BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Ribolzi: i licei? Per favore non dividiamoci in guelfi e ghibellini

Pubblicazione:

studentessa_libriR375_11set08.jpg

2. I licei (ma anche gli istituti tecnici, in misura di poco minore), non tengono conto delle profonde trasformazioni che le tecnologie hanno portato in questo processo, modificando in modo radicale e probabilmente irreversibile gli ambienti di apprendimento. Pare evidente che oggi il modo e i luoghi in cui i ragazzi imparano non sono più quelli della mia generazione, ma nemmeno quelli della generazione dei quarantenni, che pratica gli ambienti mediali ma non ci è cresciuta dentro. Questo non significa abdicare al rapporto educativo in favore della LIM (lavagna multimediale interattiva, ndr): possiamo trasmettere contenuti del tutto tradizionali in modo del tutto tradizionale, ma dobbiamo tenere conto che il mondo in cui vivono i ragazzi a cui li trasmettiamo è cambiato irreversibilmente.

 

3. Da ultimo, mi pare che l’attenzione ai contenuti abbia penalizzato troppo il tema delle competenze, che sta certamente diventando una specie di coperta lunga buona a tutti gli usi, ma non può essere ridotto né ad una formuletta che ne sottolinea solo gli aspetti operativizzati, né ad una pur necessaria elaborazione personale successiva alle conoscenze. A livello europeo, è su questo che si fanno i confronti, e nel nostro paese gli istituti tecnici sono tutti centrati su di una progettazione per competenze: non mi pare possibile immaginare una maggiore integrazione fra indirizzi se si esclude questo fondamentale elemento. C’è una certa confusione fra conoscenze, abilità e competenze, con una visione riduttiva che vede queste ultime come estranee ad una cultura “alta” (si veda la riduzione, negativa, dei laboratori).

 

Infine, vorrei esprimere una personale preoccupazione: mi pare che la riforma stia costituendo un’ulteriore occasione per l’implacabile tendenza degli italiani a dividersi in guelfi e ghibellini, in questo caso fra  sostenitori del Contenuto e fautori del Metodo, quasi fossero due partiti politici o due squadre sportive, e non due componenti irrinunciabili tra cui cercare un equilibrio. Sarei piuttosto d’accordo con Diane Ravitch, una politologa americana, secondo cui “abbiamo dimenticato che una persona non può pensare criticamente, se non ha nulla intorno a cui pensare, paragonando e sintetizzando quello che ha imparato”.

 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
01/04/2010 - Rimarrà solo una bella “scatola”? (Roberto Pasolini)

Luisa Ribolzi mette giustamente “le dita nelle piaghe”. Un’impostazione che si parametra a criteri guida quali quelli indicati: la valorizzazione dell’autonomia, la responsabilizzazione degli insegnanti, il processo di crescita della persona come obiettivo della scuola è, a dir poco, condivisibile, ma affinché le buone idee non rimangano a livello di proclami e possano concretizzarsi è indispensabile che alle buone idee si abbini un piano di fattibilità. La riforma si attuerà se si riuscirà a “cambiare modo di fare scuola” e, dal mio punto di vista, occorrono investimenti e qualche “rivoluzione”. Occorre investire soprattutto nella formazione dei docenti cui assegnare le classi che avvieranno la riforma: un aggiornamento ispirato dalle linee guida sopra indicate e dai principi didattico pedagogico della riforma. “Rivoluzioni”. Ne cito solo un paio: assegnare le classi iniziali solo ai docenti formati nel modo sopra detto, puntare al turn over pensionistico sostituendo gli uscenti solo con docenti “aggiornati”, valutare i risultati e premiare economicamente il merito di chi opera positivamente per il cambiamento.

 
29/03/2010 - Cosa vogliamo? (enrico maranzana)

Esiste un aspetto che, da solo, rende inconsistente l'intero riordino: l'assenza della cultura dell'organizzazione. Ricordo che il fine del sistema scuola, definito dal ministro Moratti nel 2003, corrisponde alla promozione e al consolidamento delle capacità e delle competenze dei giovani. Le conoscenze e le abilità sono gli strumenti operativi. Problema di dimensione smisurata: sarebbero riusciti gli americani a mandare l'uomo sulla luna se avessero focalizzato l'attività dei singoli componenti dei gruppi di lavoro?

 
29/03/2010 - il 4* elemento di debolezza: quali docenti? (Michele Borrielli)

Chiederei alla Prof. Ribolzi ed ai lettori del giornale quale sia la loro opinione sugli interventi riportati nel blog ufficiale indire riguardante le indicazioni nazionali per l'insegnamento "scienze naturali" alla pagina web http://nuovilicei.indire.it/content/index.php?action=riforma&id_m=9549&id_cnt=9564 a partire dal liceo scientifico, opzione tradizionale ed opzione scienze applicate. Mi pare che emerga con chiarezza il 4° elemento di debolezza: la produttività degli interventi e la necessità di risposte sono strettamente collegati, nello specifico caso "SCIENZE NATURALI", alla domanda: in quali classi, quali docenti, quali laureati insegneranno l'insegnamento "scienze naturali"? Insegnamento, non disciplina, miscellanea delle DUE diverse realtà 1) chimica e 2)scienze della terra e biologiche, realtà negli istituti tecnici e professionali tenute giustamente separate ed affidate ai rispettivi docenti, rispettivamente i chimici della A013 e i biologi e i naturalisti della A060. Esprime anche il problema su come fare in modo che a tutti i futuri liceali, come agli alunni degli istituti tecnici sia data la concreta possibilità di apprendere nelle migliori condizioni possibili la disciplina "chimica": e mi pare evidente che ci potrà essere la migliore indicazione nazionale, ma se non c'è ad insegnargliela un docente laureato in discipline chimiche i risultati saranno caratterizzati da una mera conservazione dello status quo, improntato ad una estrema povertà di cultura chimica.