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SCUOLA/ Stefanoni (Miur): a che servono le rilevazioni Invalsi se poi le scuole "barano"?

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Rimedi? Disinnescare il potenziale pericolo del pacco, con nutrite batterie preventive di test (ormai se ne trovano in giro di varia natura e qualità), che - anche se in barba alla programmazione didattica di classe - portino gli alunni a confrontarsi e a esercitarsi con tipologie di quiz verosimilmente simili a quelli che salteranno fuori dai plichi il giorno della prova. Aggirare l’ostacolo, incentivando (per le rilevazioni degli apprendimenti, ovviamente, non per la prova nazionale) l’assenza dalla scuola nel giorno fatidico di quegli alunni un po’ troppo debolucci, che potrebbero far abbassare le prestazioni medie della classe sotto il livello di guardia. Tamponare la situazione pericolosa con atteggiamenti “opportunistici”, fatti di risposte sussurrate a voce un po’ troppo alta, tolleranza di occhiate furtive (ma neanche tanto), che cerchino di carpire risposte probabilmente giuste dal compagno più bravo. Addolcire il prodotto finale, intervenendo d’autorità con qualche “correttivo” nella trascrizione sul foglio risposte delle scelte di qualche alunno, «che certamente s’è distratto un momento, perché lui questa cosa la sa benissimo!»; operazione resa possibile quest’anno dal sistema semplificato di restituzione dei risultati per tutte le rilevazioni, non solo per la prova nazionale.

 

Ma l’INValSI non sta a guardare; e certamente metterà a punto - d’intesa col Ministero - una serie di misure di tipo operativo-procedurale, che possano rendere più credibili e scientificamente più affidabili i risultati delle rilevazioni, troppo esposti al rischio di comportamenti molto discutibili verosimilmente mantenuti da molti operatori addetti alla vigilanza e alla somministrazione delle prove. Si cerca, cioè, di determinare condizioni più favorevoli a uno svolgimento asettico e serio delle rilevazioni in tutte le loro fasi; condizioni sulle quali potrebbero essere fortemente richiamate non solo le responsabilità professionali dei docenti, ma anche quelle gestionali del Dirigente scolastico e - per la prova nazionale - del presidente della commissione, magari col coinvolgimento del corpo ispettivo.

 

Insomma, un gioco quasi perverso di azioni e reazioni, che, oltre a convalidare (se ce ne fosse bisogno) il ben noto terzo principio della dinamica, rischia di indebolire ulteriormente la credibilità e l’indiscutibile valenza positiva di tutta l’operazione, mettendone in discussione la sua stessa necessità. Già, perché, a mio avviso, sta proprio qui il punto focale e il nodo critico della questione: a chi serve questa operazione, chi ne può trarre vantaggio, perché è necessario procedere con queste rilevazioni?

 

Le varie analisi fin qui condotte sugli esiti delle rilevazioni e i conseguenti interventi che si sono registrati, di vario segno e con valutazioni variamente discordanti, hanno evidenziato le problematiche dell’intero sistema scolastico legate alla presenza di alunni stranieri, si sono soffermate sulle possibili cause della grande variabilità dei risultati fra scuole di zone diverse o anche fra alunni di uno stesso contesto socio-economico, effettuando comparazioni per zone geografiche, per materie, con altre rilevazioni internazionali. Si sono cioè rimarcati e forse enfatizzati quasi esclusivamente gli aspetti delle varie rilevazioni che si riferiscono al macro sistema dell’istruzione, che si prestano a più o meno convincenti dissertazioni sociologiche, si è posto l’accento su come dagli esiti di tali rilevazioni possano essere assunte indicazioni per interventi di carattere generale, su larga scala, con modalità che, per altro, non sempre trovano d’accordo i vari interlocutori, non di rado in rotta di collisione anche con le attuali linee di politica scolastica.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo di Roberto Stefanoni (Miur) su Invalsi

  



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COMMENTI
19/03/2010 - Heisenberg, la legge e l'inganno (Guido Merzoni)

L’autore si rassegni. Non si riuscirà mai a costruire un sistema di valutazione della qualità dell’apprendimento che sia nel contempo oggettivo e perfetto. Questa pretesa trascura (prescinde dalla) libertà dell’uomo. Non si tratta di invocare il principio di indeterminazione di Heisenberg, ma di riconoscere che dichiarando ciò che misuro modifico i comportamenti dei soggetti osservati, focalizzandoli su ciò che è rilevato attraverso le misurazioni, che non è affatto detto che sia ciò che voglio incentivare. E’ quello che alcuni studiosi della teoria degli incentivi descrivono con l'espressione “you get what you pay for” (ottieni ciò per cui paghi) e che potremmo altrimenti descrivere in maniera più colorita con il più nostrano “fatta la legge, trovato l’inganno”.

 
19/03/2010 - un problema ben posto (Flavio Dal Corso)

Non capisco il commento precedente, di Enrico Maranzana, quando dice "A cosa servono le rilevazioni Invalsi se l'oggetto misurato ha natura casuale?". Forse che i fenomeni stocastici non si sanno analizzare? E' proprio dalla mancanza di certi comportamenti tipici dei fenomeni stocastici che l'INVALSI può determinare se i test sono stati "tarroccati". Peggio ancora quando dice "l'oggetto della rilevazione Invalsi deriva dalla sommatoria degli effetti del lavoro dei singoli docenti, un tipico coacervo!" La cultura che la scuola trasmette agli allievi è per definizione, potremmo dire, la sommatoria degli effetti del lavoro dei singoli docenti, e nessuno la chiamerebbe un coacervo. Se in una scuola questa sommatoria è scarsa, e lo è per tutti i discenti, allora quella scuola ha un problema, inutile girarci intorno. Certo, i test INVALSI sono valutazioni globali, non individuano il singolo docente scadente, ma possono individuare i punti deboli, quelli su cui la scuola, nel suo complesso, deve impegnarsi. Poi sta ai dirigenti fare il resto. Con tutti i suoi limiti, le valutazioni INVALSI sono uno strumento prezioso. Poi c'è un altro aspetto, che come genitore mi è capitato di dover affrontare: che credibilità ha un insegnante quando dice che copiare è disonesto, e poi suggerisce i risultati dei test INVALSI. I ragazzi lo sanno che quei test servono a valutare la scuola!

 
19/03/2010 - Un problema mal posto (enrico maranzana)

A cosa servono le rilevazioni Invalsi se l'oggetto misurato ha natura casuale? Vediamo perché: le competenze specifiche altro non sono che una sottoclasse delle competenze generali, traguardo che unifica il servizio scolastico e che ne definisce la finalità. In tale contesto sistemico muove la disposizione che impegna le scuole a progettare percorsi formativi, educativi e di insegnamento, norma di cui non c'è traccia nei Pof: il servizio offerto è disarticolato, non coordinato, centrato sulla trasmissione delle conoscenze disciplinari. Ne consegue che l'oggetto della rilevazione Invalsi deriva dalla sommatoria degli effetti del lavoro dei singoli docenti, un tipico coacervo!