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SCUOLA/ Valutare il comportamento degli alunni? Significa solo usare il buon senso

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«Premiare l’eccellenza e valutare il comportamento alla stregua del rendimento scolastico». in questi principi c’è lo spirito del Decreto 99 Criteri per l'attribuzione della lode nei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e tabelle di attribuzione del credito scolastico. È il secondo intervento del Ministro per valorizzare il comportamento allo stesso modo del rendimento scolastico.


Il primo era stato quello di conteggiare il voto in condotta nella media dei voti finali e questo aiutò molto per l’ammissione all’esame di stato. Nel testo di legge si leggeva «…oltre la media M dei voti, anche l'assiduità della frequenza scolastica, l'interesse e l'impegno nella partecipazione al dialogo educativo e alle attività complementari ed integrative ed eventuali crediti formativi…».


Anche se l’attuale decreto è più restrittivo perché chiede votazioni maggiori, oggi, come allora, è evidente che non si può essere contrari a ciò che premia e riconosce lo sforzo e l’impegno degli studenti, per cui ben venga. E non è il caso di entrare in merito al sistema di attribuzione dei punteggi per accedere ai premi, a come saranno distribuiti oppure ai soggetti che offrono gli incentivi ecc…


In realtà ad un insegnante medio di fronte a questi provvedimenti nasce immediatamente la domanda: “pensando a tanti consigli di classe, a scrutini finali non abbiamo sempre premiato il comportamento alla stregua del rendimento scolastico? A parte i benefici pecuniari fino ad ora non è stato così? C’è bisogno di fare un decreto ad hoc per qualcosa che è quasi una prassi?”


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COMMENTI
05/03/2010 - Il buon senso VS professionalità (enrico maranzana)

Riformulando e contestualizzando in campo ospedaliero l'affermazione "i corsi abilitanti non li hanno preparati a ciò che effettivamente incontreranno" produce un'immagine in cui si misura la febbre, si contrastano i sintomi delle malattie ma non si ricercano le loro cause. L'origine dell'insofferenza dei giovani verso l'istituzione scuola, di cui nessuno parla, deriva anche da un insegnamento che si fonda sull'ossequio a quanto sancisce il libro di testo. Eppure sono anni che la legge cerca di orientare le scuole alla promozione di capacità e di competenze. Si considerino ad esempio i vigenti programmi degli ITC che affermano: "L'acquisizione di tali capacità deriva anche dall'abitudine ad affrontare e risolvere problemi di tipo prevalentemente gestionale, analizzati nelle loro strutture logiche fondamentali con un approccio organico ed interdisciplinare". E' sufficiente passare in rassegna alcuni POF per constatare come l'indicazione ministeriale sia totalmente disattesa. Anche i nuovi regolamenti di riordino delle superiori contengono analoghe prescrizioni: la didattica laboratoriale è posta a fondamento dell'organizzazione dei percorsi. Eppure le analisi e i confronti che si stanno svolgendo tra gli addetti ai lavori trascurano tale aspetto e si concentrano sulla spartizione delle ore di insegnamento.