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SCUOLA/ Il 5 in condotta può essere efficace, ma non basta a formare degli uomini

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Si tratta di fasce d’età differenti, questo è sicuro. È bene ricordare che nonostante siano più piccoli alle medie si corre il rischio che i ragazzi “la combinino grossa”, proprio per una certa mancanza nel considerare le conseguenze dei propri atti. Poi sicuramente si danno fenomeni diversi di comportamento relativi ai differenti interessi di un’età piuttosto che un’altra. Ma la differenza sostanziale risiede nel fatto che la responsabilità educativa di un insegnante al liceo è quella di portare dei ragazzi a un’età nella quale potranno essere imputati giuridicamente delle loro azioni. E quindi, come ben si può capire, la posta in gioco è assai elevata. E quello che un tempo si poteva descrivere come un comportamento “sopra le righe”, rischia di trasformarsi in un disagio assai complesso per la vita futura degli studenti. Si capisce quindi quanto sia essenziale e particolarmente delicata l’età adolescenziale dal punto di vista educativo.

 

Crede che la misura del cinque in condotta sia efficace a livello educativo?

 

Credo abbia una certa efficacia. Un ragazzo del giorno d’oggi che frequenta le medie inferiori o superiori ha bisogno di messaggi univoci. Il cinque in condotta ha il merito di parlare chiaro, di dare un messaggio netto e senza compromessi al destinatario. «Se non cambi modo di comportarti, avrai delle conseguenze sulla tua valutazione finale», questo messaggio può avere la sua efficacia. È quella che chiamiamo “sanzione”. Ci sono anche sanzioni positive (di cui solitamente non parliamo) che sono i voti alti, il 10 in condotta, i riconoscimenti da parte di insegnanti. E poi sanzioni negative. L’ideale sarebbe quello per cui i ragazzi inizino a considerare che un cinque in condotta adesso può rappresentare un licenziamento o l’esito infausto di un colloquio di assunzione nel futuro. Ossia che ogni contesto richiede un’adeguata modalità di affronto, anche comportamentale. 

 

Si parla anche di maggiore comunicazione fra la scuola e la famiglia, attraverso numerosi contatti via sms. Crede che ciò favorirà l’educazione dei ragazzi o è solo un metodo costrittivo fine a se stesso?

 

Personalmente preferisco parlare di vigilanza piuttosto che di controllo, tuttavia una certa dose di controllo specie alle medie non guasta. Di sicuro occorre un maggiore confronto fra docenti e famiglie degli alunni; non ho nulla in contrario ad esempio che se un alunno marina la scuola i genitori vengano informati via sms come le ultime iniziative lasciano intendere accadrà. Il problema però è cosa la famiglia se ne farà di questa informazione, quali provvedimenti penserà per la correzione del ragazzo. C’è quindi di mezzo il rapporto genitori-figli su cui, questa aumentata comunicazione, si innesta. Non dobbiamo ingenuamente sopravvalutare l’efficacia di un’informazione fine a se stessa.

 

Ovvero?

 

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COMMENTI
07/03/2010 - voti (Davide Bergamini)

Sono uno studente e la cosa che noto è che ci si mette addirittura a ridere quando si prende un brutto voto (oltre al 5 in condotta)! Sembra che non ci sia nemmeno il desiderio di andar bene a scuola. Per me la colpa sta sia nei genitori, ma anche nei professori, che spesso non ci mettono il minimo impegno per far piacere la propria materia!

 
02/03/2010 - Bentornato, 5 in condotta! (Carla D'Agostino Ungaretti)

E magari gli insegnanti tornassero a incutere un tantino di paura! Solo un tantino, però, quel poco che possa far capire ai ragazzi di oggi il rispetto e la considerazione dovuti loro. E anche loro dovrebbero imparare ad essere dei veri "maestri", quelli che (come diceva Dante) sanno insegnare "come l'uom s'etterna". Se è vero che gli universitari di oggi non sanno scrivere in un italiano corretto, è evidente che negli anni precedenti qualcosa è mancato loro. Ma gli insegnanti non possono fare nulla da soli. Ci vuole una sinergia con le famiglie e con l'ambiente circostante che devono sempre stare dalla parte della scuola e viceversa. Ci vuole una vera "metanoia", ma saremo capaci di attuarla?

 
02/03/2010 - condotta (ugo teatini)

Mi interessa sottolineare che il 5 è uno strumento non un giudizio sulla persona come invece spesso capita. C'è un modo di "sparare" 5 per vendetta o strapotere e invece può essere dato con un buon motivo all'interno di un rapporto; mi capita di sentire professori che si atteggiano più che a "maestri" a capi militari. Ho sentito a scuola questa frase di un ragazzino di terza media: Quando i prof mi fanno osservazione, molto spesso hanno ragione, ma ti fanno sentire come un deficiente non uno che ha sbagliato. nel rapporto scuola/famiglia spesso emergono chiaramente le responsabilità della famiglia; quelle della scuola sono spesso poco riconosciute dai docenti stessi