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REGOLAMENTI GELMINI/ 3. Il preside (istituto tecnico): e ora che si fa con questa riforma?

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Il nuovo riassetto del sistema di istruzione assegna agli istituti tecnici una identità forte (due settori - economico e tecnologico-articolati in 11 indirizzi): essi sono presentati come “presidio della cultura tecnologica” con l’intenzione di offrire “ una solida base culturale di carattere scientifico e tecnologico” e lo studio, l’approfondimento e l’applicazione di linguaggi e metodologie di carattere generale e specifico.

 

Gli istituti tecnici rimettono al centro l’uso di “ metodologie finalizzate a sviluppare competenze basate sulla didattica in laboratorio, l’analisi e la soluzione dei problemi, il lavoro per progetti” e sono strutturati in modo da favorire “ un collegamento organico con il mondo del lavoro e delle professioni” attraverso strumenti didattici quali“ stage, tirocini e alternanza scuola-lavoro”, nell’intento di connettere la scuola alle professioni oggi più ricercate, in risposta alla crescente domanda di diplomati in possesso di aggiornate competenze tecniche di livello intermedio.

 

La riforma amplia (almeno sulla carta) l’autonomia degli istituti scolastici attribuendo una quota dei piani di studio (20% del monte ore) con la quale adattare i curricoli alle esigenze dell’offerta formativa e potenziare, entro certi limiti, l’organico di diritto. All’autonomia si affianca negli istituti tecnici la flessibilità (intesa come possibilità di articolare in opzioni le aree di indirizzo), fino al 30% dell’orario annuale in terza e quarta e al 35% nell’ultimo anno.

 

Risulta più marcata la possibilità delle scuole di distinguere la durata dell’ora di lezione dal tempo di presenza a scuola degli alunni: la Riforma fissa i tetti massimi del monte-ore annuale obbligatorio e dell’orario settimanale, lasciando libere le scuole di definirne unità orarie più brevi, purché sia garantito il monte ore annuale assegnato al corso di studi.

 

Si rafforza il nesso tra conoscenze e competenze come maturazione delle seconde mediante una buona assimilazione delle prime: le Indicazioni nazionali avranno il compito di rinsaldare questo legame fornendo nuclei disciplinari essenziali e coerenti.

 

La possibilità prevista di definizione di strumenti organizzativi interni alla scuola, quali i dipartimenti e gli uffici tecnici, è un elemento interessante per un’evoluzione in senso cooperativo della progettazione dei docenti, che dovranno superare una visione centrata sulla propria disciplina.

 

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COMMENTI
18/03/2010 - CI VORREBBERO MOLTI GIUDIZI E NESSUN PREGIUDIZIO (BRUNO GABETTI)

L'analisi del Preside Delfino coglie efficacemente, in poche pagine, tutti i fattori della riforma: quelli critici (carenza di risorse, ecc...) ma anche quelli positivi (i nuovi spazi di autonomia e flessibilità che potenziano il DPR 275/99, la semplificazione degli indirizzi, lo sforzo di avvicinare scuola e mondo del lavoro). Purtroppo, da docente, rilevo come il nobile compito dell'istruzione e dell'educazione spesso sia stato strumentalizzato, direi quasi sfregiato, dalla politica e dal mondo sindacale che, in nome di un distorto assistenzialismo, hanno, nel passato, trasformato la scuola da agenzia educativa per eccellenza ad una specie di ammortizzatore sociale e, contemporaneamente,hanno creato castelli di democrazia solo formale (vedi organi collegiali) che, paradossalmente, hanno ottenuto il risultato contrario, cioé l'allontanamento delle famiglie dalla scuola, dimostrato, per esempio, dalla scarsa affluenza al voto per i rappresentanti nei Consigli di Istituto. Analogamente, in nome di un distorto egualitarismo, si é sempre boicottata ogni ipotesi di valorizzazione della professionalità docente. Anche negli ultimi anni, i pur ampi spazi di autonomia creati dal DPR 275/1999 hanno dovuto fare i conti, oltre che con la scarsità di risorse, con tali ed altre resistenze. Leggiamo i regolamenti in modo intelligente (intus-legere, leggere in profondità): si' ai giudizi, anche negativi, no a pre-giudizi, purtroppo spesso suggeriti dalla politica e dai sindacati

 
18/03/2010 - Babele, la confusione dei linguaggi. (enrico maranzana)

Le affermazioni "Si rafforza il nesso tra conoscenze e competenze come maturazione delle seconde mediante una buona assimilazione delle prime" e "l’uso di metodologie finalizzate a sviluppare competenze basate sulla didattica in laboratorio, l’analisi e la soluzione dei problemi, il lavoro per progetti" sono contraddittorie. La prima è frutto di un'idea di scuola d'inizio novecento, la seconda prefigura un servizio fondato sull'esperienza diretta e sui successivi processi d'astrazione, finalizzati alla concettualizzazione. La mancanza di una visione unitaria e finalizzata del servizio scolastico (il profilo culturale, educativo, professionale), la non percezione dell'essenzialità del coordinamento degli insegnamenti, l'assenza di un significato condiviso delle parole sono la premessa per un nuovo fallimento.