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SCUOLA/ Cicardi: un nuovo esame di quinta per "assaggiare" prima la vita

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A casa spesso i bambini hanno poche occasioni di esprimersi con diverse funzioni linguistiche. I genitori sono di corsa, usano molto spesso un linguaggio “regolativo” (fai questo, vestiti…). Anche a scuola si può incorrere in questa restrizione dell’uso del linguaggio. Il linguaggio dell’insegnante deve essere plurifunzionale, ricco (come deve essere in misura diversa anche quello in famiglia) e corretto. Ciò investe il campo del lessico e della morfosintassi.

La correttezza linguistica è data dal rispetto delle regole che una comunità di parlanti assume come necessarie per comprendersi e comunicare. Le regole ortografiche e grammaticali possono mutare nel tempo (la lingua ha anche una dimensione diacronica): l’importante è che siano condivise e rispettate (Leggere per credere il godibile testo di Andrea Debenedetti Val più la pratica. Piccola grammatica immorale della lingua italiana, Laterza).

Tullio De Mauro anni fa aveva individuato il vocabolario di base che comprende più o meno mille parole. Quanti degli adulti usano un linguaggio variegato? Non si tratta di usare parole altisonanti, a volte arcaiche, ma di regalare ai bambini parole che descrivano con le dovute sfumature la realtà.

I bambini non usano necessariamente poche parole ( a volte addirittura le inventano). I bambini e i ragazzini però usano nello stesso modo la lingua a prescindere dal destinatario. Un SMS, una lettera, un testo vengono stilati con le stesse modalità e lo stesso registro, mostrando una debolezza linguistica ma soprattutto pragmatico-comunicativa.

La grammatica che nelle “Indicazioni”, ma già nei Programmi del 1985, viene definita “Riflessione linguistica” è importante nella misura in cui non viene presentata come un insieme di definizioni da imparare a memoria senza comprenderle. La grammatica, almeno alla scuola primaria, deve essere affrontata secondo un metodo induttivo che solleciti gli alunni a formulare ipotesi, congetture, a sviluppare processi logico-cognitivi; più avanti negli anni si deve giungere progressivamente ad una classificazione e ad una categorizzazione dei fenomeni linguistici, ma sempre usando il pensiero. È un problema di metodo e di strategie didattiche.

A piè di pagina di queste brevi note, sia consentita una difesa della scuola primaria la quale, con tutti i limiti che le si possono attribuire, si è dimostrata anche in indagini internazionali il livello di scuola i cui alunni hanno raggiunto buoni risultati in lingua italiana. La debolezza delle conoscenze e competenze linguistiche degli alunni non è determinata da un unico livello scolastico. Forse servirebbe un dialogo professionale tra i vari segmenti scolastici per capire e condividere i gradienti attraverso cui si costruiscono e si consolidano gli “essenziali” per la padronanza della lingua.

  



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