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SCUOLA/ L'autonomia della Gelmini? Irrealizzabile senza la gestione diretta del personale da parte delle scuole

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Quanto agli istituti professionali, possono utilizzare la quota di autonomia del 20% dei curricoli nel biennio, che può estendersi fino al 35% dell’orario di lezioni nel secondo biennio e fino al 40% nell’ultimo anno. Dunque, autonomia sì, ma dentro la rigidità invalicabile dell’organico annualmente assegnato e con il vincolo di evitare esuberi del personale.


Il vincolo di spesa funziona, in particolare, per la possibilità che viene data di «costituire dipartimenti, quali articolazioni funzionali del collegio dei docenti, per il sostegno alla progettazione formativa e alla didattica»; di «dotarsi di un comitato scientifico composto di docenti e di esperti del mondo del lavoro, delle professioni, della ricerca scientifica e tecnologica, delle università... con funzioni consultive e di proposta per l’organizzazione e l’utilizzazione degli spazi di autonomia e flessibilità»; di «organizzare, attraverso il piano dell’offerta formativa, attività ed insegnamenti facoltativi coerenti con il profilo educativo, culturale e professionale dello studente; di stipulare contratti d’opera con esperti, nei limiti delle risorse iscritte nel programma annuale di ciascuna istituzione scolastica; di disporre «di un contingente di organico... con il quale possono essere potenziati gli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti e/o attivati ulteriori insegnamenti, finalizzati al raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano dell’offerta formativa mediante la diversificazione e personalizzazione dei piani di studio».


Sorge immediata una domanda: lo scenario delineato dai Regolamenti è realistico e realizzabile? La domanda non è peregrina, solo se si pensi alla bassa percentuale di scuole che dopo più di dieci anni hanno applicato l’autonomia. Quando ci hanno provato, hanno mirato soprattutto a moltiplicare la propria offerta formativa attraverso nomi attraenti e di fantasia, con tecniche da televendita.

 

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COMMENTI
09/03/2010 - Berlnguer e l'organico funzionale (massari annalisa)

Già la riforma berlingueriana con l'avvio contemporaneo dello status di dirigenti ai presidi, l'attribuzione della personalità giuridica alle scuole e l'autonomia scolastica non poteva prescindere, per realizzare le sue dichiarate finalità educative e culturali, dalla creazione di un organico d'istituto che, nel caso di "sovrannumerari" diventava organico "funzionale" alla realizzazione del POF. Poi Berlinguer stesso lo abolì di fatto, perchè costava. Le cattedre da 14 ore e 4 a disposizione che permettevano di rimpiazzare colleghi assenti, ma anche di realizzare progetti di recupero, di Italiano Lingua 2, di valorizzazione delle eccellenze, diventarono di 18 frontali per tutti, aumentabili a 24. Col senno di poi, avendo finalmente ripristinato l'esame di riparazione dopo aver abolito quell'aberrazione giuridico-amministrativa che era il "6 rosso" (un vero falso in atto pubblico), lo Stato avrebbe risparmiato mantenendo i docenti in organico con le ore a disposizione per i progetti suddetti anzichè affidarli a costose cooperative o ai corsi di recupero obbligatori che costano, quelli sì, parecchio di più. I precari sarebbero pian piano entrati in ruolo, creando i presupposti keynesiani per il recupero dei consumi e quindi la ripartenza del "moltiplicatore". Ma se si eliminano le ore di Diritto e Economia,unici in tutta Europa, questi elementi di chi mai più saranno patrimonio?

 
08/03/2010 - riforme edulcorate (paolo franco comensoli)

condivido con l'Autore la convinzione che l'approvazione del DDL Aprea darebbe una forte spinta innovatrice al sistema scolastico. Ma il DDL passera', se passera', solo quando sara' stato "sterilizzato", cioe' deprivato dei contenuti piu' riformatori ed illuminati. Succedera' la stessa storia della riforma dei cicli: dai 12 indirizzi di Barlinguer ai 18 della Moratti ai quasi 50 della Gelmini, dopo aver ripristinato per strada il 13 anno di scuola, la scuola media, la tripartizione gerarchica licei-tecnici-professionali, i voti, espropriate le Regioni delle competenze in materia di istruzione professionale, ecc. La Riforma parte finalmente perche' sostanzialmente svuotata. Per carita', sempre meglio di niente.

 
08/03/2010 - Menar il can per l'aia (enrico maranzana)

Il DPR del 275/99 afferma che l'autonomia "si sostanzia nella progettazione di interventi di formazione, educazione, istruzione". Di questo l'articolista non parla comportandosi come un capitano di una nave che naviga senza bussola, curandosi solo del lavoro dei marinai. Posizione del tutto analoga a quello del DDL Aprea che calpesta i principi delle scienze dell'amministrazione prefigurando una scuola fondata sulla conoscenza e non sullo sviluppo integrale della persona umana. Per evitare incomprensioni: la FORMAZIONE trova la sua definizione nelle competenze generali elencate nei profili dei nuovi regolamenti [CDM febbraio 2010]; l'EDUCAZIONE è responsabilità del collegio dei docenti [TU 297/94] che individua le capacità necessarie alla conquista delle competenze generali, l'ISTRUZIONE corrisponde alla messa a punto di occasioni di apprendimento atte sia a conseguire i traguardi educativi, sia a trasmettere una corretta immagine delle diverse discipline.