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UNIVERSITA'/ Studenti, professori e risorse: tre "piccole" cose che la riforma sottovaluta

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L’uscita della proposta di legge di riforma dell’università (DDL 1905; 25 Novembre 2009), ha suscitato e continua a suscitare numerosi commenti e sottolineature. Nella maggior parte dei casi la riforma trova nella sostanza commenti positivi, e comunque anche chi si è dimostrato particolarmente critico non mette in discussione la necessità di riformare l’università. Chiediamoci perché vi sia questa forte spinta verso una nuova legge.


Molto spesso si parte dall’osservazione del modesto livello dell'università italiana rispetto alle classifiche internazionali. Fra gli altri criteri si sottolinea la scarsa attrattiva di studenti e professori stranieri o il mancato rientro di docenti italiani formatisi all’estero. A ciò si aggiunge il deludente risultato della recente riforma cosiddetta “del tre più due”, la quale a fronte di un forte aumento della spesa non ha dato l’aumento di laureati che veniva ipotizzato.


Di contro, qualunque sia il livello reale o presunto della qualità dell’università italiana, ad essa viene richiesto di essere il motore della produttività della nostra nazione, con particolare riferimento alla qualità e multidisciplinarietà della ricerca, produzione di brevetti e collegamento internazionale. A ciò si aggiunge, da parte delle regioni italiane economicamente più avanzate, la richiesta di una maggiore aderenza della formazione universitaria alle esigenze del territorio come richiesto da associazioni di categoria ed industriali.


Appare allora inevitabile puntare il dito sull’attuale sistema di governo dell’università che oggi si basa esclusivamente sui docenti appartenenti all’ateneo. In effetti, sono anni che assistiamo ad un attacco da parte della pubblicistica nazionale al sistema di gestione dell’università; troppi privilegi, sprechi, baronie che sottolineano la autoreferenzialità del sistema senza un controllo dell’attività dei docenti. Da cui consegue la necessità di ridurre il costo per il funzionamento degli atenei che mostra negli ultimi 15 anni un progressivo aumento rispetto al quale il governo vuole imporre una dinamica di differenziazione, fra atenei virtuosi e non.


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COMMENTI
22/03/2010 - Responsabilita' vs. incentivi (Enrico Bellino)

Mi sembra un passo avanti decisivo il riferimento al concetto di "responsabilità", sia nel contenuto di ciò che il docente deve trasmettere, sia nei criteri con cui orientare le modalità con cui svolgere l'attività di ricerca. Da anni, in diversi ambiti dell'attività lavorativa e pubblica, si è fatto riferimento quasi esclusivo alla nozione di "incentivazione" e al disegno delle "regole" per indurre gli individui a comportarsi in maniera efficiente, in maniera quasi meccanica. Si è però visto come tutto ciò finisca spesso per distorcere i comportamenti di chi opera (e' macroscopico l'esempio che viene dall'ambito della finanza) e ci si illuda di eliminare tali distorsioni attraverso sistemi di regole che imbrigliano sempre più la creatività personale, in ogni ambito. La ripresa del concetto di responsabilità, che rinvia evidentemente alla cultura a cui gli uomini si riferiscono, è l'unica via d'uscita al vicolo cieco a questo "statalismo di mercato" invocato negli ultimi anni da diversi pulpiti.