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SCUOLA/ Dalle prove Invalsi un aiuto agli studenti e un colpo all’immobilismo. Perchè screditarle?

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L’interesse delle scuole però non è solo della Lombardia. L’anno scorso, quando la misurazione era volontaria, le scuole hanno aderito circa all’80% e si sono lamentate che la rilevazione fosse solo parziale (un campione in media di 30 per scuola), tanto che la circolare che estende quest’anno la misurazione a tutti gli alunni era addirittura attesa. Il progetto EMergenza MAtematica  in Emilia Romagna l’anno scorso ha coinvolto 5000 maestri sull’uso dei dati di matematica, e quest’anno lavorerà anche sull’italiano.

 

Spiace notare che l’ispettore, che non è semplicemente un dirigente del MIUR ma il responsabile per l’Umbria proprio del SNV, instilli il vecchio timore della gogna, della classifica fra le scuole, usando argomentazioni datate come quella di innescare il tipico “addestramento al test”, o che le scuole tengano a casa i somari per alzare i livelli (sono tra i possibili rischi delle misurazioni, studiati negli USA da decenni), o il più scontato cui prodest.

 

Ha contribuito invece alla serenità degli insegnanti proprio l’aver dichiarato apertamente che non si sta facendo l’esame ai professori. Anzi, la restituzione disaggregata per domanda è un’affermazione di fiducia nei confronti degli insegnanti e della loro capacità di “ricominciare da tre”. Le scuole si aspettano di avere indicazioni concrete per un cambiamento che le sole riforme non riescono a imprimere: si procede meglio dalle evidenze empiriche che dal “dover essere”. I docenti poi aspettano solo che venga loro riconosciuto l’incalcolabile merito di tirarsi dietro i ragazzi.

 

Peraltro: magari ci fosse l’addestramento al test! Sia le prove PISA sia le prove nazionali richiedono capacità piuttosto sofisticate; innovano drasticamente rispetto alle routine che non portano l’alunno all’autonomia e all’argomentazione. Anni di proposte didattiche sull'educazione linguistica non hanno avuto l’effetto che hanno avuto certe novità delle prove INVALSI; come l’attenzione al valore semantico dei connettivi o del gerundio, alla progressione tematica da un capoverso all’altro, ai rimandi anaforici dei pronomi, alle sfumature di senso portate dai modi e dai tempi del verbo … tutti “oggetti” che nelle grammatiche finora non ci sono stati (ma presto ci saranno!), su cui gli insegnanti hanno capito che è giusto, non solo opportuno, aggiornarsi, mettendo riparo alle inadempienze dell’università.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo di Daniela Notarbartolo

  



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COMMENTI
24/03/2010 - Formazione degli insegnanti (Viola Gatto)

Sono d'accordo con Guido Merzoni: piuttosto e prima di valutare i ragazzi non sarebbe il caso di investire nella formazione dei docenti? Costoro sono in gran parte autodidatti. Usciti dall'università, non vengono più incoraggiati a studiare. Spesso conoscono poco le materie che insegnano e non sanno quasi nulla di scienze dell'educazione... Chiedete forti investimenti per loro! Altro che cambiare i programmi.

 
22/03/2010 - Meno carta, più maestri (Guido Merzoni)

E’ incoraggiante apprendere dall’autrice che i test favoriscono “l’attenzione al valore semantico dei connettivi o del gerundio” e, soprattutto, “ai rimandi anaforici dei pronomi”. Trovandomi spesso a correggere tesi di laurea, mi accontenterei di una certa dimestichezza con le regole sull’acca nel presente indicativo del verbo avere. Mi sembra che dovremmo investire più risorse nella formazione degli insegnanti, piuttosto che nella rilevazione dei risultati dell’insegnamento. Perchè temo che il problema sia lì. Non tanto nel constatare che non ce l’abbiamo fatta, ma nel capire come potremmo farcela. E rispetto a questo problema è necessario riportare l’attenzione dai fiumi di pagine su obiettivi formativi, competenze, piani, valutazioni, analisi del merito, etc. sulla persona dell’insegnante. Anzi dell’educatore. Capire perchè non abbiamo più maestri. Coltivare dirigenti scolastici che sappiano esercitare discernimento e operare scelte opportune sulle risorse umane a loro disposizione. Dare a tali dirigenti la capacità di esercitare discrezionalità e fare delle scelte. Perchè un dirigente scolastico che sappia fare il suo mestiere sa quali sono gli insegnanti capaci anche senza i test. Sto esagerando? L’importanza della persona (del maestro) non è disconosciuta da chi si dedica ai test? Attenzione: “dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore”. Se tante risorse ed energie sono dedicate a produrre carta, quella carta diventa importante.