/2010 - CI VORREBBERO MOLTI GIUDIZI E NESSUN PREGIUDIZIO (BRUNO GABETTI)

L'analisi del Preside Delfino coglie efficacemente, in poche pagine, tutti i fattori della riforma: quelli critici (carenza di risorse, ecc...) ma anche quelli positivi (i nuovi spazi di autonomia e flessibilità che potenziano il DPR 275/99, la semplificazione degli indirizzi, lo sforzo di avvicinare scuola e mondo del lavoro). Purtroppo, da docente, rilevo come il nobile compito dell'istruzione e dell'educazione spesso sia stato strumentalizzato, direi quasi sfregiato, dalla politica e dal mondo sindacale che, in nome di un distorto assistenzialismo, hanno, nel passato, trasformato la scuola da agenzia educativa per eccellenza ad una specie di ammortizzatore sociale e, contemporaneamente,hanno creato castelli di democrazia solo formale (vedi organi collegiali) che, paradossalmente, hanno ottenuto il risultato contrario, cioé l'allontanamento delle famiglie dalla scuola, dimostrato, per esempio, dalla scarsa affluenza al voto per i rappresentanti nei Consigli di Istituto. Analogamente, in nome di un distorto egualitarismo, si é sempre boicottata ogni ipotesi di valorizzazione della professionalità docente. Anche negli ultimi anni, i pur ampi spazi di autonomia creati dal DPR 275/1999 hanno dovuto fare i conti, oltre che con la scarsità di risorse, con tali ed altre resistenze. Leggiamo i regolamenti in modo intelligente (intus-legere, leggere in profondità): si' ai giudizi, anche negativi, no a pre-giudizi, purtroppo spesso suggeriti dalla politica e dai sindacati

 
18/03/2010 - Babele, la confusione dei linguaggi. (enrico maranzana)

Le affermazioni "Si rafforza il nesso tra conoscenze e competenze come maturazione delle seconde mediante una buona assimilazione delle prime" e "l’uso di metodologie finalizzate a sviluppare competenze basate sulla didattica in laboratorio, l’analisi e la soluzione dei problemi, il lavoro per progetti" sono contraddittorie. La prima è frutto di un'idea di scuola d'inizio novecento, la seconda prefigura un servizio fondato sull'esperienza diretta e sui successivi processi d'astrazione, finalizzati alla concettualizzazione. La mancanza di una visione unitaria e finalizzata del servizio scolastico (il profilo culturale, educativo, professionale), la non percezione dell'essenzialità del coordinamento degli insegnamenti, l'assenza di un significato condiviso delle parole sono la premessa per un nuovo fallimento.