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UNIVERSITA'/ Studenti, professori e risorse: tre "piccole" cose che la riforma sottovaluta

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 Ci si deve chiedere che interesse hanno gli studenti a vivere in una università che eccelle nella ricerca, e come tali eccellenze si trasformino in una buona didattica. Infine, la valutazione degli atenei, dei docenti, degli studenti, non può essere concepita come elemento punitivo, ma deve tendere a valorizzare assumendo una funzione premiante. Quali sono dunque i punti su cui chiedere un confronto e fare confluire aspetti di miglioramento di questo decreto legislativo? 

 

Dobbiamo ripartire dallo scopo dell’insegnamento universitario. Esso rappresenta il punto più alto dell’attività formativa, e quindi per sua natura non può non tenere conto dell’aspetto essenziale della formazione che è l’educazione. La formazione/educazione si realizza attraverso alcuni principi fondamentali: autonomia, responsabilità, valutazione del merito e differenziazione.

 

 

Ruolo dei docenti. Non è possibile fare dell’educazione il punto fondamentale dello scopo dello studio universitario e annichilire la funzione dei docenti. Come insegnante il docente decide del contenuto dello studio, il programma, le modalità di studio ma soprattutto si rende disponibile ad essere un punto di verifica per lo studente. Ciò implica un rapporto che, per quello che è possibile, deve essere attento, personalizzato e disponibile anche ad una verifica da parte degli studenti. Come ricercatore deve poter essere messo in grado di praticare la ricerca nel modo più libero possibile avendo come controllo non il dipartimento, ma un organismo superiore che non sia direttamente implicato con il suo lavoro. E’ necessario evitare che chi è già arrivato (professori ordinari) si ponga come l’unico elemento attraverso cui i più giovani debbano passare per trovare un proprio spazio e ruolo.

 

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COMMENTI
22/03/2010 - Responsabilita' vs. incentivi (Enrico Bellino)

Mi sembra un passo avanti decisivo il riferimento al concetto di "responsabilità", sia nel contenuto di ciò che il docente deve trasmettere, sia nei criteri con cui orientare le modalità con cui svolgere l'attività di ricerca. Da anni, in diversi ambiti dell'attività lavorativa e pubblica, si è fatto riferimento quasi esclusivo alla nozione di "incentivazione" e al disegno delle "regole" per indurre gli individui a comportarsi in maniera efficiente, in maniera quasi meccanica. Si è però visto come tutto ciò finisca spesso per distorcere i comportamenti di chi opera (e' macroscopico l'esempio che viene dall'ambito della finanza) e ci si illuda di eliminare tali distorsioni attraverso sistemi di regole che imbrigliano sempre più la creatività personale, in ogni ambito. La ripresa del concetto di responsabilità, che rinvia evidentemente alla cultura a cui gli uomini si riferiscono, è l'unica via d'uscita al vicolo cieco a questo "statalismo di mercato" invocato negli ultimi anni da diversi pulpiti.