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UNIVERSITA'/ Studenti, professori e risorse: tre "piccole" cose che la riforma sottovaluta

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 In sintesi si profila uno scontro fra chi fino ad oggi ha gestito l’università e chi, attraverso la riforma ed i suoi successivi decreti attuativi, si candida ad entrare come nuovo soggetto. Cosa rimane fuori? Educazione è la grande parola che manca in questa come nelle leggi precedenti. Il punto dell’educazione mette il dito sulla qualità delle risorse umane; il sistema produttivo italiano, lo sviluppo del paese, non possono in nessun caso prescindere dalla necessità di formare persone, prima ancora che operatori specializzati.


Il compito della formazione universitaria, dentro alla declinazione propria del programma di studi proposto, deve tener conto della capacità di dare al laureato la possibilità di prendersi una responsabilità nell’ambiente di lavoro, prima ancora della capacità di fare che è propria del periodo di apprendistato. Il vero problema è realizzare la formazione superiore dei quadri dirigenti, fondamento dello sviluppo futuro, educando. Con quali mezzi si può realizzare lo scopo educativo?

 

Le parole chiave di questa riforma sono autonomia e responsabilità sulle quali sono tutti d’accordo, salvo poi osservare come il decreto in molte parti non rispetti questi principi. Spesso si presenta molto dettagliato andando di fatto contro al principio di autonomia. Per esempio, forzare la mobilità dei docenti (obbligo della provenienza di un terzo dei docenti da altre sedi), in un paese come il nostro dove la mobilità risulta molto difficile (bassi stipendi e mancanza di aiuto alle famiglie), sembra bello nei principi ma difficile nella realizzazione.


Sarebbe invece opportuno lasciare autonomia nella responsabilità ed inserire poi un’azione di giudizio con criteri chiari. Oggi si pone, giustamente, grande enfasi sulla valutazione universitaria che dovrebbe essere la premessa al riconoscimento del merito e quindi di una più adeguata gestione delle risorse. Seppure necessario, non basta appellarsi a criteri di oggettività della produzione scientifica (Impact Factor) o di attrattiva di fondi pubblici e privati. 


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COMMENTI
22/03/2010 - Responsabilita' vs. incentivi (Enrico Bellino)

Mi sembra un passo avanti decisivo il riferimento al concetto di "responsabilità", sia nel contenuto di ciò che il docente deve trasmettere, sia nei criteri con cui orientare le modalità con cui svolgere l'attività di ricerca. Da anni, in diversi ambiti dell'attività lavorativa e pubblica, si è fatto riferimento quasi esclusivo alla nozione di "incentivazione" e al disegno delle "regole" per indurre gli individui a comportarsi in maniera efficiente, in maniera quasi meccanica. Si è però visto come tutto ciò finisca spesso per distorcere i comportamenti di chi opera (e' macroscopico l'esempio che viene dall'ambito della finanza) e ci si illuda di eliminare tali distorsioni attraverso sistemi di regole che imbrigliano sempre più la creatività personale, in ogni ambito. La ripresa del concetto di responsabilità, che rinvia evidentemente alla cultura a cui gli uomini si riferiscono, è l'unica via d'uscita al vicolo cieco a questo "statalismo di mercato" invocato negli ultimi anni da diversi pulpiti.