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SCUOLA/ Sapere o saper fare? Senza competenze non si impara nulla

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Sarebbe ardito affermare che l’abbassamento dei livelli di apprendimento dei liceali – che sono poi quelli che non sanno scrivere le tesi, perché gli studenti che escono dai professionali e dai tecnici arrivano decimati alla meta della tesi - sia dovuto ad un dilagare della “pedagogia delle competenze”. Si tratta invece evidentemente di uno scadimento della impostazione esclusivamente per conoscenze, che non ha più gli strumenti sociali per essere convincente. Punto di partenza comune dovrebbe essere, per evitare la guerra fra guelfi e ghibellini, la convinzione che se, da un lato, non si danno competenze, se non in riferimento ad abilità e conoscenze, dall’altro solo l’acquisizione della competenza costituisce il vero oggetto dei processi di apprendimento.

 

Perciò da dove bisogna partire: dalle conoscenze o dalle competenze? Domanda importante, che cela un problema tutt’altro che risolto. Innanzi tutto – si è detto sopra - sarebbe utile accettare che i due capi del filo debbano ambedue essere definiti, per permettere un avanti-indietro efficace. Ma le aree disciplinari debbono essere necessariamente proposte secondo i loro statuti interni di carattere logico o addirittura cronologico oppure si potrebbe sceglierne la parti da trattare, in relazione alla loro utilità nel fondare le diverse competenze, che a questo punto costituirebbero le scelte prioritarie?

 

Sembra un’ipotesi lontana dalle storicistiche aule italiane, ma che non porterebbe necessariamente all’annichilimento delle conoscenze, anzi forse ne potrebbe costituire la palingenesi. Ricordiamo che in altri Paesi europei, come la Francia, la trattazione per problemi da sempre praticata non sembra avere abbassato il livello degli apprendimenti. In un momento in cui dilaga il discorso sui “nativi digitali” un’impostazione di questo genere sarebbe forse più vicina a modalità di apprendimento possibili. Non può costituire un ostacolo il fatto che la generazione che oggi si trova a prendere decisioni in proposito sia stata personalmente formata secondo parametri rigidamente sequenziali.

 

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COMMENTI
01/04/2010 - Sapere o saper fare? (michele maioli)

Saper imparare

 
01/04/2010 - Costruiamo insieme iniziando dal confronto (enrico maranzana)

Come non essere d'accordo con l'articolista quando sottolinea la tortuosità del cammino? E come non apprezzare la sua denuncia del tentativo in atto di piegare il significato di competenza all'immutabilità dell'esistente? Quest'ultima operazione ha caratterizzato la vita della scuola degli ultimi quarant'anni come è successo, ad esempio, per il concetto di autonomia (si veda, per ritrovare il suo significato autentico nella sezione didattica di matematicamente.it - insegnare matematica dopo il riordino). Il tentativo di banalizzare l'insegnamento per competenze rientra in questa casistica (si veda nella sezione autonomia e organizzazione di educationduepuntozero.it - competenza un termine non primitivo). Segnalo infine che su questo sito è stata descritta [23/2] un'esperienza operativa del tutto conforme alle nuove disposizioni (Il caso di Lecco - quando l'autonomia è a portata di mano).