BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ The Giver: l’utopia dell’educazione perfetta è la tomba della libertà

Pubblicazione:

urlo_munchR375.jpg

Molti sono gli spunti offerti da questo romanzo che appassiona e sconcerta, fino a generare un finale senso di turbamento nel lettore. È quel tipo di turbamento buono, della natura di un pensiero che viene sollecitato e continua a lavorare anche quando la copertina nera si chiude sull’ultima pagina.

 

E il tema dell’educazione domina su tutti. È una società perfetta quella descritta in The Giver dove anche la scuola è perfetta, totalmente integrata nel sistema per formare soggetti comunitari funzionalmente integrati. Funzione è la parola chiave di questa società: ogni cosa è al suo posto, ma il posto non è stato assegnato da nessun genere di sapienza quanto piuttosto da una logica che fa dell’omologazione il suo programma dichiarato. Uniformità infatti è il lemma che più ricorre, con la maiuscola, a significare un ente supremo cui sacrificare ogni spunto di individualità e soggettività. I bambini, i ragazzi - la cui venuta al mondo è rigidamente programmata in termini sia numerici sia di requisiti - sono graziosi, obbedienti, non dicono mai bugie, chiedono sempre scusa così come accettano sempre le scuse degli altri, non rubano merendine, non si azzuffano, fanno i compiti con diligenza, ma soprattutto non pongono mai domande per paura che siano indiscrete e non corrette. Praticamente delle scimmie ammaestrate.

 

Il testo è abile nello spingere il gioco così in avanti da farcelo apparire in tutta la sua disumanità, ma quante volte, quando non ci piacciono, preferiremmo che anche i nostri dodicenni fossero così? Certi genitori che incontro sono molto meno sofisticati e scientificamente impostati dei grandi di Jonas, ma vivono la stessa identica tentazione: disistima e timore delle iniziative dei ragazzi, solo perché magari lontane dalle loro immagini ideali preconfezionate, e disconoscimento delle domande che iniziando a percepirsi adulti questi giovani uomini e giovani donne pongono a loro stessi (e agli altri, almeno finché glielo permettiamo). Ragazzi considerati deboli, incapaci di affrontare la realtà e da proteggere, anche con la menzogna. Mielosa perché a fin di bene.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo

 

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >