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SCUOLA/ Se con l'autonomia, anche i genitori (ri)diventano maestri...

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Di tutto ciò, nel processo educativo/formativo scolastico, va tenuto conto. Se l’educazione è la vita che si sviluppa, allora il metodo da seguire perché ciò avvenga è la comunicazione di sé. La comunicazione di una vita chiede che l’altro acquisisca in modo consapevole l’esperienza che gli è comunicata. Ciò presuppone – nella scuola – non soltanto instaurare un rapporto con il sapere, ma soprattutto favorire un rapporto con la vita. Scuola e famiglia possono e devono lavorare insieme: è l’autonomia introdotta nel nostro sistema nazionale di istruzione che lo esige.


Se è vero, come è vero, che i genitori sono i primi educatori dei figli, è a loro che spetta orientare il percorso educativo: se nessun genitore può pensare di soddisfare da solo tutte le esigenze formative dei propri figli, nessuna scuola può sostituirsi totalmente all’opera educativa dei genitori. E’ in questo quadro che si colloca, quindi, il ruolo – implicito o da esplicitare – delle famiglie nei confronti della scuola, e quindi degli stessi curricoli scolastici, che non sono riducibili al solo momento didattico tradizionale, ma possono essere intesi come sintesi dei contributi necessari alla piena strutturazione scolastica della proposta formativa ed educativa.

 

La scuola deve poter (saper) valorizzare, comprendendoli, tanto l’istruzione, quanto la formazione, in un contesto di educazione – cioè formazione integrale della persona – nella quale l’educazione familiare ha una connotazione rilevante e primaria. Infatti, l’educazione deve poter rappresentare l’insieme delle azioni culturali ed istituzionali che offrono le condizioni per la realizzazione del progetto personale, della vocazione di ciascuno.


Se pertanto va rispettata la specificità professionale del corpo docente, e quindi dell’aiuto istruttivo e formativo degli insegnanti e degli operatori scolastici, va accolta e rispettata la prerogativa e la specificità educativa dei genitori e delle famiglie. In ultima analisi – proprio perché «nessuno educa nessuno; nessuno è educato da nessuno; ci si educa insieme» – la famiglia deve essere presente nella scuola aiutandola in ordine ai propri obiettivi educativi e formativi, e la scuola deve uscire dal proprio particolarismo attivando un processo educativo/formativo supportato dai valori insieme individuati, condivisi e verificati con la famiglia. In sintesi: «occorre che nella scuola si creino spazi sinergici atti a rendere il processo educativo-formativo esperienza espressione di insieme di adulti reciprocamente impegnati nell’espletamento del loro compito».

 


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COMMENTI
04/03/2010 - Rapporto Genitori-Scuola (GIANCARLO TETTAMANTI)

Non credo sia necessario andare in Lapponia per fare un confronto e verificare lo stato della nostra scuola. L'alto abbandono scolastico, il livello culturale, lo stesso bullismo presente in molte delle nostre scuole, dimostrano che occorre intervenire. Come? Iniziando a capire che la cultura é un problema di essere, e non di avere. Un sapere - e quindi un apprendimento, fondato soltanto sul senso analitico delle cose - porta inevitabilmente ad una assenza di cultura. Una scuola a prevalente od esclusivo interesse cognitivo é una scuola in cui avviene una vera e propria alienazione educativa. Da qui la necessità che la scuola abbia ad affermare la propria dimensione educativa: ciò significa assumere una responsabilità educativa nei confronti di ciascun ragazzo, del suo essere persona, e, certamente,del suo essere soggetto portatore di una propria cultura, che é la cultura della famiglia. Ecco perché, a mio parere (e non solo mio), nella scuola occorre promuovere e potenziare rapporti tra docenti e genitori, in un contesto di adulti sinergicamente protesi alla formazione dei giovani. Non possiamo negare che spesso la scuola é chiamata a supplire le carenze educative delle famiglie, ma dobbiamo anche affermare che altrettanto frequentemente sono i genitori a dover ricomporre i cocci procurati dalla scuola. Da qui la corresponsabilità educativa degli adulti (docenti-genitori) e una coralità di insieme, progettuale formativa.

 
04/03/2010 - Alla ricerca della luce del faro (enrico maranzana)

In lapponia esite una pluralità di parole per la neve: ognuna di esse ne esprime una caratteristica. Tale varietà nasce dalla profonda conoscenza che le popolazioni del nord hanno dell'oggetto. Stridente il contrasto con quanto avviene nel mondo della scuola: "educazione" è un termine omnicomprensivo e, conseguentemente, senza significato. L'ordinamento vigente fornisce una sommaria illuminazione del campo: l'art. 2 della legge Moratti (2003) distingue l'apprendimento dalla formazione spirituale e morale; il T.U. del 1994 fa coincidere il significato di educazione alla sua etimologia: condurre fuori. Come si vede il campo del problema non è ben definito, per cui il rapporto scuola-famiglia vive nella confusione e genera disorientamento e disillusione. E' opportuno tener presente che l'intreccio formazione/informazione è indissolubile: la formazione umana, di cui stiamo trattando, deriva innanzitutto dal rapporto persona-persona e, sul versante dell'adulto, dal suo modo di essere, dalla sua autorevolezza, dalla sua autenticità, dalla sua partecipazione emotiva alle proposte che formula, dalla sua capacità d'accettare senza pregiudizi il prossimo ...