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SCUOLA/ Cicardi: un nuovo esame di quinta per "assaggiare" prima la vita

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Rispetto al porre sotto “esame” conoscenze e processi cognitivi degli alunni anche nella scuola primaria si stanno facendo dei notevoli passi avanti. Non va dimenticato che l’INVALSI da alcuni anni ha messo a punto organizzazione e strumenti per una valutazione su scala nazionale di conoscenze ed abilità cognitive in italiano e matematica anche per le classi seconde e quinte del segmento elementare. E se lo scorso anno scolastico la rilevazione era lasciata all’adesione spontanea delle scuole, per l’anno scolastico in corso la somministrazione delle prove avverrà obbligatoriamente su tutta la popolazione scolastica. E non è cosa da poco. Pur rimanendo il problema di quali conoscenze e processi siano oggetto di valutazione, considerato che non essendoci più programmi “prescrittivi” ma curricoli ogni scuola può puntare su alcuni elementi piuttosto che altri, in mancanza di standard nazionali le prove INVALSI possono di fatto trasformarsi in punti di riferimento per gli essenziali di italiano e matematica. Senza dimenticare che lo stesso INVALSI restituisce gli esiti delle prove scuola per scuola e classe per classe, consentendo così ai docenti di “registrare” l’efficacia della loro azione didattica e del livello dei propri alunni paragonato a indici regionali e nazionali.

Ciò detto, ripristinare gli “esami” in quinta primaria può rivelarsi un vantaggio per alunni e docenti a determinate condizioni.

- Si devono rivedere le modalità con cui nel tempo è stato strutturato l’esame.

- L’esame deve assumere un carattere di sviluppo della persona togliendo ad esso l’intenzionalità sanzionatoria.

- Ciò presuppone che l’esito non venga restituito agli alunni solo in termini di voti numerici, ma in colloqui orientativi che indichino i traguardi raggiunti e i passi da fare.

- L’esame deve andare a scandagliare non solo le conoscenze apprese dagli alunni ma anche i processi e le strategie cognitive che l’alunno sa mettere in atto. Ciò comporta che molta attenzione e competenza vada data alla costruzione delle prove che non necessariamente devono avere la forma di “scritti” per italiano e matematica e di interrogazione per le discipline così dette “di studio”.

 

Il secondo tema trattato nell’intervista riguarda la lingua italiana e come essa è insegnata/appresa nella scuola. La questione è molto complessa e meriterebbe molto spazio. Si tenta qui di dare un “indice” dei nodi più rilevanti.

La lingua, qualunque lingua ma in particolare la lingua materna, si apprende se si è immersi in un “bagno di lingua”. Ora, il bagno di lingua in cui sono immersi i bambini fin dalla tenera età è un mare con frangenti martellanti ma mono-toni. È un linguaggio sincopato, pieno di ellissi e frasi monche, con un registro familiare e colloquiale.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo di Feliciana Cicardi

  



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