BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

EDUCAZIONE/ Nembrini: Chi insegnerà a questa generazione a "parlare con Dio"?

Pubblicazione:

nembriniR375.jpg

Due anni fa sono tornato a insegnare in una scuola statale, l’Istituto Tecnico per ragionieri del mio paese dopo che per dieci anni avevo lasciato l’insegnamento, ed è stata per me un’esperienza importante, dove ho potuto misurare il cambiamento avvenuto nel frattempo nella generazione di ragazzi e di giovani che abbiamo di fronte. Fino a dodici anni fa potevo illudermi di avere davanti dei ragazzi che corrispondevano in qualche modo a un modello che io avevo in testa: ragazzi tutto sommato strutturati positivamente nel loro rapporto con se stessi e con il mondo, ma passibili di qualche deviazione, di qualche errore, segnati da un disinteresse allo studio che giudicavo normale, nella logica delle cose, esposti ad una enorme confusione e incertezza, magari anche al rischio di devianze gravi, ma sempre correggibili.

 


Così che il compito dell’educatore sembrava essere semplicemente quello di correggere i loro errori, di rimetterli in sesto, rispetto a un modello dato per scontato. Come se il problema fosse trovare strumenti e strategie e nuovi metodi per coinvolgerli, interessarli, convincerli.
Dodici anni dopo mi sono improvvisamente reso conto che invece questa generazione di nostri figli e alunni viene da un mondo, vive immerso dentro una cultura in cui nessun modello più tiene, nulla può più essere dato per scontato, derubati proprio di quel sentimento certo della realtà cui avevano principalmente diritto.

 


Vivono dentro un immaginario che fa loro sentire orribilmente banale, mortalmente noioso l’ordinario, la loro vita quotidiana, che sembra non avere più spazio per alcuno slancio, per alcuna commozione, per alcuno stupore. È stato come trovarmi davanti a tanti Zaccheo, a tante Maddalena: hai voglia di provare a correggere gli errori! Non arrivi da nessuna parte, è un’impresa impossibile. Allora ho dovuto ripensare da capo al mio ruolo di insegnante e di educatore, riposizionarmi rispetto a loro, al loro vissuto, al mondo in cui vivono.

 

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO
 



  PAG. SUCC. >