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SCUOLA/ Il 5 in condotta può essere efficace, ma non basta a formare degli uomini

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È il rapporto in sé con i genitori ad essere spesso in crisi. Come si può pretendere che i ragazzi apprendano il rispetto per l’autorità, per l’insegnante o anche per le istituzioni, quando sovente in casa hanno genitori che si comportano da “amici”? Il ruolo del genitore deve essere chiaro fin da subito, mantenere non una distanza, ma una dissimmetria nel rapporto coi figli rispetto a quella che può essere l’esperienza di un’amicizia fra coetanei. Mentre spesso assistiamo a rapporti disordinati, in cui i genitori sono compagnoni se non addirittura complici delle “imprese” dei loro figli. Possiamo quindi immaginare, in un simile contesto, lo scarso effetto che può avere una nota, un cinque in condotta, un sms o una qualsivoglia sanzione disciplinare. Se il messaggio che passa in casa è “devi farti furbo” o “devi farti valere” la prepotenza può essere suggerita quotidianamente come forma di rapporto normale.

 

Abbiamo parlato dei genitori e della validità o meno dei provvedimenti disciplinari a scuola. Un’ultima domanda sul ruolo degli insegnanti: che cosa deve cambiare, a suo avviso, nell’esercizio di questa professione?

 

Per alcuni ragazzi la scuola rappresenta oggi l’ultima chance, per tutti un’opportunità straordinaria. La scuola costituisce l’opportunità di ristabilire rapporti fra soggetti in cui la forma sia rispettosa dell’altro e dell’apporto che l’altro può metterci nel buon andamento del lavoro di classe.

 

In “soldoni” che cosa occorre fare?

 

Occorre abbassare la soglia di tolleranza degli insegnanti per tutti quei comportamenti che sembrano di confidenza e vicinanza, ma che in realtà minano la possibilità del lavoro stesso in classe. Comportamenti incongrui infatti rendono più difficile il lavoro di chi desidera lavorare, più faticoso spiegare ed apprendere, aggiungono fatica e pesantezza inutile assieme ad una pericolosa distrazione comune. Nel riprendere e sanzionare anche col voto questi comportamenti l’insegnante svolge un compito di difesa della classe, di quegli individui che si sono alzati e recati a scuola con desiderio, magari confuso, di imparare. Il percorso scolastico comporta una convivenza lunga e stretta, spesso la condivisione dello stesso luogo e del tempo per molti anni. È importante che l’insegnante sappia favorire e incoraggiare quel tipo di familiarità che permette un lavoro comune, senza tensioni e inutili conflitti, ma soprattutto senza scivolare in possibili connivenze in cui tutto è permesso e giustificato, anche il venir meno del dovuto rispetto all’adulto e ai compagni. Come in ogni relazione sociale proficua e fruttuosa, anche a scuola il soggetto deve metterci del suo per fare andare bene le cose.



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COMMENTI
07/03/2010 - voti (Davide Bergamini)

Sono uno studente e la cosa che noto è che ci si mette addirittura a ridere quando si prende un brutto voto (oltre al 5 in condotta)! Sembra che non ci sia nemmeno il desiderio di andar bene a scuola. Per me la colpa sta sia nei genitori, ma anche nei professori, che spesso non ci mettono il minimo impegno per far piacere la propria materia!

 
02/03/2010 - Bentornato, 5 in condotta! (Carla D'Agostino Ungaretti)

E magari gli insegnanti tornassero a incutere un tantino di paura! Solo un tantino, però, quel poco che possa far capire ai ragazzi di oggi il rispetto e la considerazione dovuti loro. E anche loro dovrebbero imparare ad essere dei veri "maestri", quelli che (come diceva Dante) sanno insegnare "come l'uom s'etterna". Se è vero che gli universitari di oggi non sanno scrivere in un italiano corretto, è evidente che negli anni precedenti qualcosa è mancato loro. Ma gli insegnanti non possono fare nulla da soli. Ci vuole una sinergia con le famiglie e con l'ambiente circostante che devono sempre stare dalla parte della scuola e viceversa. Ci vuole una vera "metanoia", ma saremo capaci di attuarla?

 
02/03/2010 - condotta (ugo teatini)

Mi interessa sottolineare che il 5 è uno strumento non un giudizio sulla persona come invece spesso capita. C'è un modo di "sparare" 5 per vendetta o strapotere e invece può essere dato con un buon motivo all'interno di un rapporto; mi capita di sentire professori che si atteggiano più che a "maestri" a capi militari. Ho sentito a scuola questa frase di un ragazzino di terza media: Quando i prof mi fanno osservazione, molto spesso hanno ragione, ma ti fanno sentire come un deficiente non uno che ha sbagliato. nel rapporto scuola/famiglia spesso emergono chiaramente le responsabilità della famiglia; quelle della scuola sono spesso poco riconosciute dai docenti stessi