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UNIVERSITA'/ Studenti, professori e risorse: tre "piccole" cose che la riforma sottovaluta

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Reclutamento universitario. E’ necessario semplificare il sistema nell’ottica della responsabilità, con la chiamata diretta dei docenti dall’albo nazionale degli idonei.

 

Risorse e differenziazione. Una riforma che non comporti un onere economico non può proporsi obiettivi premianti né può ipotizzare uno sviluppo in tempi congrui. Dare un nuovo volto all’università con le sole risorse provenienti attraverso il modularsi della spesa per il personale sarà possibile, se tutto procede nel migliore dei modi, solo dopo molti anni. Quindi è necessario disporre di risorse adeguate per fare delle scelte sulla base di criteri che riconoscano le differenze, le quali debbono essere valutate, e se positive premiate, se negative ridimensionate.

 

Corpo studentesco. L’università è fatta per l’educazione degli studenti, essi devono poter avere ambiti in cui singolarmente, od organizzati in gruppo, possano incidere sullo svolgimento dello studio universitario, in particolare dentro al rapporto con la componente docente tramite la valutazione della didattica. Di contro, debbono impegnarsi ad un profitto minimo prestabilito laddove la mancanza di rispetto di questo comporti maggiori oneri economici.


Sono solo alcuni spunti di riflessione per non perdere l’occasione di una riforma più ragionevole della formazione universitaria; non vorremmo che ancora una volta il riformare diventi una palestra per una discussione che cambia in apparenza, lasciando inalterata la sostanza.



(Davide Donati, Ricercatore Medicina e Chirurgia Ateneo di Bologna)



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COMMENTI
22/03/2010 - Responsabilita' vs. incentivi (Enrico Bellino)

Mi sembra un passo avanti decisivo il riferimento al concetto di "responsabilità", sia nel contenuto di ciò che il docente deve trasmettere, sia nei criteri con cui orientare le modalità con cui svolgere l'attività di ricerca. Da anni, in diversi ambiti dell'attività lavorativa e pubblica, si è fatto riferimento quasi esclusivo alla nozione di "incentivazione" e al disegno delle "regole" per indurre gli individui a comportarsi in maniera efficiente, in maniera quasi meccanica. Si è però visto come tutto ciò finisca spesso per distorcere i comportamenti di chi opera (e' macroscopico l'esempio che viene dall'ambito della finanza) e ci si illuda di eliminare tali distorsioni attraverso sistemi di regole che imbrigliano sempre più la creatività personale, in ogni ambito. La ripresa del concetto di responsabilità, che rinvia evidentemente alla cultura a cui gli uomini si riferiscono, è l'unica via d'uscita al vicolo cieco a questo "statalismo di mercato" invocato negli ultimi anni da diversi pulpiti.