BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Cicardi: un nuovo esame di quinta per "assaggiare" prima la vita

Pubblicazione:

bambina_stuporeR375.jpg

L’intervista rilasciata il 25 febbraio scorso a questo giornale da Paola Mastrocola pone in evidenza delle lacune della nostra scuola. Alcune sottolineature sono condivisibili ed invitano a serie ed oneste riflessioni. Si prova qui ad analizzare alcuni dei punti emersi dall’intervista.

L’articolo di Mario Rossi Doria apparso su La Stampa (e ripreso dall’intervistata) che invoca il ripristino dell’esame di quinta primaria pone il dito su una questione educativa prima ancora che di istruzione. L’esame a fine ciclo scolastico - o a fine di un segmento come rappresenta la quinta classe della primaria - prima ancora che un rito burocratico e sanzionatorio è, forse, la prima occasione da offrire agli alunni per mettersi alla prova e per misurarsi “oggettivamente” con le proprie potenzialità e le proprie debolezze. È, insomma, un momento sereno ma serio in cui l’alunno è messo di fronte alla consapevolezza dei processi e dei prodotti che il suo bagaglio cognitivo e il suo impegno hanno consentito. Quando si parla (e molto) di autovalutazione da parte degli alunni si dimentica che un’autovalutazione che non è seguita da una proposta che indichi una strada su cui proseguire rischia di rimanere fine a se stessa e autoreferenziale. Il ragazzino da solo non ce la può fare.

Si dovrebbe rivedere la modalità con cui veniva strutturato l’esame di quinta perché non sia un momento censorio invece che “educativo” e orientativo. Come affermava il grande Eduardo De Filippo, “gli esami non finiscono mai”. Il problema è che nella nostra società e nella nostra cultura, parafrasando, gli esami non iniziano mai! Non iniziano mai (o molto tardi) nella scuola ma anche nella vita. È difficile per genitori ed insegnanti accettare che fin dai primi anni della scuola dell’infanzia i bambini, e poi i ragazzini, debbano misurarsi con delle piccole grandi fatiche. Nella scuola ciò si traduce nell’accettare e giustificare qualunque livello di esito di un compito, accettazione dettata dal timore di non “bloccare” l’alunno nella sua crescita ed autostima. Ciò nasce in buona parte da fraintendimento di concetti e quindi pratiche di individualizzazione prima e di personalizzazione poi nei percorsi di insegnamento e/o apprendimento. Ogni alunno, tutti gli alunni, per quanto apparentemente indifferente alla scuola, si aspetta un giudizio sulle proprie performances, perché un giudizio, anche se negativo ma dato con atteggiamento non sanzionatorio, fa crescere nell’alunno la consapevolezza di sé.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo di Feliciana Cicardi

  



  PAG. SUCC. >