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SCUOLA/ Dalle prove Invalsi un aiuto agli studenti e un colpo all’immobilismo. Perchè screditarle?

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L’articolo dell’ispettore Stefanoni è assolutamente condivisibile quando indica, quale scopo delle misurazioni del Sistema Nazionale di Valutazione, il miglioramento degli apprendimenti degli studenti. La finalità, richiesta esplicitamente da uno degli obiettivi strategici di Lisbona, è abbassare drasticamente le percentuali  dei ragazzi con basse competenze in lettura e in matematica. Si sa che entro il 2010 sarebbe stato necessario che il tasso nei paesi europei scendesse del 20% rispetto al 2000, e che ciò non è successo, anzi la percentuale dei ragazzi con scarsa abilità di lettura è mediamente cresciuta, con punte negative in alcuni paesi fra cui l’Italia, che è passata dal 18,9% del 2000 al 24,6% del 2006. I nuovi obiettivi di Lisbona per il 2020 fissano ora il tetto massimo al 15%. L’urgenza è quindi monitorare l’andamento dei nostri ragazzi, e consentire alle scuole di attuare piani di intervento mirati.

 

Le prove INVALSI segnalano, in sintonia con le prove OCSE, in quali zone del paese si concentrano le problematicità, ma i risultati non interessano tanto questo aspetto. Uno dei vantaggi della prova nazionale è l’aderenza delle prove ai curricoli scolastici; la restituzione non è fatta solo sulla prova nella sua interezza, ma la disaggrega domanda per domanda. Siccome la prova è costruita in modo da saggiare una vasta gamma di processi e di ambiti, ogni scuola riceve una fotografia abbastanza precisa in termini di competenze e abilità dei ragazzi, cioè proprio quanto è auspicato dall’Ispettore.

 

Dal punto di osservazione dell’ex-IRRE Lombardia, dove lavoro, dalle scuole arrivano richieste di supporto precise: per esempio, che fare se i nostri ragazzi cascano sempre sulle domande che chiedono “localizzazione e integrazione delle informazioni”? Al corso per dirigenti e referenti sull’utilizzo dei dati Invalsi è stato necessario chiudere le iscrizioni per il numero eccessivo di aderenti. Certo in Lombardia c’è una buona “cultura della valutazione”, visto che fu la prima ad avere un campione regionale dei dati OCSE, grazie alla lungimiranza dell’allora direttore regionale dott. Dutto e di alcuni ricercatori IRRE.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo di Daniela Notarbartolo

  



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COMMENTI
24/03/2010 - Formazione degli insegnanti (Viola Gatto)

Sono d'accordo con Guido Merzoni: piuttosto e prima di valutare i ragazzi non sarebbe il caso di investire nella formazione dei docenti? Costoro sono in gran parte autodidatti. Usciti dall'università, non vengono più incoraggiati a studiare. Spesso conoscono poco le materie che insegnano e non sanno quasi nulla di scienze dell'educazione... Chiedete forti investimenti per loro! Altro che cambiare i programmi.

 
22/03/2010 - Meno carta, più maestri (Guido Merzoni)

E’ incoraggiante apprendere dall’autrice che i test favoriscono “l’attenzione al valore semantico dei connettivi o del gerundio” e, soprattutto, “ai rimandi anaforici dei pronomi”. Trovandomi spesso a correggere tesi di laurea, mi accontenterei di una certa dimestichezza con le regole sull’acca nel presente indicativo del verbo avere. Mi sembra che dovremmo investire più risorse nella formazione degli insegnanti, piuttosto che nella rilevazione dei risultati dell’insegnamento. Perchè temo che il problema sia lì. Non tanto nel constatare che non ce l’abbiamo fatta, ma nel capire come potremmo farcela. E rispetto a questo problema è necessario riportare l’attenzione dai fiumi di pagine su obiettivi formativi, competenze, piani, valutazioni, analisi del merito, etc. sulla persona dell’insegnante. Anzi dell’educatore. Capire perchè non abbiamo più maestri. Coltivare dirigenti scolastici che sappiano esercitare discernimento e operare scelte opportune sulle risorse umane a loro disposizione. Dare a tali dirigenti la capacità di esercitare discrezionalità e fare delle scelte. Perchè un dirigente scolastico che sappia fare il suo mestiere sa quali sono gli insegnanti capaci anche senza i test. Sto esagerando? L’importanza della persona (del maestro) non è disconosciuta da chi si dedica ai test? Attenzione: “dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore”. Se tante risorse ed energie sono dedicate a produrre carta, quella carta diventa importante.