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SCUOLA/ Stefanoni (Miur): a che servono le rilevazioni Invalsi se poi le scuole "barano"?

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Discorsi e ragionamenti certo interessanti e utili, ma che rischiano di non incidere minimamente sulla questione di fondo, sulla natura stessa dell’operazione, che può trovare una ragione convincente e unificante, da tutti condivisibile, in un’asserzione molto semplice: le rilevazioni servono, devono servire, prima di tutto, a determinare miglioramenti dei livelli di apprendimento degli alunni. Se non è così, se ci limitiamo a ragionare sui dati in uscita e non - a partire da questi - sulle situazioni che li hanno determinati, sui possibili (e spesso riconoscibili) motivi degli esiti deludenti o inadeguati, sulle condizioni da creare - a livello di singolo alunno, di singolo insegnante, di scuola, anche di intesa famiglia-scuola - per favorire apprendimenti più efficaci e stabili, potremo continuare a fare diagnosi più o meno lucide e credibili, ma senza contribuire in alcun modo a risolvere gli innegabili problemi che emergono dalle prove. Faremo ancora fotografie della scuola italiana, più o meno ritoccate e manipolate dai “comportamenti opportunistici”, ma queste immagini non riusciranno - com’è fin troppo ovvio - a rendere davvero migliore il soggetto per le foto successive.

 

E dunque, occorre agire a monte, migliorare il soggetto, passare dalle disquisizioni alle azioni. Occorre fare in modo che ognuno degli attori di questo “gioco dei pacchi” si senta coinvolto in maniera consapevole, ne condivida motivazioni e finalità, e poi giochi lealmente, nel rispetto delle basilari regole di onestà. Se non riusciremo a convincere alunni, insegnanti e genitori, che a tutti conviene, a livello di interesse personale, entrare in gara e giocare “pulito”, troveremo sempre sospetti e timori, diffidenze e resistenze, tentativi di raggirare o di aggirare l’ostacolo, di camuffare e alterare la realtà, anziché mostrarla nella sua effettiva consistenza.

 

Come intervenire, allora? Come utilizzare l’esperienza e i dati delle rilevazioni già effettuate per tentare di rendere migliori lo svolgimento e gli esiti di quelle che verranno? È fin troppo facile concordare sul fatto che sono soprattutto gli insegnanti coloro che possono dare credibilità alle prove, con atteggiamenti professionalmente corretti durante il loro svolgimento; e che dalla loro attività didattica quotidiana, definita e concordata a livello di scuola e di classe, può dipendere l’esito più o meno positivo delle rilevazioni. Un’attenzione non secondaria, poi, va riservata ai genitori e agli altri operatori scolastici, i quali, con la loro collaborazione convinta, possono determinare la realizzazione ottimale delle prove, contribuendo, ciascuno per la parte di propria competenza, a far sì che in tutte le fasi (dall’acquisizione delle informazioni di contesto alla predisposizione delle condizioni logistiche per lo svolgimento della prova, dalla correzione e tabulazione dei risultati alla loro restituzione) il meccanismo sia messo a punto nel migliore dei modi e funzioni senza sbavature.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo di Roberto Stefanoni (Miur) su Invalsi

  



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COMMENTI
19/03/2010 - Heisenberg, la legge e l'inganno (Guido Merzoni)

L’autore si rassegni. Non si riuscirà mai a costruire un sistema di valutazione della qualità dell’apprendimento che sia nel contempo oggettivo e perfetto. Questa pretesa trascura (prescinde dalla) libertà dell’uomo. Non si tratta di invocare il principio di indeterminazione di Heisenberg, ma di riconoscere che dichiarando ciò che misuro modifico i comportamenti dei soggetti osservati, focalizzandoli su ciò che è rilevato attraverso le misurazioni, che non è affatto detto che sia ciò che voglio incentivare. E’ quello che alcuni studiosi della teoria degli incentivi descrivono con l'espressione “you get what you pay for” (ottieni ciò per cui paghi) e che potremmo altrimenti descrivere in maniera più colorita con il più nostrano “fatta la legge, trovato l’inganno”.

 
19/03/2010 - un problema ben posto (Flavio Dal Corso)

Non capisco il commento precedente, di Enrico Maranzana, quando dice "A cosa servono le rilevazioni Invalsi se l'oggetto misurato ha natura casuale?". Forse che i fenomeni stocastici non si sanno analizzare? E' proprio dalla mancanza di certi comportamenti tipici dei fenomeni stocastici che l'INVALSI può determinare se i test sono stati "tarroccati". Peggio ancora quando dice "l'oggetto della rilevazione Invalsi deriva dalla sommatoria degli effetti del lavoro dei singoli docenti, un tipico coacervo!" La cultura che la scuola trasmette agli allievi è per definizione, potremmo dire, la sommatoria degli effetti del lavoro dei singoli docenti, e nessuno la chiamerebbe un coacervo. Se in una scuola questa sommatoria è scarsa, e lo è per tutti i discenti, allora quella scuola ha un problema, inutile girarci intorno. Certo, i test INVALSI sono valutazioni globali, non individuano il singolo docente scadente, ma possono individuare i punti deboli, quelli su cui la scuola, nel suo complesso, deve impegnarsi. Poi sta ai dirigenti fare il resto. Con tutti i suoi limiti, le valutazioni INVALSI sono uno strumento prezioso. Poi c'è un altro aspetto, che come genitore mi è capitato di dover affrontare: che credibilità ha un insegnante quando dice che copiare è disonesto, e poi suggerisce i risultati dei test INVALSI. I ragazzi lo sanno che quei test servono a valutare la scuola!

 
19/03/2010 - Un problema mal posto (enrico maranzana)

A cosa servono le rilevazioni Invalsi se l'oggetto misurato ha natura casuale? Vediamo perché: le competenze specifiche altro non sono che una sottoclasse delle competenze generali, traguardo che unifica il servizio scolastico e che ne definisce la finalità. In tale contesto sistemico muove la disposizione che impegna le scuole a progettare percorsi formativi, educativi e di insegnamento, norma di cui non c'è traccia nei Pof: il servizio offerto è disarticolato, non coordinato, centrato sulla trasmissione delle conoscenze disciplinari. Ne consegue che l'oggetto della rilevazione Invalsi deriva dalla sommatoria degli effetti del lavoro dei singoli docenti, un tipico coacervo!