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SCUOLA/ Se con l'autonomia, anche i genitori (ri)diventano maestri...

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In parole più semplici: «si tratta di un processo di riattribuzione di dignità reciproca (genitori-docenti) che è espressione concreta del principio di sussidiarietà», il tutto nella convinzione che «la scuola può aiutare la famiglia ad essere più famiglia, e la famiglia, a sua volta, può aiutare la scuola ad essere più scuola». Ecco che allora “comunità educante” significa condivisione, compartecipazione, corresponsabilità, e – in un certo senso – vita comune: quando la vita comune non è stata, e non è più matrice dell’azione e del contenuto culturale, ma solo spunto per le categorie portate avanti individualmente da alcuni, si è avuto, e si ha il fenomeno della confusione e della riduzione culturale ed educativa.

 

 

L’introduzione dell’autonomia – anche se si tratta di una autonomia monca, ancora da sviluppare e da completare – ha sostanzialmente affermato che il valore di una scuola non deriva dall’appartenenza allo Stato o a questo o a quell’Ente privato, ma dalla sua capacità di formulare un progetto e un percorso educativo-formativo affidabili e rispondenti alle attese e alle richieste dei cosiddetti utilizzatori del servizio (studenti e famiglie in primo luogo).


Ciò autorizza ancor più i genitori a chiedere maggiore spazio nella scuola ed un coinvolgimento concreto nel processo di crescita culturale dei loro figli. L’autonomia ha ridato respiro all’esigenza di una presenza attiva dei genitori e della famiglia nella scuola. Non si tratta di sostituirsi ai docenti, bensì di riaffermare con decisione che solo un percorso condiviso da studenti e genitori, è in grado di far crescere adulti critici e responsabili, capaci di controllare la complessità del mondo in cui vivono e di seguire – senza smarrirsi – l’intreccio delle loro esperienze.
 



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COMMENTI
04/03/2010 - Rapporto Genitori-Scuola (GIANCARLO TETTAMANTI)

Non credo sia necessario andare in Lapponia per fare un confronto e verificare lo stato della nostra scuola. L'alto abbandono scolastico, il livello culturale, lo stesso bullismo presente in molte delle nostre scuole, dimostrano che occorre intervenire. Come? Iniziando a capire che la cultura é un problema di essere, e non di avere. Un sapere - e quindi un apprendimento, fondato soltanto sul senso analitico delle cose - porta inevitabilmente ad una assenza di cultura. Una scuola a prevalente od esclusivo interesse cognitivo é una scuola in cui avviene una vera e propria alienazione educativa. Da qui la necessità che la scuola abbia ad affermare la propria dimensione educativa: ciò significa assumere una responsabilità educativa nei confronti di ciascun ragazzo, del suo essere persona, e, certamente,del suo essere soggetto portatore di una propria cultura, che é la cultura della famiglia. Ecco perché, a mio parere (e non solo mio), nella scuola occorre promuovere e potenziare rapporti tra docenti e genitori, in un contesto di adulti sinergicamente protesi alla formazione dei giovani. Non possiamo negare che spesso la scuola é chiamata a supplire le carenze educative delle famiglie, ma dobbiamo anche affermare che altrettanto frequentemente sono i genitori a dover ricomporre i cocci procurati dalla scuola. Da qui la corresponsabilità educativa degli adulti (docenti-genitori) e una coralità di insieme, progettuale formativa.

 
04/03/2010 - Alla ricerca della luce del faro (enrico maranzana)

In lapponia esite una pluralità di parole per la neve: ognuna di esse ne esprime una caratteristica. Tale varietà nasce dalla profonda conoscenza che le popolazioni del nord hanno dell'oggetto. Stridente il contrasto con quanto avviene nel mondo della scuola: "educazione" è un termine omnicomprensivo e, conseguentemente, senza significato. L'ordinamento vigente fornisce una sommaria illuminazione del campo: l'art. 2 della legge Moratti (2003) distingue l'apprendimento dalla formazione spirituale e morale; il T.U. del 1994 fa coincidere il significato di educazione alla sua etimologia: condurre fuori. Come si vede il campo del problema non è ben definito, per cui il rapporto scuola-famiglia vive nella confusione e genera disorientamento e disillusione. E' opportuno tener presente che l'intreccio formazione/informazione è indissolubile: la formazione umana, di cui stiamo trattando, deriva innanzitutto dal rapporto persona-persona e, sul versante dell'adulto, dal suo modo di essere, dalla sua autorevolezza, dalla sua autenticità, dalla sua partecipazione emotiva alle proposte che formula, dalla sua capacità d'accettare senza pregiudizi il prossimo ...