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SCUOLA/ L'autonomia della Gelmini? Irrealizzabile senza la gestione diretta del personale da parte delle scuole

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La questione centrale resta quella della gestione dell’organico. Per praticare la flessibilità occorre poter variare la costituzione del proprio corpo insegnante in relazione alle materie che si decide di impartire. Il che paradossalmente potrebbe anche portare ad una diminuzione della spesa stessa.

 

E si dovrebbero usare le competenze degli insegnanti, potendo attribuire loro insegnamenti non santificati dall’abilitazione, ma la cui conoscenza sia comunque in diverso modo attestata. Finora la flessibilità era possibile, perché gli insegnanti potevano avere ore a disposizione (con cattedre 14+4, 15+3 ecc...) oppure perché si utilizzavano i minuti lasciati dalle ore ufficiali (che erano di 50 minuti) oppure perché venivano pagati con fondi di diverso tipo o provenienza...

 

Cambiare ogni anno l’organico di diritto (e non aggiustarsi sull’organico di fatto) è lo strumento reale per consentire la flessibilità, soprattutto ora che la norma prevede la possibilità di percentuali così ampie da non essere gestibili con aggiustamenti.

 

Ma ci sono ulteriori condizioni per l’esercizio della flessibilità: che la gestione tecnica di queste operazioni non venga centralizzata e che le decisioni di variare consistentemente l’organico non dipendano dal Collegio docenti, ma dall’organo di governance dell’Istituto. Un modo per diminuire gli attriti e le frizioni che la messa in atto di questo meccanismo necessariamente comporta è quello di ampliare i criteri di attribuzione degli insegnamenti al di là dei limiti tradizionali delle abilitazioni.


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COMMENTI
09/03/2010 - Berlnguer e l'organico funzionale (massari annalisa)

Già la riforma berlingueriana con l'avvio contemporaneo dello status di dirigenti ai presidi, l'attribuzione della personalità giuridica alle scuole e l'autonomia scolastica non poteva prescindere, per realizzare le sue dichiarate finalità educative e culturali, dalla creazione di un organico d'istituto che, nel caso di "sovrannumerari" diventava organico "funzionale" alla realizzazione del POF. Poi Berlinguer stesso lo abolì di fatto, perchè costava. Le cattedre da 14 ore e 4 a disposizione che permettevano di rimpiazzare colleghi assenti, ma anche di realizzare progetti di recupero, di Italiano Lingua 2, di valorizzazione delle eccellenze, diventarono di 18 frontali per tutti, aumentabili a 24. Col senno di poi, avendo finalmente ripristinato l'esame di riparazione dopo aver abolito quell'aberrazione giuridico-amministrativa che era il "6 rosso" (un vero falso in atto pubblico), lo Stato avrebbe risparmiato mantenendo i docenti in organico con le ore a disposizione per i progetti suddetti anzichè affidarli a costose cooperative o ai corsi di recupero obbligatori che costano, quelli sì, parecchio di più. I precari sarebbero pian piano entrati in ruolo, creando i presupposti keynesiani per il recupero dei consumi e quindi la ripartenza del "moltiplicatore". Ma se si eliminano le ore di Diritto e Economia,unici in tutta Europa, questi elementi di chi mai più saranno patrimonio?

 
08/03/2010 - riforme edulcorate (paolo franco comensoli)

condivido con l'Autore la convinzione che l'approvazione del DDL Aprea darebbe una forte spinta innovatrice al sistema scolastico. Ma il DDL passera', se passera', solo quando sara' stato "sterilizzato", cioe' deprivato dei contenuti piu' riformatori ed illuminati. Succedera' la stessa storia della riforma dei cicli: dai 12 indirizzi di Barlinguer ai 18 della Moratti ai quasi 50 della Gelmini, dopo aver ripristinato per strada il 13 anno di scuola, la scuola media, la tripartizione gerarchica licei-tecnici-professionali, i voti, espropriate le Regioni delle competenze in materia di istruzione professionale, ecc. La Riforma parte finalmente perche' sostanzialmente svuotata. Per carita', sempre meglio di niente.

 
08/03/2010 - Menar il can per l'aia (enrico maranzana)

Il DPR del 275/99 afferma che l'autonomia "si sostanzia nella progettazione di interventi di formazione, educazione, istruzione". Di questo l'articolista non parla comportandosi come un capitano di una nave che naviga senza bussola, curandosi solo del lavoro dei marinai. Posizione del tutto analoga a quello del DDL Aprea che calpesta i principi delle scienze dell'amministrazione prefigurando una scuola fondata sulla conoscenza e non sullo sviluppo integrale della persona umana. Per evitare incomprensioni: la FORMAZIONE trova la sua definizione nelle competenze generali elencate nei profili dei nuovi regolamenti [CDM febbraio 2010]; l'EDUCAZIONE è responsabilità del collegio dei docenti [TU 297/94] che individua le capacità necessarie alla conquista delle competenze generali, l'ISTRUZIONE corrisponde alla messa a punto di occasioni di apprendimento atte sia a conseguire i traguardi educativi, sia a trasmettere una corretta immagine delle diverse discipline.