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SCUOLA/ Sapere o saper fare? Senza competenze non si impara nulla

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Le Indicazioni proposte per i Licei proposte sembrano impegnarsi in un’embrionale delineazione di finalità formative solo in sede di definizione dei profili. Sembra mancare invece, nei testi relativi alle diverse partizioni temporali, il ponte di una definizione di competenze reali, mentre è molto frequente trovarsi di fronte un mero e discutibile - anche perché molto datato - elenco di argomenti. Va dato per scontato che la dimensione ridotta, che tutti hanno apprezzato insieme al linguaggio non iniziatico, non poteva consentire una reale applicazione dell’art 10 sopra citato. Ci si aspetta però che un impasto delle tre categorie dell’EQF faccia da punto di riferimento ad ulteriori necessari sviluppi.

 

Il lavoro da farsi per applicare davvero l’art 10 è tutt’altro che semplice, come dimostra l’esperienza di chi ha già percorso questa strada. Si licet magna componere parvis (sic), un’esperienza anticipatoria è stata quella relativa alla determinazione degli Obiettivi Specifici di Apprendimento dei percorsi triennali di Istruzione e Formazione Professionale lombardi, deliberati nell’aprile 2007. Con un significativo anticipo rispetto agli Assi Culturali all’Obbligo del Ministro Fioroni e degli attuali Regolamenti, era stato scelto come modello, all’interno del quale collocare gli esiti formativi attesi, proprio quello stesso dell’EQF, allora ancora in attesa di approvazione definitiva.

 

Oggi, dal punto di vista normativo, quegli OSA sono stati in parte superati dall’assunzione di Standard Minimi Nazionali, ma rimangono come un primo esempio metodologico. Questa elaborazione è stata effettuata in Lombardia da Gruppi di lavoro aggregati per aree disciplinari, che hanno lavorato per parecchi mesi. Un lavoro lungo e problematico, da cui trarre alcune riflessioni altrettanto problematiche sui nodi essenziali.


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COMMENTI
01/04/2010 - Sapere o saper fare? (michele maioli)

Saper imparare

 
01/04/2010 - Costruiamo insieme iniziando dal confronto (enrico maranzana)

Come non essere d'accordo con l'articolista quando sottolinea la tortuosità del cammino? E come non apprezzare la sua denuncia del tentativo in atto di piegare il significato di competenza all'immutabilità dell'esistente? Quest'ultima operazione ha caratterizzato la vita della scuola degli ultimi quarant'anni come è successo, ad esempio, per il concetto di autonomia (si veda, per ritrovare il suo significato autentico nella sezione didattica di matematicamente.it - insegnare matematica dopo il riordino). Il tentativo di banalizzare l'insegnamento per competenze rientra in questa casistica (si veda nella sezione autonomia e organizzazione di educationduepuntozero.it - competenza un termine non primitivo). Segnalo infine che su questo sito è stata descritta [23/2] un'esperienza operativa del tutto conforme alle nuove disposizioni (Il caso di Lecco - quando l'autonomia è a portata di mano).