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SCUOLA/ Dalle prove Invalsi un aiuto agli studenti e un colpo all’immobilismo. Perchè screditarle?

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Quanto al comportamento opportunistico delle scuole, nel primo anno della “quarta prova” nell’esame di Stato, di competenza del MIUR, le scuole con risultati sospetti individuate dal rapporto furono il 10% su tutto il campione nazionale, variamente distribuite. Per le prove SNV, dove l’INVALSI ha la piena responsabilità dell’operazione, nelle scuole del campione è stato mandato un osservatore esterno e, applicando la stessa metodologia usata per l’esame di Stato per ripulire i dati, non si sono riscontrati comportamenti fraudolenti. Il campione statistico è stato definito su base regionale con la consulenza dell’ISTAT, tanto che attualmente è migliore del campione individuato per le prove OCSE. Sulla base di questo campione, capace di dare certezza sui livelli nazionali e regionali, i dati restituiti alle scuole trovano un termine di paragone certo, per il quale chi pure avesse barato fra le scuole non campionate avrebbe semplicemente ingannato se stesso, non i dati. È vero che quello delle procedure di somministrazione nelle scuole non campionate resta un punto delicato, ma esso coincide con l’immaturità della singola scuola, e non con la scarsa affidabilità dei risultati.

 

A me personalmente pare che il gioco perverso sia quello di gettare discredito su un istituto che, pur con scarse risorse umane, dal suo sito mostra in modo trasparente quello che sta facendo (quadri di riferimento per la comprensione e la produzione scritta, esempi di prove, protocolli per la somministrazione, rapporti di merito, rapporti metodologici, scheda per la ricorrezione delle prove scritte, informazioni pratiche … ) in controtendenza con l’immobilismo lamentoso caratteristico di tanti ambienti. Vale la pena che gli insegnanti vadano a vederselo e vi prestino la debita attenzione: www.invalsi.it.

  



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COMMENTI
24/03/2010 - Formazione degli insegnanti (Viola Gatto)

Sono d'accordo con Guido Merzoni: piuttosto e prima di valutare i ragazzi non sarebbe il caso di investire nella formazione dei docenti? Costoro sono in gran parte autodidatti. Usciti dall'università, non vengono più incoraggiati a studiare. Spesso conoscono poco le materie che insegnano e non sanno quasi nulla di scienze dell'educazione... Chiedete forti investimenti per loro! Altro che cambiare i programmi.

 
22/03/2010 - Meno carta, più maestri (Guido Merzoni)

E’ incoraggiante apprendere dall’autrice che i test favoriscono “l’attenzione al valore semantico dei connettivi o del gerundio” e, soprattutto, “ai rimandi anaforici dei pronomi”. Trovandomi spesso a correggere tesi di laurea, mi accontenterei di una certa dimestichezza con le regole sull’acca nel presente indicativo del verbo avere. Mi sembra che dovremmo investire più risorse nella formazione degli insegnanti, piuttosto che nella rilevazione dei risultati dell’insegnamento. Perchè temo che il problema sia lì. Non tanto nel constatare che non ce l’abbiamo fatta, ma nel capire come potremmo farcela. E rispetto a questo problema è necessario riportare l’attenzione dai fiumi di pagine su obiettivi formativi, competenze, piani, valutazioni, analisi del merito, etc. sulla persona dell’insegnante. Anzi dell’educatore. Capire perchè non abbiamo più maestri. Coltivare dirigenti scolastici che sappiano esercitare discernimento e operare scelte opportune sulle risorse umane a loro disposizione. Dare a tali dirigenti la capacità di esercitare discrezionalità e fare delle scelte. Perchè un dirigente scolastico che sappia fare il suo mestiere sa quali sono gli insegnanti capaci anche senza i test. Sto esagerando? L’importanza della persona (del maestro) non è disconosciuta da chi si dedica ai test? Attenzione: “dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore”. Se tante risorse ed energie sono dedicate a produrre carta, quella carta diventa importante.