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SCUOLA/ Voti, valutazione, insufficienze: parole che offuscano il problema educativo

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La valutazione del lavoro del docente è tema ricorrente: significativo il fatto che nessuno richiami i dettami della scienza contemporanea che fonda ogni procedura di controllo sulla definizione dei risultati da conseguire. I mali della scuola derivano dal fatto che tutti i cambiamenti introdotti dal legislatore negli ultimi decenni sono stati snaturati per interpretazioni fondate sull’intangibile modello di scuola d’inizio novecento. È quanto si ripete in questi giorni: l’autonomia non è intesa come “progettazione formativa, educativa e d’istruzione” [DPR 1999], ma come spartizione del tempo scuola; nessuno ha valutato le implicazioni organizzative derivanti dall’enunciazione delle finalità del servizio scolastico, espresse sotto forma di competenze generali (comportamenti che gli studenti dovranno essere in grado di esibire al termine del loro percorso).

 

Per percepire la portata della posta in gioco può essere opportuno rievocare l’introduzione della certificazione della qualità ridotta, nella scuola, a formale enunciazione di atti e procedure, secondari rispetto alla natura di un servizio scolastico concepito in attuazione delle vigenti disposizioni.

È bene ricordare che la certificazione della qualità non entra nel merito delle decisioni assunte: garantisce la fedele trasposizione del sistema di regole alle procedure decisionali.

La certificazione della qualità del servizio scolastico implica la conformità delle prestazioni fornite alle disposizioni di legge.

 

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