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SCUOLA/ Se con l'autonomia, anche i genitori (ri)diventano maestri...

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Il rapporto tra scuola e famiglia – o meglio: tra insegnanti e genitori – è sempre stato un rapporto problematico: entrambe sovrane nel loro campo di intervento, quando devono misurarsi su un terreno comune non intendono cedere di un passo le loro prerogative. Questa problematicità riemerge ogni qual volta si affronta il tema della partecipazione e del coinvolgimento dei genitori nel processo educativo scolastico, nonché quando si afferma che il problema non è la partecipazione dei genitori alla comunità educativa di una scuola, ma la coniugazione del dovere-diritto di educare e di istruire i figli, dei quali i genitori sono titolari, e l’educazione svolta professionalmente dai docenti in una istituzione scolastica.

 

Il problema sembra non essere tanto nel fatto partecipativo, ma soprattutto nel come. E ciò quasi a dire: scuola e famiglia sono due entità aventi connotazioni diverse, per cui, se la famiglia vuole collaborare, bene, ma ognuno al suo posto, senza indebite interferenze. Questo porta inevitabilmente docenti ed operatori scolastici a prospettare un discorso partecipativo, un discorso coinvolgente i genitori, non tanto come un diritto, ma soltanto come una “concessione”. Come a dire: «La scuola siamo noi! La scuola è una comunità educativa organizzata, con figure, ruoli, diritti e doveri distinti: è una organizzazione di insegnamenti a cui sono affidati alunni e studenti affinché crescano culturalmente».

 

Affermazione ripresa recentemente – seppur con parole diverse – in conclusione di un intervento apparso su Il Sussidiario: «Non spetta al Consiglio di scuola organizzare il servizio educativo, bensì alla comunità tecnico-professionale dei docenti e alla leadership dei dirigenti. Alle famiglie toccano la scelta iniziale della scuola e il giudizio finale». Ecco: forse il nodo da sciogliere sta in quella “comunità educativa” che deve essere trasformata in “comunità educante”, e ciò analizzando il termine nel suo autentico significato e senza indebiti riferimenti ad impostazioni di ordine organizzativo.


Partendo dal dato costituzionale che evidenzia il dovere-diritto dei genitori ad educare e istruire i figli, obbligatoria e ineludibile appare l’urgenza di riconoscere ai genitori la loro responsabilità e quindi di applicarla in tutti i settori in cui questa responsabilità è chiamata ad essere esercitata: quindi anche nella scuola. Da qui la necessità di rapporti tra docenti e genitori: docenti e genitori hanno bisogno di superare un certo protagonismo individuale e promuovere “formazione” insieme. Va coltivata la possibilità di operare in unità insegnanti e genitori verso la realizzazione “corale” di un obiettivo condiviso.

 

 

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COMMENTI
04/03/2010 - Rapporto Genitori-Scuola (GIANCARLO TETTAMANTI)

Non credo sia necessario andare in Lapponia per fare un confronto e verificare lo stato della nostra scuola. L'alto abbandono scolastico, il livello culturale, lo stesso bullismo presente in molte delle nostre scuole, dimostrano che occorre intervenire. Come? Iniziando a capire che la cultura é un problema di essere, e non di avere. Un sapere - e quindi un apprendimento, fondato soltanto sul senso analitico delle cose - porta inevitabilmente ad una assenza di cultura. Una scuola a prevalente od esclusivo interesse cognitivo é una scuola in cui avviene una vera e propria alienazione educativa. Da qui la necessità che la scuola abbia ad affermare la propria dimensione educativa: ciò significa assumere una responsabilità educativa nei confronti di ciascun ragazzo, del suo essere persona, e, certamente,del suo essere soggetto portatore di una propria cultura, che é la cultura della famiglia. Ecco perché, a mio parere (e non solo mio), nella scuola occorre promuovere e potenziare rapporti tra docenti e genitori, in un contesto di adulti sinergicamente protesi alla formazione dei giovani. Non possiamo negare che spesso la scuola é chiamata a supplire le carenze educative delle famiglie, ma dobbiamo anche affermare che altrettanto frequentemente sono i genitori a dover ricomporre i cocci procurati dalla scuola. Da qui la corresponsabilità educativa degli adulti (docenti-genitori) e una coralità di insieme, progettuale formativa.

 
04/03/2010 - Alla ricerca della luce del faro (enrico maranzana)

In lapponia esite una pluralità di parole per la neve: ognuna di esse ne esprime una caratteristica. Tale varietà nasce dalla profonda conoscenza che le popolazioni del nord hanno dell'oggetto. Stridente il contrasto con quanto avviene nel mondo della scuola: "educazione" è un termine omnicomprensivo e, conseguentemente, senza significato. L'ordinamento vigente fornisce una sommaria illuminazione del campo: l'art. 2 della legge Moratti (2003) distingue l'apprendimento dalla formazione spirituale e morale; il T.U. del 1994 fa coincidere il significato di educazione alla sua etimologia: condurre fuori. Come si vede il campo del problema non è ben definito, per cui il rapporto scuola-famiglia vive nella confusione e genera disorientamento e disillusione. E' opportuno tener presente che l'intreccio formazione/informazione è indissolubile: la formazione umana, di cui stiamo trattando, deriva innanzitutto dal rapporto persona-persona e, sul versante dell'adulto, dal suo modo di essere, dalla sua autorevolezza, dalla sua autenticità, dalla sua partecipazione emotiva alle proposte che formula, dalla sua capacità d'accettare senza pregiudizi il prossimo ...